Posts Tagged ‘Julia Roberts’

Lo sparo nel buio

giovedì, novembre 20th, 2014

Ogni volta che lo rifanno io lo riguardo. Si chiama “Erin Brockovich” ed è un film del 2000 con Julia Roberts, una madre di tre figli, single, precaria senza arte né parte che alla fine porta alla sbarra e inchioda la Pacific Gas and Electric Company, una multinazionale potentissima che ha contaminato le falde acquifere di una cittadina californiana, provocando tumori ai residenti. Ma del titolo del film mi ha sempre colpito il sottotitolo: “Erin Brockovich – Forte come la verità”. E in questi anni, quando le (e gli) Erin Brockovich di Casale Monferrato son riusciti a portare alla sbarra i responsabili delle morti per l”Eternit, ho aspettato il finale del film di Steven Soderbergh, un finale nel quale la giustizia trionfa perché è come la verità: forte.

Invece no. Noi non siamo Erin Brockovich, non lo siamo ancora. Perché il mesotelioma pleurico cova per decenni in silenzio “ma da quando si sveglia ci vogliono in media 306 giorni per morire”, dice oggi a Repubblica Nicola Pondrano, capo dei delegati sindacali Eternit.

“Il tumore è un colpo di pistola che ti colpisce al cuore 30 anni dopo essere stato sparato”. Quando l’omicida ha avuto tutto il tempo di sparire. Dopo aver sparato, indisturbato. E la verità sarà pure forte. Ma non abbastanza, evidentemente.

Fenomenologia di Pretty Woman

mercoledì, febbraio 5th, 2014

Insidiato solo dal video-anniversario di Facebook ieri sera è riandato in onda il Pretty Woman Pride. Femminazze di ogni ordine e grado annunciavano urbi et orbi la disfatta del cedimento alla venticinquesima replica della più grande illusione di massa dopo la Weight Watchers.

La qui presente, dopo mezz’ora di strenua resistenza su La7d in compagnia del capolavoro Capote con il compianto Philip Seymour Hoffman, dopo clandestini zapping su Raiuno ci si spaparanzava definitivamente in compagnia di un barattolo di Nutella da 600 grammi personalizzato (per noi sarai sempre Meripo’) del quale recentemente La giovane older mi aveva fatto omaggio.

Ora, vendittianamente, sarebbe lecito chiedersi Dimmi cos’è cos’è che batte forte forte forte forte in fondo al cuore che ci toglie il respiro e ci parla d’amore -che in quel caso era Grazie Roma- ma che in quello di Pretty davvero non si sa, perché perché perché perché ci batta (nel senso il cuore) pure alla venticinquesima volta.

Ma tant’è: lì stavamo tutti (4.163.000 spettatori), pure ieri, a farci aggrovigliare le budella (cit). Insomma, femminazze, cos’è? Il mio amico Rob dice che probabilmente è il sogno di redenzione, il Professor Pi dice che magari poesse che sia quello della carta di credito illimitata, il mio amico Andrea dice che è il sogno e basta.

Fateci sognà, dunque. Prendete l’ultima notte insieme: l’ultima che diventa la prima. Il primo bacio e la prima notte dopo la trasvolata all’Opera per “Traviata” (cit nella cit): chiunque sia stato innamorato una volta la riconosce, quella roba lì. Hai voglia a “questa donna pagata io l’ho”: se so’ già incastrati. Nel senso sentimentale.

Eppure il realismo sopravvive ancora nell’indimenticabile scambio

Lui -Tra noi cosa vorresti?
Lei -Non lo so
Lui -Per ora di più non riesco a fare
Lei -Lo so

Fateci sognà con l’amore che ti cambia. E ti aiuta. “Mi hai cambiata tu. E puoi cambiarmi ancora”. Generazioni di utentesse di sentimental blogghe potrebbero testimoniare la disfatta e la sòla di questo assunto. Eppure insistiamo: “Voglio la favola”.

Fateci sognà. Che c’è gente che ci campa, e altra che ci  resta fregata, tutta la vita con “Per ora di più non riesco a fare”. E invece qui dura dieci minuti. Finché lui arriva con la limousine bianca e la rosa sotto al terrazzino.

-Vedo lacrime

aveva inutilmente avvertito mezz’ora prima la sciamannata amica ruminando un chewingum. Noi niente. Guardiamo la rosa. Le più avvertite anche la limousine. Perché sarà che io sono mia ma alla fine vorrei essere soprattutto tua.

Fateci sognà e fateci aggrovigliare le budella. Al Maalox penseremo domani. Che, come non è riuscita a insegnarci manco Rossella, domani è un altro giorno. Ma con le stesse sòle di oggi.

Perché quando il saggio indica la fregatura noi guardiamo la rosa, qualcuna il terrazzino, quasi nessuna la limousine.