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La musica del mondo

domenica, marzo 25th, 2018

“Quando sei povero, la musica non è un lusso: è una necessità”.

È su questa certezza che ha creato orchestre di ragazzi in tutto il mondo un illuminato signore che si chiamava Josè Antonio Abreu e che è morto poco fa.

“L’effetto più tragico e miserabile della povertà –diceva– non è la mancanza di pane e di un tetto: ancor peggio è il sentimento di non essere nessuno, e la mancanza della stima degli altri».

È per questo che invece di mettere in mano ai ragazzi di strada un euro o tre pesos gli ha messo in mano arpe, pianoforti e violini insegnandogli la musica e a suonare insieme.

È per questo che l’idea che la povertà si possa combattere con la cultura oggi non è una velleità. Ma una cosa vera. Che risuona in tutto il mondo.

I fiori di Bach. Giovannisebastiano

lunedì, gennaio 20th, 2014

Senza nulla togliere a Mozart, al Requiem e alla maestosità di tutto il resto,  se sento pronunciare Claudio Abbado io continuo ad associarlo a Josè Antonio Abreu, Gustavo Dudamel e all’Orchestra Giovanile del Venezuela “Simon Bolivar”. Cioè quella cosa tramite la quale, suonando, centinaia di migliaia di ragazzi, pare un paio di milioni, sono passati dalla strada al podio. I fiori di Bach.  Quelli riportati a nuova vita da Giovanni Sebastiano.

“La musica non è un lusso: è una necessità”, dice Dudamel di quel progetto che Abbado ha fortemente voluto in Italia e che è stato tradotto in una pratica vincente con El Sistema in Venezuela e poi in tutto il mondo da un illuminato signore chiamato Josè Antonio Abreu secondo il quale “«L’effetto più tragico e miserabile della povertà non è la mancanza di pane e di un tetto, ancor peggio è il sentimento di non essere  nessuno, e la mancanza della stima degli altri».

Abbado quello di “La musica costa? Facciamone di più”.

I fiori di Bach Johann Sebastian

lunedì, ottobre 29th, 2012

Ieri sera dal tisanoreico Fabiofazio (io sto davvero invecchiando male, non riesce a farmi ridere più neanche la Littizzetto e lui lo trovo soporifero come un amante in pantofole) dunque dicevo che ieri sera a un certo punto giro sul Tre e trovo Gustavo Dudamel da Fabiofazio. Dudamel sarebbe wikipedianamente un giovanissimo direttore d’orchestra venezuelano se non fosse in realtà uno tsunami di energia e, fisicamente, un po’ il punto di incontro fra Riccardo Cocciante, Maradona e Giovanni Allevi solo per i capelli, ilcielomiperdoni ma soprattutto Dudamel specie per Allevi, però un po’ questo incrocio mi ricorda.

E nonostante le tisanoreiche domande che cosa dice a un certo punto Dudamel? Che “La cultura per i poveri non può essere povera. E’ una necessità”.

Ecco è stata una cosa che mi ha fatto poggiare persino il mio Aipadio nuovo (che, ve lo dico, produce dipendenza al pari della Nutella però dice Grace che poi passa, quella per l’Ipadio, quella della Nutella direi di no), alzare lo sguardo e avvicinarmi al televisore. Perché, ha spiegato, “la musica non è un lusso: è una necessità”. Una cosa che è stata tradotta in una pratica vincente con El Sistema e da un illuminato signore che si chiama Josè Antonio Abreu secondo il quale “«L’effetto più tragico e miserabile della povertà non è la mancanza di pane e di un tetto, ancor peggio è il sentimento di non essere  nessuno, e la mancanza della stima degli altri».

Insomma invece di mettere in mano ai bimbi e ragazzi di strada un euro o un pesos loro gli mettono in mano un violino, li portano in una classe insieme ad altri e gli insegnano la musica e a suonare insieme.

Andate, se vi capita, a sentire qualcosa dell’orchestra Simon Bolivar, anche su Youtube, e poi mi direte. Ah, tra l’altro, poi così i ragazzi trovano lavoro e rimettono in moto e in circolo, oltre alle loro vite, anche un po’ di economia e di cultura.

Io, per dire, da ieri sera ho sostituito i fiori di Bach e mi ciuccio ogni tanto un po’ di questi altri fiori di Bach quell’altro, non l’erborista, per una bella iniezione di energia. E di fiducia.