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Ovunque proteggi

mercoledì, settembre 25th, 2013

Io non lo so se veramente l’avvento di Mister Rohani sia il segnale di un cambiamento, anche di un inizio di cambiamento, di un’apertura, fosse pure uno spiffero.

E’ che mentre lo guardo parlare dal palco delle Nazioni Unite non so perché ma non riesco a pensare ad altro che a un manifesto appeso in un chiostro ad Abanyeh, Islamic Republic of Iran, nel velato viaggio con il quale vi ho già ampiamente sbomballato. E’ che aveva richiamato la mia attenzione in quanto veicolato da un ombrello, oggetto principe del mio conflitto di interesse:

"Proteggiti da sguardi indiscreti" - Foto Professor Pi

La scritta in farsi, tradottami dal nostro Iraj Shai Architect, recitava: “Proteggiti da sguardi indiscreti” ed era un invito per le donne a rispettare la legge islamica che obbliga a coprirsi il capo e a non mostrare né forme né parti del corpo. Ma non pubblicizzato come un’imposizione di legge piuttosto come qualcosa che mi veniva consigliato nel mio stesso interesse: proteggiti. Quale parola è più avvolgente di “protezione”? E quale verbo è più paterno e materno o genitore1 o genitore2 di proteggere?

Beh ecco io ho pensato che uno dei segnali del cambiamento che mi aspetto, in quello splendido Paese che oggi è guidato da Mister Rohani, senza nulla togliere alle trattative sul nucleare sia chiaro eh, sarà anche il momento nel quale le donne avranno la libertà di proteggersi o farsi proteggere come ritengono. Ovunque. Non solo dentro la chiusura ermetica di un velo.

L’occasione mi è molto gradita per dedicare loro un po’ di pioggia di parole e note senza ombrello, quelle di Vinicio Capossela:

Abu

martedì, luglio 23rd, 2013

Nei bivi più insidiosi della mia vita da qualche anno c’è anche Fiorè. L’ultimo è stato un paio di giorni fa: Via Giolitti angolo Via Mamiani, mi pare. Miki bar, di fronte al nuovo mercato Esquilino. Quartiere multietnico. Luogo ideale dove risolvere l’annosa questione
-Fiorè, dove la trovo una palandrana nera lunga maniche lunghe accollata lunga abbastanza triste?

Alle 9,30 lei aveva già esplorato tutti i banchi e dunque si presentava a problema già mezzo risolto

-Ho appuntamento con Abu

Immaginavo già sto Abu, all’incrocio iconografico fra Mazen e Khamanei, barbacanuta munito, turbantizzato e palandranato anch’esso

Senonché il nostro, di Abu, ha 12 anni. Tiene il banco delle palandrane bangladeshe-indiane-nagornokarabake al mercato ed era lì da solo, né un genitore o un custode ravvisabile in giro. Aveva già spulciato l’unica possibile taglia, corredata di un verde jjhab. Con sapienza, pazienza e professionalità ha provveduto anche alla vestizione della qui presente, compreso il tutorial di avvolgimento jjhab che effettuava sulla sua testolina invitandomi a fare altrettanto.

Fiorè, contemporanemente, lo interrogava su compiti, scuola, stai imparando l’italiano, dov’è mamma (Fiorè è una sentimental-tosta, crede nella scuola e nell’educazione che duri tutta la vita come unica chance di crescita anche economica per il genere umano, non vi dico altro). Ricontemporamente Abu assisteva ai miei modi impacciati e all’incredulo imbarazzo sottotitolato mattugguardachemitoccafare.

E’ stato allora che, con grande discrezione e sapienza dodicennale, mi ha bisbigliato:

-Se tu espone ed offre tante cose, cose non tanto valgono. Se tu nasconde cose o se tu offre poche cose, cose diventano molto preziose.

Tenere il punto

giovedì, luglio 18th, 2013

-Meripo’ quando parti per Londra?
-Chià, eeehhhhh no, non ci vado più
-E dove vai?
-In Iran
-Eh?
-I-N-I-RA-N
– Meripo’ scusa e “Ah basta eh, io quest’anno Londra. Si,Meri Pop a Londra alla ricerca delle sue origini, Londra, il Royal baby, Harrod’s, Victoria’s Secret”????
-Ecco veramente io quest’anno Teheran, Isfahan, jihab, palandrana, mutandoni
-Ah
-Eh
-Cheers Meripo’
-Salam Chià