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Pollo alla salsa di melograno

domenica, settembre 1st, 2013

In seguito a una nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai già alla nona puntata dei Giorni dell’Iran e io sto ancora a cinque, eccheè, stai andà troppo in fretta

ho ritenuto opportuno fermarmi un po’ con il programma per darvi la possibilità  di rimettervi in paro (sia chiaro che domani si ricomincia e interrogo, vedete di regolarvi). Quanto però all’altra speculare e altrettanto nutrita serie di vive e vibranti proteste perché

-Meripo’, ma come stai ancora ferma alla nona puntata, so’ tre giorni, daje un po’

è con viva e vibrante ma soprattutto nutrita soddisfazione che vado dunque a proporvi una ricettina persiana facile facile che giusto oggi a pranzo mi ha cucinato il Professor Pi in quel del Granducato. Trattasi dei

Petti di pollo alla salsa di melograno, rivisitazione di un kebab di agnello in salsa di melograno addentato chissàddove.

Per 4 persone
2 petti di pollo tagliati a fette (-Meripo’ tagliati per il lungo per farne 4, vi capite solo voi)
Maizena q.b.
sale q.b.
olio e butto q.b.

Infarinate nella maizena le fette di petto di pollo. Mettete a scaldare in una padella un po’ di olio e burro. Rosolate le fettine. Salate e togliete dal fuoco.

A questo punto
1)Fatevi invitare ad entrare in Iran, se ci riuscite
2)Recatevi all’aeroporto con il numero di passaporto sbagliato
3) Fatevi comunque ammettere nell’Islamic Republic of Iran
4)Una volta sbarcati dopo 24 ore di viaggio, quando c’è un diretto Roma Teheran che ce ne mette 4, fatevi un trekking con impettata di sole alle ore 13
5) Cercate come potete di sopravvivere ai successivi sette giorni al caldo, al chador, al velo, all’autista, al bus, al ramadan, alle salite (è l’unico Paese al mondo in cui si sale soltantro, ma come caspita è)
6) Mentre vi trovate nel nord dell’Iran nel quale vi assicuro vi troverete solo voi, e mentre l’autista si sta perdendo per l’ennesima volta sulla statale Rasht-Qazvin, che per certificazione della Lonely Planet “è una spaventosa trappola mortale con qualche cosa di interessante da vedere qua e là” (e no, belli miei, non lo venite a chiedere a me perché uno parta dall’Italia per immettersi in un posto simile) dicevo mentre siete geolocalizzati sulla trappola, auguratevi che a Rita scappi la pipì in modo tale che Nasser sia costretto a fermarsi a Rudbar, nota per le specialità di “olive e aglio sottaceto”. A quel punto, mentre Rita espleta, voi fatevi trascinare dal Professor Pi dentro a questo negozietto

Venditore di salsedimelograno a Rudbar - Foto Professor Pi

e avvistate fuori un bidone che conteneva olii esausti, anche voi sarete esaustii, e assaggiatene le olive ivi contenute. Che dite? Che sono fosforescenti? Embeh segnalatelo all’Aiea.org, l’agenzia Onu sull’energia atomica, tanto al Professor Pi è inutile, dirà che

-Meripo’, boòne, non senti anche un retrogusto di aglio?

Dicevo è a sto punto che voi avvisterete nel negozio anche un abominevole altro contenitore in cui sta ammappazzata della roba ultravioletta la quale attirerà subito lo sguardo e le bramosie del Professor Pi il quale prima l’assaggerà immergendo un dito nella guazza e portandoselo voluttuosamente a contatto con le papille gustative, poi s’illuminerà d’intenso (per l’ultravioletto, immagino) e ne chiederà una chilata da riportarsi in Italia. L’uomo gliene mestolerà una cofana specificando che

-Anche se avete altri 20 giorni di viaggio a 40 gradi questa resiste.

Ed è così che, dopo che nel 1905 lo scienziato Albert Einstein intuì la possibilità di ricavare energia dal nucleo dell’atomo, così nel 2013 lo scienziato Professor Pi intuì la possibilità di arricchire della iraniana sostanza non l’uranio ma i nostrani petti di pollo.

Bene, a questo punto riprendete i petti di pollo, spalmateci sopra l’ultravioletta salsa di melograno

Iranian Salsadimelograno - Foto Meri Pop

che effettivamente pare aver resistito a tutto, impiattate e servite.

Così in una calda giornata di primo settembre in quel di Sesto Fiorentino, Culinaric Republic of Italy

Il punto G

lunedì, agosto 19th, 2013

27 luglio – Aeroporto di Fiumicino

E’ alle 13,05, avendo appena esperito le formalità di conoscenza tra i quattro partenti da Roma ed essendoci appena messi in fila per il check in, che suona, per meglio dire squilla, il primo allarme di tipo Defkon 2

-A Milano non ci fanno imbarcare, dicono che serve il visto

-Ma guardate che il visto lo prendiamo in entrata

-Si ma loro vogliono assolutamente vedere almeno la lettera di invito

Chiariamoci dunque subito: in Iran non si va. Si viene invitati ad entrare. Dopo aver implorato di essere invitati. Rintracciato l’invito e dopo opportuni scambi di fax è alle 13,15 che scatta, a Roma, il secondo allarme di tipo nucleare globale:

-Signora Meripo’ sono sbagliati i dati del suo passaporto

Io questo vi voglio dunque in sostanza dire: state seguendo, da anni, le gesta di una demente. La qui presente, per meglio dire la parte della qui presente che aveva solennemente deciso di andare a Londra, ha tentato fino all’ultimo di prevalere sulla deriva islamica e dunque ha trascritto una C anziché una G.

Dal che si evince che:

1) la differenza fra il restare a terra e il decollo può essere racchiusa anche in 2 millimetri (e ciò valga anche per le vicende della vita)

2) tutti i casini possibili vengono generati nell’Universo per colpa del punto G

Quanto alle concitate fasi del Fiumicino Affair non vi sto neanche a dire di come il professor Pi, certamente dentro di sé scatenando tutto il repertorio di toscani irriferibili epiteti ma formalmente mantenendo un inglese aplomb, iniziasse una spola continua fra il banco della Emirates, l’omino degli imbarchi, la hostess -soprattutto-, e l’Iranian immigration telefonicamente allertata a Teheran. Perché era del tutto evidente che avendo invitato la signorina C mai e poi mai avrebbero fatto entrare la signorina G.

E beh dico anche questo: non si apprezza mai tanto ciò che si possiede come quando lo si sta per perdere.

L’omino allo sportello iniziava a imbarcare il professor Pi e le altre due pazienti e rassegnate compagne di viaggio ma anche tutto l’Airbus da 800 posti mentre io, nel cantuccio “aspetti un po’ lì”, già cercavo le parole per compulsare il post più breve della carriera viaggiante: i 30 km della Roma-Fiumicino e ritorno.

Imbarcati ormai tutti e rimasti soli lo zaino ed io, chiusi anche gli sportelli, il professor Pi strenuamente continuava a spargere ottimismo:

-Al limite parti domani da sola e veniamo a raccattarti da qualche parte a Teheran

Operazione, lo capite da voi, assolutamente non alla portata di una che non riesce a trascrivere correttamente manco una consonante e sei numeri a fila.

Ed è stato mentre si iniziavano anche a spegnere le luci dei gabbiotti che, come una visione, sono apparsi dalla fine del corridoio la corposa mole del professor Pi affiancata da quella di un pigmeo urlante

-Il caposcalo e l’immigration hanno detto che la potete imbarcare

Tipo: è scema ma non pericolosa.

Riaperto il Gate e lanciato lo zaino sul rullo iniziava dunque la seconda parte di Giochi senza frontiere: arrivare in tempo all’imbarco prevalendo sulle chilometriche file di un ordinario sabato di fine luglio a Fiumicino. Ma siccome a là è grande e aqquà non siamo da meno, si arrivava in scioltezza tutti e quattro, anche di caldo, pronti per essere catapultati sul Roma-Dubai.

Io, che ve lo dico a fare, già non ne potevo più. Andavo ovviamente a ricoprire l’ultimo posto dell’ultima fila, sostanzialmente nel cesso, in mezzo a una marea di nippo-giappo-thai che non andrebbero augurati, insieme ai traslochi, neanche al peggior nemico. Il Centro di Disturbo 1 (quella alla mia destra) passava tutte e cinque e mezza le ore a fare su e giù poltrona-vano bagagli per implementare di orride schifezze alimentari una busta di plastica che teneva in front of the piedi. Mai visto in natura elementi così ripugnanti per odore, forma e colore. Naturalmente, appena arrivato il vassoio della cena, iniziava a ispezionare Lamb e riso thai come fossero un sito nucleare per decidere che No, non andava bene. Rifiutato anche il chicken ripiegava sul Lamb ma riversandone copiosamente sopra salsine e abominevoli polveri sottili estratte dalla busta. Per poi lasciare quasi tutto intatto ma olezzosamente sparso ovunque. Naturalmente agitandosi e sgomitandomi, insieme al Centro di Disturbo 2 (quella alla mia sinistra) soprattutto in coinidenza della tazza del tè e del contenitore bollente.

Avendo, di certo, già una segnalazione in tutte le Interpol e Immigration del pianeta per manifesta inabilità a qualsivoglia elementare operazione decidevo di astenermi da atti di incontrollabile violenza.

Incontratici dunque a Dubai con il resto del gruppo, tipo “Ci si vede a Trastevere davanti al cinema Reale” ci sciroppavamo un altro par d’ore di Dubai-Teheran con arrivo alle ore 3,30 del mattino dopo. Al momento di scendere tutta la popolazione femminile occidentale estraeva veli, palandrane, mantellone e scialletti e se ne, persianamente, ammantava.

Come dite?? Che esiste un Roma-Teheran diretto che dura tipo solo quattro ore e mezza? Ah ma allora lo fate apposta.

Mbeh che ci avete fretta? Io ormai non posso rilasciare dichiarazione alcuna se non in presenza del Console e della badante. Quindi, cari miei, su sta storia che perché abbiamo viaggiato 24 ore quando ne bastavano 4 non mi avrete. Mai.

L'efficiente equipaggio Emirates, soprattutto le hostess, che ha consentito al Professor Pi l'impervia soluzione

Se mi lasci con Vale

giovedì, luglio 25th, 2013

Le dieci regole della valigiasullettoquelladiunlungoviaggio:

1) Uno zaino, per quanto capiente, non potrà mai contenere tutto il materiale antiansia che convenzionalmente definiamo “cose di stretta necessità”

2) Il concetto di stretta necessità è larghissimo e tende ad allargarsi ulteriormente con il restringimento dei giorni che separano dalla partenza

3) La sindrome da tartaruga, femminile, dunque non relativa agli addominali ma all’imprescindibilità di trascinarsi casa propria ovunque, si acuisce in coincidenza dei saldi

4) Qualsiasi tentativo di ridurre in un abitacolo di cm 85x59x35 la propria quotidiana lotta per la sopravvivenza è destinato a fallire

5) Ogni volta che una donna esclude un oggetto dalla lista “cose di stretta necessità” lasciandolo a casa esso si rivelerà determinante per la sopravvivenza qualsiasi sia il luogo di destinazione, foss’anche il piumone per Cuba

6) Se qualcosa può occupare spazio lo farà

7) Appena si opta per lo svuotamento della valigia già fatta, ricomponendola con metà delle cose, improvvisamente ricorderete di aver dimenticato in origine l’altra metà della lista di origine

8 Ogni auspicio teso a sperare che comunque magari un santantonio in viaggio potrà aiutarti a trascinarla si rivelerà deludente su entrambi i fronti (nel senso che ormai non funziona più neanche la tecnica di rimorchio compassionevole)

9) Quando avrete realizzato che l’elenco contenente “carta igienica, posate, bicchiere” (pur avendovi lui assicurato che stavolta ci saranno fior di alberghi) avrebbe dovuto insospettirvi, sarà già troppo tardi. Quindi metteteli nel caspita di zaino e la prossima volta regolatevi diversamente ma al momento della prenotazione, non della valigia.

10) Infine a tutte quelle che “Essere lasciate alla vigilia delle vacanze è una cosa disumana” (abbiamo un paio di casi ancora aperti mentre mi appresto la valigia a chiudere) faccio presente che l’unica cosa disumana è il bagaglio che preparerete quando farete l’unica cosa veramente azzeccata della vostra vita: partire subito dopo il suo annuncio. Quindi invece di stare attaccate a quel caspita di telefonino in attesa che squilli o allo Xanax in attesa che faccia effetto, attaccatevi all’onlàin e scegliete un posto dove andare. Dopo avercelo mandato. Perché non è che “Se mi lasci non vale”, è che “Se mi lasci con Vale” io poi magari una buona idea sono costretta a realizzarla. Credetemi: di solito le cose migliori si producono in stato di disperazione o di furibondità.

Tutto ciò premesso allora io vado. E non vi ci mando. La grande bellezza vi aspetta. Ovunque.

Abu

martedì, luglio 23rd, 2013

Nei bivi più insidiosi della mia vita da qualche anno c’è anche Fiorè. L’ultimo è stato un paio di giorni fa: Via Giolitti angolo Via Mamiani, mi pare. Miki bar, di fronte al nuovo mercato Esquilino. Quartiere multietnico. Luogo ideale dove risolvere l’annosa questione
-Fiorè, dove la trovo una palandrana nera lunga maniche lunghe accollata lunga abbastanza triste?

Alle 9,30 lei aveva già esplorato tutti i banchi e dunque si presentava a problema già mezzo risolto

-Ho appuntamento con Abu

Immaginavo già sto Abu, all’incrocio iconografico fra Mazen e Khamanei, barbacanuta munito, turbantizzato e palandranato anch’esso

Senonché il nostro, di Abu, ha 12 anni. Tiene il banco delle palandrane bangladeshe-indiane-nagornokarabake al mercato ed era lì da solo, né un genitore o un custode ravvisabile in giro. Aveva già spulciato l’unica possibile taglia, corredata di un verde jjhab. Con sapienza, pazienza e professionalità ha provveduto anche alla vestizione della qui presente, compreso il tutorial di avvolgimento jjhab che effettuava sulla sua testolina invitandomi a fare altrettanto.

Fiorè, contemporanemente, lo interrogava su compiti, scuola, stai imparando l’italiano, dov’è mamma (Fiorè è una sentimental-tosta, crede nella scuola e nell’educazione che duri tutta la vita come unica chance di crescita anche economica per il genere umano, non vi dico altro). Ricontemporamente Abu assisteva ai miei modi impacciati e all’incredulo imbarazzo sottotitolato mattugguardachemitoccafare.

E’ stato allora che, con grande discrezione e sapienza dodicennale, mi ha bisbigliato:

-Se tu espone ed offre tante cose, cose non tanto valgono. Se tu nasconde cose o se tu offre poche cose, cose diventano molto preziose.

I giorni dell’Iran

martedì, luglio 16th, 2013

Il professor Pi è quel Monopoli geografico sentimentale sul quale parti dal Via dicendo
-Basta, io quest’anno voglio andare a Londra che nasce pure il royal baby
e arrivi cliccando Prenota sul tasto Iran.

Al netto delle sue rassicurazioni standard
-pensa-non-andiamo-neanche-in-tenda-ma-negli-alberghetti (dove è chiaro che la prima sòla sta in quel diminutivo)
-Meripo’-guarda-che-andiamo-nell’antica-Persia-a-conoscere-finalmente-la-patria-dei-Medi-te-li-ricordi-sul-sussidiario-i-Medi

c’è che ieri ha mandato due cartelle -ripeto DUE cartelle- di “abbigliamento e norme di comportamento” tra le quali spiccano le seguenti istruzioni:

Per le donne:
Sono consentiti i sandali (anche se difficilmente vedrete una donna locale con i piedi nudi);
le caviglie devono essere coperte con pantaloni o gonne lunghe fino ai piedi (non vanno bene le gonne fino a metà polpaccio o spacchi);
il sedere deve essere coperto da camicie o maglie larghe (non vanno bene le maglie corte alla vita);
le forme non devono essere messe in evidenza
no alle maniche corte ma sono tollerate le maniche a tre quarti (sotto il gomito);
no a maglie scollate;
i capelli e il collo non devono essere troppo scoperti (è tollerato il foulard o la sciarpa che non copre i capelli davanti ma se arrotolate il foulard a mò di turbante questo deve coprire i capelli).
E’ consigliabile tenere il “velo” anche sul pulmino a meno che questo non abbia i vetri oscurati o non si tengano le tendine tirate perché  i guardiani della moralità potrebbero fermare il bus infliggendo multe.
Evitare gli indumenti troppo vistosi e un trucco troppo pesante
Anche in autobus, uomini e donne NON possono stare accanto, ma in sedili separati.
Cose da rimpiangere i tempi nei quali mi scriveva che dovevo portare la tenda, il sacco a pelo e la carta igienica.
E poi volevo dire un’altra cosa: Boldrì, leggi st’elenco e poi mi dici se è proprio Miss Italia la mortificazione delle donne
P.S.
driiiiiiiiinnnnn
-Si professor Pi??
-Meripo’ la carta igienica la devi portare pure in Iran