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Anche io

domenica, dicembre 1st, 2013

Sapete quando il libro è pronto per voi e voi no? Il lascia-e-prendi sembra una partita a scacchi nella quale ci si studia reciprocamente. Poi a un certo punto, dopo le schermaglie, si fa la mossa. E si inizia a sfogliarlo. Chi dall’inizio, chi dalla fine, chi dal mezzo, chi dalla foto dell’autore. E’ stato da pagina nonmiricordo che io ho iniziato a fremere per Angela. Angela emigrata in Somalia con suo marito Teo, colono razzista. E tanto sente ostile lui quella terra quanto ne viene conquistata lei. Ed è proprio in quella terra sconosciuta che lei imparerà a conoscersi davvero e a non riconoscere più l’uomo che la affianca da sempre nella vita. Forse perché a volte, per vedere davvero ciò che abbiamo dentro e accanto, occorre allontanarsene.

Al punto che sul finale, quando Teo, stremato, le chiede
-Chi sei tu?
lei risponda
-Io sono l’Africa

E’ questa fine che dà il senso e il titolo al libro: “Io ero l’Africa”. Lo ha scritto Roberta Lepri che, lo dico a scanso di equivoci, conosco in modalità 2.0, nel senso che ci incontriamo sul socialcoso. E leggere il libro di una persona che si stima per l’idea che te ne puoi fare tra uno status di Zuckercoso, una battuta, un pensiero più profondo, è più complesso che leggere quello di un perfetto sconosciuto. Io, lo confesso, appena l’ho iniziato mi son detta
-Meripo’ speriamo bene.

E si. Si. Sarà perché anche a me l’Africa ha in qualche modo cambiato, se non la vita, almeno il modo di osservarla, ancora di più ci si avvicina con prudenza a chi ce la racconti. Ma più scorrevano le pagine e più l’ansia di Angela diventava la mia e i profumi, i colori, la paura, la diffidenza e lo stupore, piano piano tutto tornava su e avvolgeva. Che è curioso sentirsi nuovamente nella savana se ti trovi nel traffico della Salaria. Ma così è successo.

Angela che ricostruisce la sua Africa degli anni Cinquanta raccontandola alla nipotina Bianca (e qui confesso che non so perché, forse per questi nomi chiari e luminosi, ma continuava a venirmi in mente la saga di Blanca, Clara, Alba de La casa degli spiriti).

Angela che parte cercando l’Africa e torna avendo trovato se stessa. E in qualche modo Roberta Lepri accompagna anche l’Angela che è in ciascuno di noi a farlo: avere il coraggio di andare a cercare. Perché alla fine, quando chiudi l’ultima pagina e la senti dire “Io sono l’Africa”, proprio questo ti viene da dire: “Anche io”.

Roberta Lepri
Io ero l’Africa
Avagliano Editore