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Invito a cena con delitto

giovedì, agosto 22nd, 2013

29 luglio – Zanjan

Ma era la sera a riservarci, in quel di Zanjan, quel quarto d’ora di celebrità che, come profetizzava Andy Wharol, prima o poi nella vita non si nega a nessuno.

Accade dunque che, arrivati in albergo con il bus e con peripezie che ci vorrebbe un tomo a parte per tentare di spiegarle, poco prima di cena Iraj Shaih, Architect, ci metteva a parte di una notizia terribile:

-Signori, è stata uccisa una personalità religiosa di primo piano, importantissima, pugnalato mentre pregava. La città è in lutto e fra poco migliaia di persone affluiranno nella Moschea.

Già vedevo la Farnesina doversi attivare per tentare il rimpatrio forzato di sti 15 in ostaggio di un’insurrezione sciita e mi stavo mettendo le mani nei veli (che i capelli li avevamo tutte persi di vista dalla scaletta del Dubai-Teheran) quando, affranta, chiedevo:

-Iraj, ma quando è successo??

E lui -Millequattrocento anni fa

Il che, sia chiaro, non toglie nulla alla gravità e alla drammaticità dei fatti in oggetto ma diciamo che quantomeno ne allontanava un po’ la comprensibile reazione a caldo. Tra le manifestazioni celebrative previste Iraj ci consigliava di assistere alla processione dei flagellanti che si sarebbe svolta alle 23 proprio sotto al nostro albergo. Vedi poi tu a volte la fortuna eh. Spettacolo cruento, specificava, adatto a un pubblico adulto, soprattutto raccomandandosi di fare attenzione agli schizzi di sangue. Che Tarantino, Quentin, sia chiaro, non s’è inventato niente.

Alle 23 non solo non essendosi visto nulla ma neanche un accenno di preparativi del nulla si decideva che se Maometto non andava alla montagna si sarebbe mossa la montagna per stanarlo. Ci mettevamo dunque in cerca di flagellanti mischiandoci al brulichio delle moltitudini di uomini e donne completamente vestiti di nero, stavolta anche gli uomini, che sbucavano da ogni dove.

Si scopriva nel frattempo che al normale divieto di fotografare si aggiungeva l’aggravante “mai comunque un uomo fotografi una donna”.

Da ore, comunque, dall’arrivo in città con visita alla Moschea, alle madrasse e al profumatissimo bazar, appariva del tutto evidente che, essendo gli unici stranieri presenti, l’attrazione del giorno stavamo diventando noi. Al punto che, a mezzanotte e mezza, una volta individuata finalmente la processione dei “battenti”, uomini incolonnati in fila con la mano sulla spalla del precedente e l’altra a battersi ritmicamente coscia e petto, autodandosi delle pezze fortissime e contestualmente intonando dei lamenti in onore del martire Alì (dei flagellanti non s’è comunque vista traccia, sapendo che eravamo italiani devono aver ritenuto che ci eravamo flagellati abbastanza in Patria) dicevo è stato a quel punto che una tv iraniana si avvicinava al Professor Pi chiedendogli un’intervista.

Manifestazione sciita a Zanjan - Foto Professor Pi

Iraj Shaih, Architect, si trasformava immantinente tipo Toni Capuozzo e, traducendo e reggendo microfoni, rafficava domande piene di pathos quali
-Ma che caspita ci fate voi qua?
-Come siete finiti in questa manifestazione?

mentre con altrettanta accorata partecipazione sentivo proferire dal Professor Pi parole di pace, bene, rispetto e conoscenza fra popoli. Sostanzialmente mancava solo che concludesse “Stasera, rientrando nelle vostre case, date una carezza ai vostri bambini e ditegli che gliela manda il Professor Pi da Sesto Fiorentino”.

Credo che in realtà avesse anche in animo di dirlo ma forse, per evitare pericoli di inviare freudiane sberle agli iraniani ragazzini, si era prudentemente astenuto.

Il giornalista e l’operatore, già dopo la prima risposta, chiedevano a tutte noi componente italica velata, di fargli una sorta di coreografica corona ancellare d’intorno, cosa alla quale non ci sottraevamo in segno di pace fra i viaggiatori.

Ed è così che su Zanjan Channel è probabile che in questi giorni qualche iraniana utentessa dell’italico blogghe stia sobbalzando all’ora del tiggì esclamando:

-Aò, ma quella non è Meripo’?

Ciò che mi sento infine di aggiungere è che chiunque partecipasse alla sciita imponente manifestazione veniva a salutarci ed ossequiarci. E un giovin signore, dal giovin baffo, a un certo punto mi ha presa in disparte dicendo

-Madame, posso presentarle mia moglie?

Il mio sconcerto, nello stringere fra complici inchini di donne quella bianca manina che sola emergeva scoperta sotto tutto un bardamento nero, è stato accompagnato dal pensiero che -mi piace sognarlo- anche lei ha avuto da voi il passaparola e sia una nostra affezionata e puntuale supercalifragilina. E il giorno dopo, andando al tè con le amiche, dopo aver preso un bus per il quale si fanno file separate uomini-donne e si hanno posti diversi assegnati a bordo e cioè uomini tutti avanti e donne tutte dietro, e beh magari lei abbia detto

-Oh ragazze, ieri ho conosciuto la Meri e il Professor Pi e altri emissari controrivoluzionari

Ovemai vi giungesse quindi notizia che intanto a Zanjan, Islamic Republic of Iran, ora sono le donne a viaggiare davanti e gli uomini dietro, sapete con chi prendervela: con voi, savasandìr.

Quando cade l’acrobata entrano i clown

lunedì, maggio 17th, 2010

E’ lunedì. Afghanistan. Thailandia. Di nuovo Afghanistan. Ed è ancora mezzogiorno. Poi:

APPALTI: SCAJOLA, NON CONDIVIDO INTERVISTA MIA MOGLIE = UNICHE DICHIARAZIONI DA ME E MIO LEGALE
Roma, 17 mag. (Adnkronos) – “In relazione all’articolo apparso oggi su ‘La Repubblica’ e riportante un’intervista asseritamente resa da mia moglie, preciso di non condividerne il contenuto. In particolare, non è assolutamente conforme al vero la circostanza che io abbia deciso di non presentarmi dinanzi ai Pubblici ministeri di Perugia per non ‘creare problemi ai veri colpevoli’ o a ‘persone molto piu’ coinvolte di mè”. Lo afferma in una nota Claudio Scajola.

“Preciso, inoltre, che le uniche persone titolate a rilasciare dichiarazioni in merito alla nota vicenda -aggiunge- siamo io e il mio legale, avvocato Giorgio Perroni. Prego, pertanto, la stampa di non cercare di ottenere dichiarazioni dai miei familiari, i quali stanno vivendo un momento di comprensibile difficoltá di cui si deve avere rispetto”.

Non so. Ma se dovessi acclarare che una mia intervista fosse stata fatta da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l’interesse ecco allora forse sarebbe proprio il caso di dire  che quando cade l’acrobata entrano i clown.