Posts Tagged ‘I Giusti’

L’Albina di un giorno nuovo

giovedì, luglio 7th, 2016

Stai lì basita davanti al tg nella giornata in cui quella parte di noi, poca o tanta che sia, chiamata umanità è stata azzoppata. Cerchi invano un appiglio, un gancio non dico in mezzo al cielo ma almeno in mezzo al telegiornale. Niente. Finché a un certo punto, al tg2 delle 13, compare Albina. Albina Molinari, contadina del canavese, 76 anni.

Albina è una sorta di mondina matrimoniale: armata di scopa e paletta, si palesa sul sagrato ogni volta che finisce un matrimonio, nel senso non in tribunale ma in Chiesa e raccoglie tutto il riso augurale per riciclarlo a galline e affini.

-In un giorno, con tre matrimoni, faccio anche cinque chili

dice mentre continua a spazzare incurante della telecamera. Asciutta, impettita, viso disegnato dalle rughe e dal sole.

Ad ogni matrimonio Albina c’è. Ora la invitano anche alla funzione. Poi, mentre gli altri si stropicciano gli sposi, lei tira fuori scopa e paletta.

Albina Molinari. Che ci restituisce per un attimo quell’angolo di fiducia. Albina. Che non sfigurerebbe ne I giusti di Borges:

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

 Albina

La Passione secondo Alemanno

venerdì, aprile 26th, 2013

Succede nella patria del Belcanto e nella Capitale d’Italia e anche un po’ del barocco, Capitale ahimè sempre più di declino ostello e un po’ bordello, che un solerte pizzardone appostato in anfratto di artistica fontana, abbia eroicamente assicurato alla giustizia amministrativa l’incivile atto del violoncellista diplomato che suonava Bach in strada con cinque minuti di anticipo sulla solerte ordinanza che disciplina il sol maggiore nonché quello dell’avvenire.

La storia ce la racconta oggi Daniela Amenta sull’Unità a pagina 13 (non ho il link. Si ora ce l’ho: eccolo qua). Fabio Cavaggion è un quarantenne maestro diplomato al musical Conservatorio. Son tempi nei quali un diploma di tal fatta difficilmente può aiutare a sbarcare il lunario. E il maestro Cavaggion ha ripiegato sulla strada. “Sono appena tornato dal Portogallo -racconta sul quotidiano- ho bussato alle porte di tante orchestre, ho provato anche a Santa Cecilia. Ma non c’è niente da fare”.

Il maestro allieta dunque dove può. Educa le nostre orecchie, ingentilisce il nostro cuore e per quanto di sua competenza, e probabilmente a sua insaputa, sta contribuendo a salvare il mondo come I Giusti di Borges.

Per lui non ci sarebbe ricompensa. Dovremmo solo dargli una medaglia al valor civile. In compenso c’è una multa e non è neanche la prima. Pare che il pubblico abbia rumoreggiato e preso le sue difese davanti al pizzardone. Ma niente.

Ora, sindaco Alemanno, ascolti se non Cavaggion almeno un consiglio: faccia questo bel gesto. Esca da questi cinque anni di dolore ostello e bordello da statista: ci vada lei da Cavaggion. E lo inviti a suonare sulla Piazza del Campidoglio. Tipo come fece Rostropovich sotto al muro di Berlino. Che sempre di cadute rovinose parliamo.

Grazie


E già che ci siamo ascolti anche questa: