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Le imprevedibili forme del progresso

giovedì, agosto 28th, 2014

In linea di massima sono due gli elettrodomestici che hanno segnato il reale cambiamento nella qualità della vita delle donne: la lavatrice e il vibratore. Entrambi funzionano ad elettricità. Ed entrambi sono stati pensati per alleviare fardelli presenti nella vita delle donne. Il primo più specificatamente quelli derivanti dai tessuti tessili il secondo quelli dai tessuti nervosi. In entrambi i casi il risultato è il raggiungimento di un piacere. Il piacere di star meglio. Con il minor dispendio di energie possibili.

Dunque la lavatrice e il vibratore. Ci pensavo poco fa rivedendo Hysteria, il film sull’invenzione del vibratore, nato all’inizio come cura anti isteria. Dove per isteria -dal greco Hysteron, utero- si intendeva una sorta di degenerazione cui erano soggette le donne preda di attacchi nevrotici. Diagnosi che si si “curava” con l’isterectomia.

La diagnosi di questa “isteria”, con la relativa “cura”, fu abbandonata nel 1952. Ripeto: nel 1952. C’è poco da sobbalzare, visto che noi in Italia avevamo ottenuto il diritto di voto alle donne da appena sei anni. Dicevamo della lavatrice e del vibratore. In entrambi i casi, appurato che si è in grado di lavare panni anche a mano e di ricevere piacere anche con un partner, possiamo forse dire che la rivoluzione sta nell’aver reso entrambe le funzioni -lavare con poca fatica e provare piacere con sicuro successo- una scelta. In entrambi i casi esistono alternative: lavare a mano e avere il privilegio di un partner amorevole. Ma non sono più condizioni in assenza delle quali ci si condanna all’infelicità.

Ecco, credo si chiami progresso. Aumentare le possibilità e lasciare libertà di scelta. E a volte, come è evidente in questi due casi, il progresso prende forme assolutamente impensabili per farsi strada. Dunque, mie care, godiamo. Godiamoci il progresso.

Il piacere di leggere

giovedì, agosto 7th, 2014

Storia di lei, la bella che cade addormentata poco più che bambina (che l’adolescenza è un concetto di recente conquista) appena le propongono un matrimonio combinato. Lei, Lisario Morales, muta d’accento (dopo un’operazione maldestra alla gola) ma non di pensier chè anzi ha segretamente imparato a scrivere e di nascosto compulsa lettere alla Signora Santissima della Corona delle Sette Spine Immacolata Assunta e Semprevergine Maria. E storia in sottotono di lui, Avicente Iguelmano, medico cialtrone che tenta la riabilitazione della vita al capezzale di lei.

Tutto intorno è Napoli nel Seicento. Dal barocco a Masaniello a Caravaggio. Ai vicoli bui, alle latrine, alle puzze, agli effluvi, alle pennellate di colore, agli incendi, ai tagliagole, alle puttane, un po’ Don Quijote un po’ La muta di Tommaso Landolfi, un po’ “Il profumo” di Suskind, un po’ “Hysteria“.

Ed ecco lo scandalo supremo da evitare: che una donna scriva. E’ Napoli ma è anche Roma e l’Alsazia e tutto il globo, che tutto il mondo è paese su questa storia di ricerca. La scoperta del rovello primo e sostanzialmente unico che  aggroviglia e spesso inghippa la mente, e non solo quella, dell’uomo: il mistero del piacere femminile. Ed eccolo l’altro primario scandalo: “in un libretto un pagano sosteneva che la donna provasse piacere in misure che l’uomo non sarebbe mai stato capace di provare e che poteva arrivare a questo piacere senza alcun bisogno dell’uomo stesso, ripetendo l’esperienza infinite volte. Infinite volte. Era stata la parola ‘infinite’ che aveva spaventato Avicente. Di fronte a un piacere infinito non c’era altro risultato che la follia”.

“Lisario o il piacere infinito delle donne”.  Di Antonella Cilento. Quando l’amica ti azzecca il regalo, la mia amica Annamaria, intendo.

Il libro -io comunque continuo a vedere un film quando ci ripenso- che parla della storia dell’invidia atavica: di uno dei perché, probabilmente, le donne son state da sempre perseguitate, umiliate, emarginate, demonizzate, per quell’insondabile spaventoso mistero del piacere soverchiamente superiore all’uomo, senza limite e senza durata. Infinito. Ogni quanto vogliono. Anche senza di loro. Anatema. Come osate?

Invano Avicente Iguelmano tenterà di trovarne riscontro nella scienza e fino alla fine, in tutti i sensi, quel rovello e quel tarlo lo consumeranno:

-Si, ma, insistè lo spagnolo, loro godono e io non capisco come… godono anche senza di noi….
-E perché vi importa?
-Perché… ci rubano qualcosa… Se possono godere senza di noi, forse possono fare anche altro, senza di noi

Capito, si? Insomma leggerlo, amiche e amici miei, è stato -davvero- un piacere. Quasi infinito.