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Donne sotto le stelle

domenica, luglio 8th, 2012

Le ho conosciute tramite i socialcosi. In tre facciamo 120 anni ma circa la metà so’ miei. Più o meno. E le ho conosciute dopo. Dopo di allora. Di allora che fu uno dei miei punti più bassi in carriera. Nel senso di morale a terra. E dunque per loro io sono questa. Sono Meri. Pop.

La più pischella era di passaggio a Roma, venerdì sera. E che fa una pischella dipassaggiarroma? Dico io si vedrà con le tinegers. Invece avverte l’altra semipischella e la qui presente che
-Allora ape insieme
L’ape è l’aperitivo. Ho già avuto modo con la semipischella di venirne a conoscenza in gaffes precedenti.
Ho provato a invocare un
-Ma vedetevi fra voi, care, che io esco tardi
Gnente. Prima hanno alzato il tasso alcolico dalle 19 fino a chiusura locale poi finalmente, con simultaneo barcollo, si sono trascinate da nonna. E dunque ci siamo attovagliate nell’afa dei 34 gradi delle 21 da Angelina: loro reduci già da un paio di Neri d’Avola e Chardonnay ne hanno aggiunto un altro, io biretta chiara e ringraziate che non avevano il rosolio.

Che hanno da dirsi un 30-40-quasi50? Non avete idea. Non avete la più pallidissima e astemia idea. Dalla catastrofe di una prossima apertura di Louboutin a trecentometri dalle nostre carte di credito, passando per la spendingreviù che la semipischella s’era scolata prima dei Pinot neri, a una serie di parole in inglese di economia che le due si sono scambiate in assenza di qualsivoglia mia reazione, limitandomi io a ondeggiare il capoccione tipo come fossi a Wimbledon a guardare ste due Williams della finanza, non trascurando nessun tema dello scibile umano planetario.

Approdando ad argomenti più accessibili (double S, sesso e scarpe) ho potuto finalmente fare la mia figura. Per le scarpe.

Piper Heidsieck - Christian Louboutin

Il punto è che, pur tenuto conto del tasso alcolemico delle due -che a metterle nel palloncino l’avrebbero fatto esplodere- con le semipischelle mi sembrava di stare proprio nel posto e nell’amicizia giusta.

Sorvolando su un
A Meripo’, qualche sera fa il Tg1 ha mandato un filmato di repertorio in cui ti inquadravano o meglio inquadravano tua zia, madredimisericordia ma che capelli avevi?
per il resto mi hanno fatta sentire financo so posh (dice la semipischella). Figa, tipo.
Quanto al capello della zia è quello che il professor Pi definisce “il periodo dei capelli alla sora Rosa” del quale si pregia esser stato l’esecutore testamentario prima che poi io incontrassi la mia pischelletta punk che mi ha portato allo splendore Pop punk attuale.

Vi dico che non so se sia stata più la biretta o più le due ma a un certo punto di quella serata così femmina, profonda e perfetta, io mi sono percepita allineata con Saturno pro, e con tutti i pianeti pure, nel raggiungimento del nirvana.

Ed è stato mentre le accompagnavo al taxi, pianificando una prossima trasferta a Milano e un immediato sopralluogo ai saldi di Jimmy Choo a Roma ma solo per capì di che caspita di scarpe con la stella lucente stavano a parlà, che ho pensato: forse forse un po’ je l’avemo fatta, a risalire. Sui tacchi. Anche.

E poi, andandomene a casa, tra i Fori illuminati, mi è apparsa nelle orecchie Nina. Simone. Che mi cantava “Here comes the sun”. Sotto alle stelle.

Here comes the stars, o yeah.

(se avete 3 minuti e 43 regalatevela: so posh)

Altro che Bersani, da solo con l’agendina…

sabato, giugno 23rd, 2012

Visto il successo della prima puntata (650 accessi unici alle 9,30 del mattino di venerdì, non l’avevo visto manco quando ho parlato di Freddie Mercury, pensavo se fosse preso un colpo de “sun” pure il contatore del blogghe) proseguirei la saga di quelli che la mia amica Tiziana sul socialcoso ha definito gli eroici spazzini, persone che ripuliscono quotidianamente la parola “politica” da quelli che la sporcano e la umiliano quando non la mandano proprio aff a quel paese.

Stefano, da Escalaplano. Un posto del quale financo Wikipedia sa solo che sta più o meno intorno a Cagliari nonché a 338 metri sul livello del mare. Stop. Stefano, che poteva fare la carriera universitaria ma che con la sua laurea in Agraria invece decide che alleverà pecore. E api. Gran figo (ma qui l’utenza si rassegni perché credo sia già passato da scapolo ad ammogliato). All’agrario, dice, “ho imparato equazioni e numeri che, applicati a capre e pecore, daranno latte. Ma le api, le api no: fanno tutto da sole, senza matematica”.

Abbronzato, occhi profondi, sta appiccato lassù tipo un Heidi maschio dell’Ogliastra a fare miele che ora gli richiedono persino dal Giappone, che si vede che almeno quello non riescono proprio a fotografarlo e rifarlo.

Mo’ perché sto granfigo sta là nel deserto ? “Perchè basta con lo stress e il pil: ricomincio dal cuore, dalla voglia di lavorare e offrire prodotti unici, irriproducibili, nostri”.
Stefano lavora, e crea lavoro e soprattutto prodotti che se glieli certificasse Standard&Poor’s non je basterebbero le AAAA. Lo fa per dimostrare che non sempre il discrimine da seguire è “conviene-nonconviene”. Nella vita, in politica e financo in un’azienda.

“Dice che questi sono lavori usuranti” -ridacchia. “E come no, vero: mio nonno, per dire, è morto a 94 anni e fumava e beveva”.
Stefano sta lì a presidiare un territorio e a dimostrare che anche appiccati là, facendo bene il proprio lavoro,  si può fare “politica” e mettere in moto cose che servano anche agli altri. Non sta a chiedersi se conviene: si chiede se gli piace. Matto. E manco poco.

Il punto è che a guardarlo (che pure su questo ho visto il filmetto) e a sentirlo, mentre mi chiedo “ma ndo l’avete trovato?” purtroppo invece mi viene la voglia di prenotà un traghetto, una corriera e un asino e andarlo proprio a trovare. Pure co sto caldo. Perché in ‘sto periodo buio della politica, a pensare a Stefano e agli Stefani e ai Roberti (che è quello di cui vi parlavo ieri) e agli altri dei quali vi parlerò, si intravede persino un raggio di sun.

Insomma sto figaccione vaga su questi pascoli e sulle arnie, accompagna e rigoverna, studia e migliora, si batte la mano sul cuore quando gli chiedi quale sia il segreto del suo lavoro e della buona politica poi, mentre un occhio va sempre sul pascolo, si ferma a un incrocio nella steppa e, sotto a un cumulo di pietre, allunga la mano in un anfratto e tira fuori una biretta.

In pieno sole la stappa, la schiuma fa splashhhhh e poco prima di berne il secondo sorso si gira e fa:
“Altro che Bersani, da solo con l’agendina…”