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E’ il matrimonio la prima causa del divorzio

lunedì, maggio 12th, 2014

Il matrimonio di mia nonna Quintina è durato tutta la vita e il marito glielo aveva scelto sua madre. Una volta le chiesi se lo aveva amato e se era stata felice. E lei, piuttosto sorpresa, mi rispose

-Non mi sono mai fatta queste domande

La ricerca della felicità, e quella della libertà di scelta, non era mai stata nemmeno all’ordine del giorno delle priorità. Questo, come ebbe a spiegarmi successivamente, potrebbe sembrare un limite ma alla fine il non essere pienamente artefici del proprio destino solleva anche un po’ dall’ansia di non riuscire a realizzarlo a pieno.

A lei ho pensato il giorno del mio divorzio. Non credo, come scrive qualcuno oggi, che il disfacimento della famiglia sia colpa del divorzio, che oggi quarant’anni fa un referendum confermava come legge dello Stato puntoebbasta. Sono disfatte anche molte famiglie regolarmente sposate che stanno insieme, abitano sotto lo stesso tetto, difendono interessi comuni prevalentemente economici e sociali ma spesso non condividono più niente altro. Il punto forse è capire cosa sia una famiglia, su cosa si regge e su cosa è destinata a disfarsi. Ed è pure capire cosa sia l’amore e se sia proprio una scelta saggia quella di sposarsi “per amore”. Risposte che, come testimonia il mio stato civile, io non ho trovato. Ancora. Dunque, di sicuro, come diceva Marx quell’altro, la causa prima del divorzio è il matrimonio.

Però per quel micromondo che mi si è aperto tre anni fa con questo blogghe mi sono fatta la seguente idea: qualsiasi cosa si fondi sulla mutevolezza dei sentimenti è destinata a trasformarsi in qualcos’altro e dunque a finire, per come l’avevamo immaginata in quel momento.

Io, dico sul serio, non so se sia saggio sposarsi per amore o non piuttosto farlo come lo si faceva una volta, unendo non due persone ma due patrimoni, due interessi economici, due cose insomma più tangibili dell’amore o farlo per trovare, nei figli, anche la forza lavoro.

So però che, rispetto al tempo della nonna, nel frattempo ci è stata data la possibilità di scegliere e, quindi, anche di sbagliare. E davvero sarebbe incomprensibile capire come mai, in una società che condona e perdona anche l’imperdonabile, l’unico “errore” non emendabile dovrebbe essere quello legato allo stato civile.

Anche perché se è vero che ogni giorno in un corpo umano muoiono 432 miliardi di cellule che vengono sostituite da quelle nuove, pur continuando a vederci lì per lì sempre gli stessi allo specchio, alla fine quello che hai sposato quando avevi 30 anni, arrivati ai 40, già so’ diventati altri due diversi eh.

Dunque, a 40 anni da quel referendum, come ho già fatto qui, anche oggi voglio dire Grazie. Grazie a tutti quelli che mi hanno permesso di non restare prigionieri di un errore o di un rinnovamento cellulare.

Finché noia non vi separi

mercoledì, giugno 22nd, 2011

Cara Meri,
ma perché ce l’hai tanto col matrimonio?
Marika

Cara Marika,
il matrimonio è un istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere in un istituto?
Groucho Marx