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Elena Lucrezia Cornaro, quello sproposito di dottorar una donna

giovedì, marzo 9th, 2017

Storie calme di donne inquiete/6

Alle ore 9 di sabato 25 giugno 1678, a Padova, trasferito all’ultimo momento in Cattedrale, nella cappella della Vergine, essendo la sede abituale risultata insufficiente per il pubblico convenuto, ebbe luogo l’esame per il conferimento del Dottorato in Filosofia a Elena Lucrezia Scolastica Cornaro Piscopia”. Cioè la prima donna al mondo ad essere laureata e a potersi dire Doctor.

Ma successe quando Lucrezia aveva 32 anni, dopo lunghe lotte per farsi accettare e riconoscere e dopo che le era stato impedito di laurearsi in teologia all’Università di Padova. Elena aveva infatti tenuto a Venezia una pubblica disputa di filosofia in lingua greca e latina dopo la quale il padre Giovan Battista chiese che lo Studio di Padova assegnasse alla figlia la laurea.

Ma la richiesta venne giudicata in modalità cosedapazzi: è «uno sproposito dottorar una donna», sarebbe un «renderci ridicoli a tutto il mondo» disse il vescovo del tempo Gregorio Barbarigo. Così come non poté, in quanto donna, fare l’insegnante. Morirà solo sei anni dopo, a 38 anni.

Donna di acume e intelligenza non comuni, erudita e ricercata nelle Accademie di eruditi, una cultura sconfinata anche grazie al tutoraggio del padre e a una biblioteca di famiglia da record, rifiutò per tutta la vita il matrimonio, anche quando -sissignori- venne chiesta in sposa da un principe tedesco. Ma a Lucrezia la modalità principessa non interessava peggnente. Diventò, al contrario, oblata benedettina con tanto di voto di castità ma continuando a vivere a casa sua, in abiti normali, con l’eccezione di uno scapolare di lana nera, simbolo della veste benedettina, messo sotto ai vestiti “civili”.

Com’è andata, dopo di te, cara Elena Lucrezia Scolastica Cornaro Piscopia? Oggi in Italia va che all’Università le donne si iscrivono più degli uomini (60%) si laureano di più (48% contro il 44% degli uomini) e si laureano meglio (media di 103,2 su 110 per le donne e 101,1 per i maschi). Ma, chevvelodicoaffare, a cinque anni dalla laurea magistrale le donne lavorano meno, guadagnano meno e hanno contratti più scamuffi degli uomini: a parità di ogni altra condizione, gli uomini guadagnano in media 168 euro netti mensili più delle donne. E il titolo di laurea è efficace per lavorare più per gli uomini che per le donne: rispettivamente l’88,5% contro l’82,5%. Dulcis in fundo con un tasso di attività femminile fermo al 55% l’Italia sta bellabbella all’ultimo posto dei Paesi Ue. E chest’è.

Dunque ancora oggi -con buona pace del tuo babbo e per la miglior gloria del vescovo- a troppi pare ancora uno sproposito dottorar e conseguentemente far lavorar una donna.

Elena Lucrezia Cornaro

Elena Lucrezia Cornaro