Stamattina la mia amica entra in ufficio e dice: “Oh, c’era il gruppetto di ministri e sottosegretari tranquillamente a chiacchierare fuori dal bar di Largo Colonna. Allora ho detto ‘Salve’ e loro hanno detto ‘Salve’”.
Ieri invece uno su Twitter scriveva “ma pensa te che io ieri stavo con un sottosegretario e non lo sapevo. E secondo me manco lui. Che parlava di tutt’altro”.
E poco fa un’altra amica dice: “Meripo’, arrivando c’era un gruppetto de sottosegretari freschi freschi che stavano a chiacchierà indisturbati senza transenne, senza macchine, senza lampeggianti”.
E mo’ ve lo devo dire: pure io lunedì esco dalla banca e chi ti incontro? Un futuro sottosegretario che dall’altra parte del marciapiede si sbraccia e dice “Ciao, Meripo’” e io “Uh, ciao caro, come stai? Tutto bene in famiglia? I ragazzi?”.
Insomma sono stata lì a parlare con lui venti minuti di cose della vita e non cose di sottosegretari.
Che poi giusto due settimane fa ci abbiamo fatto i titoli a sei colonne che “ILPRESIDENTEDELCONSIGLIOVAAPRENDERELAMOGLIEALLASTAZIONE”.
Cioè, voi capite, si, come eravamo ridotti? Che non ve lo vorrei dire: ma avrebbe dovuto sempre essere così. Solo che ora sti sottosoprasegretari e sopramontani noi non ci siamo abituati.
E dobbiamo fare una faticaccia per pensare che, forse, dico forse, magari chissà, po’esse, che jelapotremmopersinofa’.







