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Ora a lei penso io

giovedì, dicembre 5th, 2013

Per una di queste stradicciole tornava bel bello sgualcita sgualcita dalla passeggiata verso l’ufficio, sull’ora di pranzo del giorno di oggi, Meripo’, tenutaria del blog sentimentale. Avete presente quelle giornate modalità cess-on? Quelle.

La tenutaria, voltata la stradetta, e dirizzando, com’era solito, lo sguardo alla stradona, vide una cosa che non s’aspettava, e che non avrebbe voluto vedere: il nuovo negozio profumiere che faceva “il contest” del trucco gratis. Pur non sapendo assolutamente cosa fosse un contest decideva che comunque la locuzione “trucco gratis” era motivo sufficiente per fermarcisi.

Veniva quindi strappata all’affetto delle sue rughette da una giovin pischella ammantata di un camice bianco come tipo all’infermeria psichiatrica e issata su un trono a seggiolone bianco recante la scritta in nero della casa sponsorizzatrice.

Le prime schermaglie si rivelavano ancora più affossatrici della personale autostima già provata dagli accadimenti della settimana e si sviluppavano in una sequenza di
-Certo questa pelle così secca
alternati a incoraggiamenti quali
-Ma ha proprio bei lineamenti
-Vede però che qui dobbiamo andare a coprire queste macchie, e questa couperose poi
-Ah ma che sopracciglia

in ciò, vi è chiaro, appalesando che nel bilancio bonus-malus se ne usciva a pezzi. Ed è stato a quel punto che l’incamiciata ha pronunciato le parole magiche:

-Ora a lei penso io

Ragazze, ve lo ripeto:

-Ora a lei penso io

Cinque paroline. Cinque magiche paroline che continuiamo a pretendere dalle persone sbagliate: mentre è dall’incamiciata della (omissis) che bastava recarsi per sentirsele pronunciare.

Ora-a-lei-penso-io iniziava distruggendo tutto il precedente lavoro di simil trucco apportato dalla qui presente alle prime luci dell’alba e sul quale si erano già spiaccicate le controversie della prima metà della giornata. Non starò a descrivervi nel dettaglio la ventina di minuti di ricostruzione del trucco e dell’autostima che l’Incamiciata provvedeva quindi a fare. Vi dico solo che, nella minuziosa descrizione di tutte le fasi -minuziosa quanto inutile viste le capacità della qui presente- sapientemente intercalava con

-Vede, basta poco per valorizzarla

Ora-a-lei-penso-io massaggiava, applicava, incremava, pittava, sfumava, pennarellonava, lucidalabbrava, ripassava, ripittava, risfumava, picchiettava, distribuiva, illuminava. Fino alla vittoria finale. Quando, dandomi lo specchio di Biancaneve, mi faceva assistere alla trasformazione Calimero-Gisele Bundchen.

Vi dico solo che, rientrata in ufficio, mi hanno fermata in portineria per i dovuti accertamenti. Così come, entrata nella stanzetta, i colleghi hanno sbarrato il loro occhio struccato accompagnando l’ingresso solo da emissioni di vocali
-Ooooohhhh, Uuuuuhhhh, Eeeeeeehhhh

Conseguentemente affluivano dalle stanze accanto osservatrici Onu per la verifica dell’avvenuta mutazione. Così come si registrava una improvvisata seduta fotografica al bagno (lochèscion confidenziale femminile per eccellenza) per imprimere l’avvenuto, possibile miracolo.

Dal che si evince che:

1) chiediamo di farci star bene a quelli sbagliati. Andate piuttosto al make up contest
2) quindi di norma la modalità inserita è cess-on
3) Clio make up è una sòla
4) e anche il selfie