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Margherita Porete, al rogo per eresia per aver scritto un libro mistico

giovedì, marzo 30th, 2017

Storie calme di donne inquiete/14

Di streghe mandate al rogo per malefici ed eresie sono piene le cronache dei secoli. L’ultima si chiamava Anna Goldi e fu decapitata nel 1782, salvo poi riabilitarla pochi anni fa. Ma la storia di Margherita Porete al solito orrore aggiunge un ulteriore sconcerto: perché Margherita, vissuta sotto Filippo il Bello, fu messa al rogo dall’Inquisizione per eresia per aver scritto un libro mistico, “Lo specchio delle anime semplici”. Il testo, tanto per capire l’abboccapertismo che ci prende a leggere di questa vicenda, è una riflessione mistico filosofica e da poco è stato rieditato proprio dalle Edizioni San Paolo.

Margherita Porete, dunque: di lei non sappiamo molto. Sappiamo che è originaria delle Fiandre, è una beghina (che non vuol dire bigotta ma appartenente a una comunità laica che vive secondo i principi del Vangelo pur non essendo consacrata), è colta, laica e di origine aristocratica. Aveva tradotto le Sacre Scritture in volgare e sapeva di teologia e filosofia. Scrive dunque questo tomo. Che parte malissimo: fu bruciato sotto ai suoi occhi a Valenciennes al termine di un processo diocesano fatto istituire da Guido da Colmieu, vescovo di Cambrai. Vescovo che le vietò di leggerlo in pubblico e farlo circolare.

Lei non si ferma. Forse, addirittura, lo riscrive. In ogni caso lo presenta a un altro vescovo, Giovanni di Chateau-Villain, di Chalons-sur-Marne, forte del fatto che nel frattempo aveva ottenuto l’approbatio di tre religiosi. E sapete chi con grandissima probabilità è uno dei tre? Giovanni Duns Scoto, detto Dottor Sottile, uno dei più grandi maestri della teologia cristiana, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1993. Il vescovo la denuncia lo stesso.

Margherita viene consegnata nelle mani del Grande Inquisitore di Francia, a Parigi, nel 1308. Non solo non fa il giuramento di lealtà ma non mostra nessun segno di cedimento: l’Inquisitore cercherà per più di un anno e mezzo di farla parlare ma senza successo. Viene quindi condannata e le danno un anno di tempo per pentirsi. Lei lo trascorre nel convento parigino di Saint-Jacques ma niente, continua a tacere.

Viene condannata al rogo il 31 maggio 1310; la sentenza verrà eseguita il 1 giugno 1310 in Place de Grève a Parigi.

Narrano le cronache che andò al rogo mostrando segni tanto grandi della propria dignità da commuovere fino alle lacrime molti dei presenti.

E cos’aveva scritto Margherita, che afferma di parlare a nome delle “anime semplici e libere” di così pericoloso? Che tutto ruota attorno alla Signora Amore che «non tien conto di vergogna o onore, di povertà e ricchezza, di inferno o paradiso» e giunge a «guardare la morte della Ragione». Margherita che “violava già come donna l’antico divieto di insegnare pubblicamente e soprattutto proponeva una religione come fede interiore e spontanea, libera dai vincoli della gerarchia ecclesiastica”. In nome del precetto dell’Amore.

Che di amore, dunque sì, si può morire. E morire malamente.

Margherita Porete