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Caccia alla notizia

mercoledì, dicembre 4th, 2019
E’ l’alba del 17 marzo 2014 quando una forte scossa di terremoto colpisce Beverly Hills. La corsa a dare per primi la notizia la vince il “Los Angeles Times”. Ma l’articolo non è opera di un giornalista: lo ha scritto quasi in tempo reale un robot.

Alle 6:25 di quella mattina Ken Schwencke, giornalista e programmatore del Los Angeles Times nonché estensore dell’articolo finale, è stato effettivamente svegliato dal terremoto, è rotolato giù dal letto e si è precipitato davanti al suo computer (avrebbe dovuto precipitarsi in strada ma, è risaputo, la categoria non eccelle in prudenza quando si trova a tu per tu con una notizia).

Schwencke corre dunque verso il pc sul quale il grosso del pezzo è stato già scritto da Quakebot. A lui a quel punto non rimane che dare una veloce controllata e premere “Pubblica”. Tre minuti in tutto. Praticamente imbattibile.
Questa è la cattiva notizia. Ma ce n’è una buona, molto buona, per i pazzi scellerati che ancora si ostinassero a voler fare i giornalisti.

Quella buona ve la darò domani, alle 16,30 a Più libri più liberi, Sala Antares. Quello che avete letto più su è l’incipit della Prefazione che mi hanno chiesto per un libro sul giornalismo -che presenteremo domani- scritto da Paolo Castiglia, docente a Roma Tre.

Un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa, diceva Leo Longanesi. Speriamo che non sia proprioproprio così pure domani. Vi aspetto.

Maria Grazia Cutuli, la donna che voleva sapere

lunedì, novembre 20th, 2017

Il più vicino possibile. Il più vicino possibile alle notizie e ai posti in cui le cose succedono. Così lei voleva stare.

E’ il 19 novembre del 2001 quando Maria Grazia Cutuli si trova il più vicino possibile a Peshawar, sulla prima strada liberata, tra Jalalabad e Kabul. Ed è lì, il più vicino possibile che l’auto su cui viaggia cade in un’imboscata. Muore a 39 anni appena compiuti, uccisa a raffiche di kalashnikov assieme ai colleghi Julio Fuentes, Harry Burton e Azizullah Haidari.

I quattro corpi verranno recuperati il 20 novembre 2001.

Catanese, 39 anni, Maria Grazia era inviata del Corriere della sera. Senza averne la qualifica. Che le viene attribuita dopo la morte. Figlia della precarietà e del coraggio, aveva cominciato la sua carriera nel 1986 nel quotidiano La Sicilia, poi era passata in un settimanale regionale -Sud- quindi il trasferimento a Milano, per la scuola di giornalismo. Nel luglio ‘99 arriva al Corriere della Sera. Che per un giornalista era un po’ come arrivare sull’Everest.

Arriva invece in Afghanistan. Il più vicino possibile a dove le cose stanno succedendo. Muore il 19 novembre: lo stesso giorno in cui esce in prima pagina del Corriere della Sera il suo scoop e suo ultimo articolo: “Un deposito di gas nervino nella base di Osama”.

Gli imputati del suo omicidio sono ancora sotto processo a Roma. Alla sbarra (e collegati in videoconferenza da un carcere del loro Paese d’origine) ci sono Mamur, figlio di Golfeiz e Zar Jan, figlio di Habib Khan, entrambi di etnia Pashtun. Il pm Nadia Plastina ha chiesto per loro la condanna a 30 anni di carcere. Sono già stati condannati nel loro Paese. La sentenza è prevista per il 29 novembre prossimo.

Maria Grazia Cutuli 2