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La cosmologia delle relazioni amorose e la sula dai piedi azzurri

lunedì, settembre 19th, 2016

Galapagos 9

Cos’è l’amore? Da cosa si origina? Come si evolve? E cosa diventiamo noi, quando siamo innamorati?

-Meripo’ hai esagerato col canelazo? Che c’entra ‘sta deriva cosmologica con le Galapagos?

Vado a illuminarvi. Prima di partire ero andata a cena dalla mia amica Patrizia, che alle Galapagos c’è stata un po’ di anni fa. E, tra una portata di pesce e una Falanghina, a un certo punto aveva riscartabellato le foto e me ne aveva mostrata una sola: quella della sula dai piedi azzurri. E m’aveva detto: solo lei vale il viaggio.

In sostanza, per la gioia dei feticisti, sono partita in cerca di un paio di piedi palmati blù. E, dopo alcuni trasbordi nautici con conseguenti approdi tra un’isola e l’altra, li ho finalmente trovati in quel di Espanola. Scoprendo, o meglio confermando, che non si è mai pronti a incontrare davvero ciò che si è molto desiderato. Perché in luogo di quel mitizzato uccello del desiderio (marescià stia calmo) si faceva avanti una delle cose più ridicole che abbia mai incontrato in vitamia, questa:

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Una specie di Mr Bean palmato. Che raggiunge il picco del ridicolo nella danza d’amore. La sula, come tutte le donne possono ben comprendere, ritiene che il massimo della libido -per scatenare il sesso a sé avverso- risieda nelle estremità (per noi anche detta Sindrome Imelda Marcos).

Senonché qui parliamo di un maschio. Che si gioca tutto, quando va all’imbrocco, con una danza ancora più ridicola della sua espressione generale che già lo sarebbe abbastanza, sollevando a intermittenza prima una palmotta poi l’altra e contemporaneamente dandosi delle scrollatine.

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Sula Hoop – Foto Angela Faller

E si vede che ci crede. E si sente figoassai. Per meglio dire irresistibile: e più si autocompiace e si esibisce più innesca un effetto comico parossistico.

Il punto è che la sua partner, effettivamente, ce casca e in quel Mr Bean inizia a vedere Roberto Bolle e si dice

-Anvedi che Sulo

Vi ricorda qualcosa? Vi ricorda qualcuno? Cos’è dunque -come cantava il poeta- che ci spezza il cuore tra canzoni e amore che ci fa cantare e amare sempre più? E’ l’effetto-sula: guardi Mr Bean e vedi Bolle. Poi un giorno ti svegli e dici

-..Azzo è diventato Mr Bean

No, tesoro, lo era anche prima. Ma tu eri persa nel blu dipinto di blu. Dei piedi.

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Blue Footed Booby – Foto Sofia

 

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La sula e il sulino (figlio) – Foto Angela Faller

 

Uccellacci e uccellini

martedì, settembre 13th, 2016

Galapagos 7

Darwin, dicevamo. Che, diciamo pure questo, alle Galapagos c’è stato 45 giorni. Ripeto. 45 giorni. Pensavo ci avesse passato la vita, a raccogliere erbette e catalogare fringuelli, uccelletti e penname vario.

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Foto Paolo Fina

Una roba che altro che i francobolli, sta collezione doveva avergli prodotto la barbona bianca e anche un certo discendimento di cabasisi. E invece lui quel viaggio lo fece a 22 anni e alle Galapagos ci restò poco più di un mese. Ma soprattutto ci andò come naturalista a bordo su una barca che era lì tipo per spionaggio industriale, per mappare e riportare confini geografici e idrografici.

Invece, mattugguarda certe volte, a cena sul brigantino Beagle gli servono cotal nandù. Tipo uno struzzo. Ma un nandù più piccolo di quello di cui gli avevano parlato certi argentini amicisuoi. E lì, sotto alla forchetta, a Darwin inizia ad accendersi una lucina in testa. Il nandù è simile a quell’altro. Ma non uguale. Mh. Ma come, si dice, non sono stati creati tutti uguali? E perché una specie cambia? Naturalmente Charles non sapeva nulla di dna, genetica, gameti, mutazioni (-Anvedi Meripo’ ti diletti pure di scienze? -Se, beatavvoi, ho chiesto a Paola, Paola Darwin, che m’ha spiegato via WhatsApp e ha molto rimpianto i suoi studenti a constatare quanto fossi zuccona io. Comunque non tutti i suoi studenti, non esageriamo).

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Foto Paolo Fina

Ma torniamo a Darwin Charles. Egli si stava dunque pappandosi, in sostanza, la svolta della sua vita. Serendipity, amici miei, serendipity. Mentre stai cercando una cosa ne trovi un’altra mejoancora.

Ora, diciamocelo, quali intuizioni che hanno cambiato la vita del mondo abbiamo avuto finora noi a tavola? Io, peccarità, ogni volta che sto davanti ai tortellini della Luci o alla Pavlova della Lorenza o al salotto papale della Ippolita o ai manicaretti delle amichemie ho delle intuizioni sull’effettiva esistenza del bene -quantomeno del buono- nel mondo. Ma Darwin trasforma l’arrosto in una prova biogeografica. I nandù sono diversi perché hanno avuto un antenato comune ma poi qualcosa li ha divisi e si sono trasformati nel tempo.

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Fregata. Nel senso il volatile – Foto Paolo Fina

E comunque, sia messo agli atti, lui lì a Galapagos ancora non ci ha capito un beneamato ca.. fringuello.

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Fregata maschio che gonfia la gorgia come richiamo d’amore – Foto Professor Pi

Vede (come anche noi abbiamo potuto fare) meraviglie assolute, tocca (non si può), raccoglie (maisia), inscatola (peccarità, vi arrestano).

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Yellow uccellin – Foto Emanuele

Poi manda tutto a casa. O meglio spedisce. A Londra. E quando torna apre le scatole e inizia un secondo viaggio: quello nella sua testa. Cerca, e trova, connessioni nuove tra cose vecchie. Trova link, diremmo oggi. Collega. Che poi è la ricetta dell’intelligenza: fare collegamenti, stabilire connessioni fra cose apparentemente diverse. Avvicinare ciò che sembra lontano.

E qui finalmente una cosa accomuna anche me a Charles: il secondo viaggio. Quello che anche io faccio ogni volta che finisce il primo, viaggio. Quando inizia, a casa e nella memoria, il viaggio nella testa. Per raccontarvelo. Che io, diciamolo, dovrei pagarvi. Perché a scrivervelo posso rifarmelo. In santa pace. A casa mia. Con la doccia calda, il letto comodo e senza i caspita di marshmallow.

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Gufo galapaguegno – Foto Paolo Fina

-Vabbè, dopo tutto sto pippone, in conclusione Meripo’?

In conclusione appuntatevi questo: “Non sopravvive la specie più forte o la più intelligente ma quella che si adatta meglio al cambiamento”. Capito? Meno pippementali più datevenamossa.

Galapagos, un apostrofo eroso tra le parole….

lunedì, settembre 12th, 2016

Galapagos 6

Il motivo per cui sto contenendo le lamentele al minimo sindacale è che, alla fine, questo viaggio l’ho scelto io. Chiariamo: Pi m’aveva sottoposto una lista di ipotesi dalle quali aveva già scremato ciò che non gli aggradava (Maldive soft, Seychelles Wow, Polinesia e altre godurie) lasciandomi un Vietnam (in ogni senso) di destinazioni fra le quali Sikkim e Irian Jaya cioè roba che era certo avrei escluso ancor prima di finir di capire come si pronunciassero. In ogni caso appena avevo visto comparire Galapagos, lo capite da voi, mi ci ero tuffata a snorkelling.

Qui dalla regia intanto dovrebbe partire la sigla di Superquark

Grazie.

In ogni caso ciascuno di noi, prima o poi, arriva a un punto della vita nel quale andare a regolare i conti con Darwin. Quel sòla di Darwin, che ci ha illusi con la teoria dell’evoluzione e poi ci ha fregati con la pratica di Giovanardi.

E a questo punto dovrebbe comparire Alberto Angela (l’occasione mi è gradita per ossequiare le #angelers delle quali mi onoro di far parte, Astrid-Antonia e socie ArcheoPop sempresiatelodate).

L’appuntamento con Darwin (e con Alberto Angela) era in sospeso quantomeno dalla Laustralia, ove Paola-Darwin perlappunto mi introdusse alla mirabile scoperta di un tomo di 3.500 pagine tutto d’uccelli ed erbette da avvistamento, delle quali i tre quarti colà viventi erano velenosi, e che compulsivamente interpellava come gli aruspici ogniqualvolta ci imbattevamo in un qualcheccosa vivente.

Espletato l’ennesimo sudoku di bagaglio -Pi aveva avvertito: “portate un piccolo zaino perché alle Galapagos non si portano valigie grandi in quanto le cabine in barca sono molto piccole; il bagaglio principale lo lasceremo nel continente (ma indove?? vabbè) e verrà ripreso al ritorno a Quito (ma come? arivabbè)”, mo’ ditemi voi se una può viaggià così-, dicevo fatto l’ennesimo trasbordo di panni e suppellettili ci si recava all’imbarco di un aereo che ci avrebbe portato all’imbarco di un pulman che ci avrebbe portato all’imbarco di un canotto che ci avrebbe portato all’imbarco di una barca.

Però ve lo dico: già in vista della pista

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Il cielo sopra di noi, Galapagos sotto di noi – Foto Irene Davì

e all’imbarco del canotto, al porticciolino di Baltra, e trovati ad accoglierci Rafael Rubio Cano (il biologo-guida obbligatorio messoci alle calcagna dal Regno di Galapagos) e una leonessa marina spiaggiata sul pontile di fronte a una distesa di Oceano blù, beh io già lì ho avuto quello che chiameremo il Cedimento Emotivo Numero 1.

Sì, sovvecchia, evidentemente. Perché trasbordati con un canotto alla barca e ivi sistemati i bagaglini e ivi ripartiti alla volta di Mosquera, arisbarcavamo a una “prima spiaggia di ambientamento” (tipo i campi di acclimatamento dell’Everest) ove di leonesse marine ce n’erano spiaggiate a decine e decine, coi propri leonini e leonine. Assolutamente indifferenti a noi che gli sbarcavamo praticamente addosso.

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Leonesse marine – Foto professor Pi

Isola loro. Senza altro che loro.

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Primi leoni marini – Foto Professor Pi

Dentro e fuori dall’acqua.

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Secondi leoni marini – Foto Luca

E noi lì, dieciseis spettatori attoniti e silenti di un posto nel quale gli animali sono rimasti padroni del proprio territorio. Como en el cielo asì tambien en la tierra. E en el mare. Leoni marini che non si scansano, uccelli che non scappano, pesci che ti nuotano. E beh lì così contornata io ho avuto pure il Cedimento Emotivo Numero 2.

In ogni caso, subito dopo aver mosso i primi passi vagando en la playa stordita dalla bellezza, dal sole e dal jet lag, notavo un anfratto all’ombra contornato da rocce nere Mi stavo giustappunto accasciando su un ciottolone quando, a 30 centimetri dal disastro, mi accorgevo che mi stavo sedendo su una leonessa marina. Placida. Immobile. Coi baffoni all’erta mi degnava di un pietoso e compassionevole sguardo corredandolo di uno sputacchio a lunga gittata e si rigirava a dormire.

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Cià – Foto Emanuele

Angela, invece, inaugurava il soggiorno darwiniano con l’impatto frontale tra il suo piede e un sasso, vero, che le sfracellava un par di ossetti di un par di dita, senza alcuna altra conseguenza che un discreto florilegio lessicale e una ingessatura all’amatriciana anzi alla fiorentina approntata lìpperlì con un par di Salvelox.

E sì, al cedimento Emotivo Numero 3 del primo tramonto a Galapagos

Galapagos tramonto Irene

Foto Irene Davì

ho preso la manona di Pi e gli ho detto

-…Te possino

El condor pasa. Nosostros no

giovedì, settembre 1st, 2016

Galapagos 1

‘Sta storia che “Meripo’ stavolta stai tranquilla che il viaggio alle Galapagos è tutto relax”, per quanto l’estimabile Nicki Sventola che l’ha fatto l’anno scorso sia donna di comprovata attendibilità, non mi aveva convinta fino in fondo. Diciamo che l’esperanza de escampar è durata fino a Madrid. Tre ore. Quando, fatta la tratta Fiumicino-Barajas, al varco della Policia el grupo che partiva da Roma veniva bloccato porquè no tienes la tarjeta de embarque del avion.

Inutile spiegare che la caspita di signorina Iberia di Roma aveva detto

-El ordenador sta scassado, no se preocupe che a Madrid non c’è problema anche se non avete la carta d’imbarco

La risposta di Madrid non si faceva attendere, contenuta nel vocione di una irremovibil poliziotta

-Col cavolo che passate senza la tarjeta

-Ma guardi che i nostri colleghi di Milano sono passati…
tentava di rilancio Pi con iniziale calma che però si vedeva che se stava scassando i cabasisi peggio del computador Iberia

-No se puede no se puede
insisteva quella

Era a quel punto che Carlo sfoderava il suo sorriso magico e tirava giù un fluentissimo spagnolo, Pi invece tutto il calendario dei Santi minori con incursioni in quelli ancora da beatificare.

Nada. Nada de nada

Intanto i minuti e le mezz’ore passavano. Con imbarco previsto alle 16,30 noi alle 16,10 stavamo ancora bloccati lì quando Pi, furente como el toro en la corrida, chiamava sul cellulare “Paola Darwin” del gruppo Milano, che gli assidui del quippresente blogghe ricorderanno per la partecipazione al viaggio nella Laustralia, e le tuonava

-Paola, por favor, voi che siete già all’imbarco fatevi fare hodeste cazz(omissis) de tarjete lì e portateceleqquà sennò estallo un casino che altro che la computadora di questi bischeri

Costì, alle 16,20 se presentiava dalla Policia la senorita dell’AirEcuadora con le tarjetes en bocca -davanti a tutto un consesso de poliziotti che intanto si erano radunati attorno al gruppo Roma- e ci faceva passare il caspita di posto di controllo mentre Pi, che ancora faceva florilegio di sconosciute imprecazioni di rito fiorentino, ne aggiungeva inedite altre di rito spagnolo

Y ahora el Pi que se alza en la lucha con voz de gigante gritando: Adelante! gritava pure

-VAMOS, CORREMOS che perdiamo il caz(omissis) di aereo

tipo una riedizione Intillimana di DE PIE MARCHAR QUE VAMOS A TRIUNFAR ma muy encazada

E aricostì, alle 16,31, stremati, sudati, in apnea, con la lingua di fuori e lanciando i bagagli a mano e le cazzarola de tarjete oltre el varco dell’embarco, salivamo per ultimi e al volo sul volo.

Condor delle Ande

El condor delle Ande

No ma poi a Nicki Sventola dos palabras gliele dico io eh.

Viaggiare leggeri

giovedì, agosto 4th, 2016

Il punto è che quando si viaggia con quellollà non è che puoi fare il bagaglio, devi fare il Sudoku. Dice Andremo dai cinquemila metri alla barca alla foresta, dal ManzanarrealReno. Dice Serve dalla muta al piumone, dalle espadrillas agli scarponi. E anche la torcia da testa. E maniche lunghe e corte. E pile e pareo. E non possiamo superare i 23 chili. E no bagaglio rigido. E serve il copribagaglio.

Insomma io stavo lì a maledire Rubik e il caspita di cubo. E a imbustare come fossi la Orogel. Busta cose di mare. Busta cose di montagna. Busta biancheria. Busta creme. Busta torcia, pile, adattatori e affini. Busta maglione. Busta asciugamani. Busta scarpe. Busta muta, pinne, maschera. Busta scarpette da scoglio e ciabattine. Imbustavo e sbuffavo.

bagaglio

Pop Baggage, stato avanzamento lavori

E pensavo però che fare un bagaglio è come dover fare continue scelte. E rinunce. Di cosa posso fare a meno? Un po’ quello che facciamo tutti i giorni. Ma imbustato. Ecco pensavo a questo quando a un certo punto, dicendomi che comunque fare un bagaglio è anche sognare un’altra vita e decidere con cosa vogliamo viverla addosso, mi son venute in mente alcune amichemie e amicimiei che stanno preparando ugualmente una valigia ma non potranno lasciare qui niente.

Perché dovranno portare un problema, un bimbo in difficoltà, una malattia di una persona cara o una loro. Quelli che non possono staccare mai, per capirci. Che, sul bagnasciuga anziché nel condominio, non avranno “pesi” da lasciare qui. Portati con amore e intelligenza, che ce ne vuole sia dell’uno che dell’altra. Ma sempre pesi sono.

E che nonostante questo sono in grado di vivere, e far vivere, la stagione del sole con meno nuvole e le stagioni pesanti con più leggerezza. A bagaglio sempre invariato. E senza poter mai dire “questo lo lascio qui”.

I veri, veri, viaggiatori.

Jackie Aò

mercoledì, luglio 27th, 2016

DRIIIIIINNN

-Professor Pi stavo giusto preparando il bagaglio per la crociera alle Galapagos e pensavo che finalmente potrò viaggiare modalità Jackie a Capri, sobrietà ed eleganza, insomma quel mix di moda e raffinatezza. Volevo dirti che lo apprezzo molto e ho visto dei sandalini gioiello fantastici e…

Jackie O Capri

-..Meripo’ prego. Però servono il pile, la muta che l’acqua è fredda e un bagaglio con lo stretto necessario che le cabine sono piccole. Poi  scarponi, giacca a vento pesante, cappello e guanti di  lana

-Eh??

-No è che prima della crociera facciamo una puntatina sulle Ande. Un piccolo trekking, diciamo. A cinquemila metri. Poi servono pantaloni lunghi pesanti, repellenti e calzettoni lunghi per le galosce.

-Ma sulla barca le galosce?

-No, è che dopo la barca facciamo una puntatina nella foresta amazzonica e…

CLIC

L’anello di Pikachu

martedì, luglio 19th, 2016

DRIIIIINNNNN

-Professor Pi che piacere, come va? A che punto è la scienza italiana, la ricerca?

-Cara Meri, mi sono imbattutto giusto iersera in un mio eccellente discepolo che a tarda notte vagava ancora tra i meandri del Dipartimento

-E’ un bel segno, prof, davvero. Promettenti giovini che a sera s’attardan per la ricerca scientifica

-No, non s’attardava a ricercare la scienza

-No?

-No: stava cercando Squirtle

-Ma è un principio scientifico?

-No, Meripo’, è un Pokemon

-Ah

-Eh

-Quindi?

-Quindi credo sia ora di andare a vedere dove è saltato l’anello

-L’anello quale?

-Evolutivo, Meripo’, evolutivo

-Dunque?

-Dunque Galapagos, Meripo’, Galapagos. Prepara la borsa: quel sòla di Darwin non è che se la può cavare così.

Galapagos 3