Posts Tagged ‘Freddie Mercury’

Pop must go on

lunedì, settembre 5th, 2016

Interrompiamo momentaneamente le trasmissioni dei dispacci Galapaguegni perché oggi Freddie Mercury avrebbe compiuto 70 anni. E gli assidui del blogghe sanno. Sanno che lui era il re del rock. E io la cialtrona Pop. Ripubblico, quindi, a universale monito. Freddie, ovunque tu sia, se puoi perdonami. E sappi che, ogni volta in cui in ufficio passa un servizio del Tg su di te -tipo oggi in continuazione- si alzano tutti in piedi dicendo
-A Meripo’…te possino

Mi ricordo ancora dove ero seduta. E dove era seduta Paola. La mia collega. E pure Emanuela, per dire.
Redazione Interni, io alle agenzie. Tipo vigile urbano.
-Meripo’ avverti se succede qualcosa
-Certo

Un giorno di ordinaria calma semipiatta. Certo c’era sto nome ricorrente ma era a Spettacoli. E che io sono Spettacoli? No, Interni. Certo arrivavano i messaggi di cordoglio. Parecchi. Un fiume. E che io sono Fabozzionoranze?

Poi a un certo punto arriva il cordoglio della Regina d’Inghilterra. Ed è lì che calo il jolly. Sottovoce:

-E’ morto un certo Freddie Mercury
-EEHH????? (Paola)
-CHECCOSAAAA???? (il capo)
Schiarendomi la voce
-E’ MORTO… TRE ORE FA

In ogni caso è stata un’esperienza interessante spolverare scrivanie nei sei mesi successivi.

Freddie re

How can I go on e Com’hopotutofa’

martedì, novembre 24th, 2015

Quindi ne sono passati ventiquattro. Anni. Ggesù. Io mi ricordo ancora dove ero seduta. E dove era seduta Paola. La mia collega. E pure Emanuela.
Redazione Interni, io alle agenzie. Tipo vigile urbano.
-Meripo’ avverti se succede qualcosa
-Certo

Un giorno di ordinaria calma piatta. Certo c’era sto nome ricorrente ma era a Spettacoli. E che io sono Spettacoli? No, io ero redazione Interni. Certo arrivavano i messaggi di cordoglio. Parecchi. Un fiume. E che io sono Fabozzionoranzefunebri?

Poi a un certo punto arriva il cordoglio della Regina d’Inghilterra. Ed è lì che calo il jolly. Sottovoce:

-E’ morto un certo Freddie Mercury
-EEHH????? (Paola)
-CHECCOSAAAA???? (il capo)
Schiarendomi la voce
-E’ morto un certo Freddie Mercury. TRE ORE FA

Beh è stata un’esperienza interessante spolverare scrivanie nei sei mesi successivi.

Ogni 24 novembre ci penso. Ormai basta la parola

-Ragazzi, vi dico solo che oggi è l’anniversario della morte di Freddie Mercury

e ormai, pur avendo cambiato nel frattempo una decina di uffici, mo’ che arriva anche il film, la leggenda mi precede e mi accompagna. E scatta la risata

Ci penso a te, Freddimercuri che non sapevo chi fossi, che m’ero dedicata solo a Bach e Mozart e che ti ho saputo solo quando non c’eri già più. E credo che in qualche modo avesse ragione persino il poveruomo:

-Ma che cazzarola studiavate tutto il giorno, al Conservatorio?

Freddie M

(E comunque il mio preferito è questo:

Le vibrazioni

lunedì, novembre 17th, 2014

Come a qualcuno degli utenti è noto, qualche tempo fa ho adottato un amore a distanza. Si tratta di un format che convintamente caldeggio. All’inizio mi sembrava che il principale punto di forza fosse prendersi l’amore e i treni e risparmiarsi le lavatrici. Senonché strada facendo ne ho apprezzato anche altro. Tipo il telefonino zitto nelle gallerie.

Giusto pochi giorni fa riflettevo sul fatto che gli amori a distanza vivono soprattutto di voce (oltre che di biglietti ferroviari o aerei). E di silenzio. Di solito il secondo ti fa desiderare la prima e il silenzio è pure condizione essenziale -ovunque- per sentire. Che nella caciara, di suoni e sentimenti, è complicato orientarsi. Allora magari abitando nel silenzio si sente pure meglio. E capirsi e sentirsi e percepirsi ed entrare in sintonia è dunque soprattutto un fatto di vibrazioni.

Dice Meripo’ ma che è tutta questa filosofia acustica?

E’ che mi chiedevo: ma per sentire è necessario anche poter ascoltare?

E me lo chiedevo perché da un po’ di tempo ho un amico del socialcoso con il quale ci scambiamo opinioni attinenti il pianeta dei cuorinfranti ma soprattutto quello musicale: lui pubblica della musica bellissima molta della quale a me sconosciuta. E quindi, dopo un po’ di tempo che ci scambiavamo opinioni scritte su questo o quel pezzo, e che lui mi spiegava che tutto sommato fra musica e persone -e fra persone e persone- è tutta questione di “vibrazioni”, gli ho scritto per ringraziarlo. Ed è stato allora che lui mi ha riscritto

-Mi fa piacere che ti piaccia la “mia” musica. Perché, non so se te l’ho mai detto, io sono sordo


E questa arriva direttamente dalla sua consolle, per tutti i supercalifragilini:

Di quando con chi uscire te lo suggerisce Freddie

mercoledì, novembre 21st, 2012

Nonostante sul tema sia intervenuta persino Nicole Minetti, ad affiancarne l’aggiornamento olgettino, Love of my life resta, per quanto mi riguarda, la prova del nove dei miei sdilinquimenti amorosi. Questo capolavoro sta nell’album che nacque oggi del 1975, A Night at the Opera. E, sia chiaro, io sia Freddie Mercury che i Queen che l’album e la prova del nove l’ho conosciuti a esequie avvenute di Freddie, quindi tardino. Perciò con gli amori prima me la sono sempre cavata maluccio non avendo mai qualcuno che mi guidasse per capire che caspita mi stesse succedendo.

Ma da quando l’ho sentito la prima volta ho capito che sarebbe stato tipo Virgilio per Dante. E mi sono accorta che se conoscevo uno e mi veniva voglia di sentire questa o se sentendo questa mi veniva voglia di uno, beh allora occorreva approfondire la situazione.

Dice
-Meripo’, e quante volte è successo?
-Una sola
-Beh ma è poco per fare una statistica
-E beh no, visto che è l’unico che ancora permanga nella classifica titolari

Credetemi: se dovete uscire con qualcuno prima ascoltatevi questa. In tempo, eventualmente, per disdire. E chiamare quello vero.

Volevo essere gli Uddue. E manco lo sapevo

giovedì, ottobre 11th, 2012

Avendo fatto delle cose scoperte in ritardo la cifra del mio approccio rock&pop alla vita, dall’ormai nota e sciagurata vicenda Freddie Mercury, si dà il caso che lo stesso sia accaduto anche con gli U2 ma stavolta almeno non in zona esequie. E dunque un matrimonio e cinque viaggi in barca fa accadde che in una traversata mi pare in direzione Corsica, avendomi sul far del tramonto scoscienziatamente lasciato in mano il timone di un 16 metri a vela, il capitano dell’imbarcazione scendesse nella dinette e azionasse un lettore Cd avvertendo
-Meripo’ (no, non ero ancora Meripo’ ma mi ci stavo dirigendo) ti lascio con gli Uddue, mi raccomando

Immaginando si trattasse di un’incomprensibile indicazione di rotta da tenere, rivolgevo un supplichevole sguardo al mio allora poveruomo che stazionava lì con me sorvegliandomi. Egli pietosamente mi suggeriva
-Quelli che suonano
Essendomi pressochè sconosciuti eventi musicali verificatisi posteriormente all’avvento del Concerto n.1 di Tchaikovsky annuivo imbarazzatamente ma senza ulteriori approfondimenti.

Ed è stato allora, in mezzo all’azzurro e sconfinato mar di Corsica in un tramonto d’agosto in andatura al traverso, che dallo sciabordio delle onde e nel silenzio di tutto il resto ho sentito salire uno tsunami. Di emozione. Erano gli U2. E cantavano “With or without you”.

Ci sono momenti nella vita la cui indimenticabilità è spesso direttamente proporzionale alla velocità. La velocità dei capolavori. Che i capolavori, ovunque, non fanno mai attendere: ti afferrano e ti tolgono il fiato in un amen, senza troppe pippe a girargli intorno. Come l’amore. Hai voglia a dire che quello è troppo diverso, che è solo un amico, che si magari una storia di letto e poi basta. No: l’amore decide lui. Ti prende e ti porta via. Come Ammaniti. E, soprattutto, ti porta dove cazzo caspita gli pare a lui, non dove pensi di condurlo tu. Tipo le barche quando le porto io. (No, scherzo, le barche dove dico io ci vanno. Gli uomini non sempre)

Insomma a me anche gli U2 mi hanno portata fino a qui. Dalla Corsica. E non a nuoto.

“The Joshua Tree” quest’anno compie 25 anni. Io fra poco posso doppiarlo. Eppure mi sembra di essere proprio come st’albero tuo, Joshua. Sul tetto del mondo. Auguri. A tutti e due.

La musica esiste perché è esistito anche Freddie

giovedì, novembre 24th, 2011

Venti anni. Ripeto: venti anni. Fa. Porcamiseria. Io mi ricordo ancora dove ero seduta. E dove era seduta Paola. La mia collega. E pure Emanuela, per dire.
Redazione Interni, io alle agenzie. Tipo vigile urbano.
 -Meripo’ avverti se succede qualcosa
-Certo

Un giorno di ordinaria calma semipiatta. Certo c’era sto nome ricorrente ma era a Spettacoli. E che io sono Spettacoli? No, Interni. Certo arrivavano i messaggi di cordoglio. Parecchi. Un fiume. E che io sono Fabozzionoranze?

Poi a un certo punto arriva il cordoglio della Regina d’Inghilterra. Ed è lì che calo il jolly. Sottovoce:

-E’ morto un certo Freddie Mercury
-EEHH????? (Paola)
-CHECCOSAAAA???? (il capo)
Schiarendomi la voce
-E’ MORTO UN CERTO FREDDIE MERCURY. TRE ORE FA

Beh è stata un’esperienza interessante spolverare scrivanie nei sei mesi successivi.

Io ogni 24 novembre ci penso. Ci penso a te, Freddimercuri che non sapevo chi fossi, che m’ero dedicata solo a Bach e Mozart e che ti ho saputo solo quando non c’eri già più. E credo che in qualche modo avesse ragione persino il poveruomo (nel senso il mio ex marito):

-Ma che caz caspiterina studiavate, tutto il giorno, al Conservatorio?