Posts Tagged ‘Franco Battiato’

Il più grande smspettacolo dopo il Big Bang

martedì, marzo 18th, 2014

Dopo che Battiato aveva giurato di superarle, insieme allo spazio e alla luce “per non farti invecchiare”, pare che gli Einstein di Harvard le onde gravitazionali le abbiano infine captate e a breve ci si faranno un selfie.

E se con un telescopio piazzato al Polo Sud e tre anni di osservazione siamo riusciti persino a rintracciare gli echi del Big Bang di 14 milioni di anni fa a tuttoggi resta ancora irrisolta la questione di come captare un’onda elettromagnetica, denominata sms, proveniente da esponente di sesso a noi avverso che per mesi e mesi ci sbomballa l’anima finché ottenuto il fatale incontro poi, improvvisamente, sparisce.

Dice allora mandagli tu un segnale. Infatti le ricercatrici Ar vard che a questa posta melanzana hanno scritto copiose, il segnale l’hanno pure mandato. Ma ecco la top ten delle 10 migliori giustifiche ricevute alla domanda

-CHE FINE HAI FATTO?

10 – Stavo giusto pensando a te ieri (non aggiunge altro: forse volendo intendere che già che ti penso con le onde gravitazionali mo’ vuoi pure che mi faccia vivo?)

9 – Scusa ma mi è caduto il cellulare in piscina e ho perso tutti i numeri (poi altri 45 giorni di silenzio, starà presumibilmente coi palombari in piscina a recuperare la scatola nera)

8 – Scusa ma non sono pronto – Ma per cosa? -Per una relazione troppo asfissiante

7 – Scusa ma sono out finché non si completano gli staff del nuovo governo (dice ma lui che c’entra, dovrebbe farne parte? Ma quandomai)

6 – Scusa ma ho un’allergia pazzesca, sono sotto antistaminico (che notoriamente blocca il pollice opponibile necessario per compulsare)

5 – Sono stato trasferito (occaspita, in un’altra città? no, Meripo’, di stanza in ufficio)

4 – Ti avrei chiamata oggi (vedimo’ le coincidenze. ma poi ti ha chiamata? no, sono passati altri 20 giorni)

3 – In che senso?

2 – Io?

1 – Chi sei?

Tre metri sopra il cielo

martedì, marzo 26th, 2013

E’ da due giorni che me ne sto come uno stoccafisso davanti all’ “Add New Post” qui su Supercali e lo richiudo dopo ore. In bianco. E anche oggi stava andando ancora in bianco quando è su Repubblicaonlain che ho trovato un altro modo di andare in bianco, l’unico che oggi  potesse rischiarare la giornata iniziata male e finita peggio: si chiama Eli Reimer ha 15 anni ed è il primo ragazzo down al mondo ad aver raggiunto il campo base dell’Everest. Eccolo qui:

Eccolo qui, dopo 19 giorni e 113 km di scalata per raggiungere l’altezza di 5.370 metri. In un primo momento non riuscivo a capire perché questa foto mi mettesse addosso una soddisfazione e un fiatone come se ci fossi salita pure io. Poi ho pensato che a volte le più grandi frustrazioni arrivano non tanto dal non raggiungere degli obiettivi quanto dal fatto di rimproverarci di non averne avuti di abbastanza grandi e ambiziosi. Se penso, per dire, a certi momenti-rimpianto della mia vita non mi vengono in mente grandi fallimenti ma, incredibilmente, piccoli sogni. Aver osato poco. Essermi accontentata per paura dell’eventuale delusione.

Mi torna in mente, per restare nel file “grandi imprese”, di quella volta che partii con il professor Pi e altri scalcagnati sognatori diciotto, per una follia chiamata viaggio che partendo dal Sud Africa ci avrebbe fatto sbucare alle Cascate Vittoria, dopo un mese, settemila chilometri sopra un camion e cinque Stati attravesarsati, fra i quali l’intero parco del Limpopo che sfido chiunque a dirmi “ah si, il famosissimo parco del Limpopo”. Insomma sbucammo su queste cascate Vittoria e dopo settemila chilometri io mi rifiutai di fare gli ultimi venti metri per affacciarmi dal costone. Soffro di vertigini e implorai la clemenza della Corte. Ma il tiranno Professor Pi non volle sentire ragioni, si piazzò sul costone scivolosissimo, investito da secchiate d’acqua da ogni dove, avvoltolato nella mantella impermeabile come Darth Vader e si mise lì ad aspettare i miei ultimi venti metri con una mano tesa. Quell’uomo ha una testa dura paragonabile solo alle rocce delle Victoria Falls e dunque sapevo che saremmo potuti restare lì per l’eternità: mi mossi. Malamente. Slittando. Arrancando. I venti metri in piano più ripidi della mia carriera viaggiante. Quella mano non arrivava mai. Finché… finchè mi ritrovai nonlosomancoiocome affacciata sul Paradiso. Questo:

E mi sentii come Eli Reimer. Tre metri sopra il cielo. E senza Moccia. Impagabile.

Ricordatelo, dunque: a volte, fra noi e l’impossibile, ci sono solo venti metri.

Last Laustralian post/ Crocodile Pop

mercoledì, settembre 28th, 2011

Lo sapete che abbiamo finito, si?

E’ che pure stavolta non riesco a staccarmi. Dal racconto. Che se ci pensate aveva ragione quello che diceva che “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”. E quindi chissà che caspita è successo veramente, in sta Laustralia. Ma quello che volevo dirvi, e ci ho messo trenta giorni e ancora non ci riesco, è che a questa Laustralia voi ci dovete proprio andare.

Perchè pure se vedete tutto nero alla partenza poi andate lì e se trovate le persone giuste vedete improvvisamente tutto rosa:

The Pink Panthers: Carlina, Meri, PaolaDarwin (Foto Professor Pi)

Però certe volte pure se andate là e pure se siete felici improvvisamente arivedete tutto nero, ma per poco. Cioè finché non se ne vanno le mosche:

Meri Burka (Foto Professor Pi)

E certo potreste trovare parecchi ostacoli sulla vostra strada

Rolled stones (Foto Professor Pi)

ma l’importante è scansarsi in tempo:

Ahia (Foto Meri Pop)

 Potrà capitarvi di trovarvi in mezzo a un guado e pensare di non farcela (ma intanto famose na doccetta)

Quel ponte sul fiume Indovai (Foto Carlina)

e scoprire che invece potete osare dove pochi avevano già osato, anche fare cose osè Mosè

Meri M-osè (Foto Professor Pi)

E insomma se poi, come diceva poi quell’altro, “Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”, vedendo come so’ ridotta io lo capite si che caspita di viaggio è stato. Indimenticabile. Specie per i poveracci che m’hanno dovuto sopportà.

Però mo’  basta eh. Basta tende, basta materassini gonfiabili, basta pane in cassetta, basta cessi dei campeggi, basta campeggi, basta chemmoppropriobbasta. Io gliel’ho detto così al Professor Pi: mobbasta. E lui manco m’ha risposto. Cioè si stava a leggere una cartina geografica, in aereo al ritorno.  Che aveva finito tutto Guerra e pace e I Fratelli Karamazov e ancora dovevamo arrivare a Dubai. Insomma non mi si è filato di pezza. Poi, mentre lui ripiegava la cartina per far posto al quarto vassoietto di cibo, io ho intercettato un lampo luciferino nella sua pupilla. Lui s’è girato, ha fatto scendere un po’ l’occhialetto sul naso, m’ha dato una sommaria occhiata e ha detto:
“Meripo’, Omo river?”
 

VAI CON LA SIGLA. Di coda. De coccodrillo

Tutti i numeri che abbiamo dato:
Km. 8888
Dei quali sballonzolati su pista 6000
Km a piedi: 70
Ore di volo: 63. Ripeto: ses-san-ta-tre
Jeep: tre due
Eroi: 11
Tende: sei cinque
Fusi orari cambiati: 3
Stati attraversati: 5
Bagagli in chili alla partenza: 220
Bagagli in chili al ritorno: 180
Chili di zavorra lasciati in cestini ostello Cairns: 40
Temperatura minima 0 (aò ma quale 0, famo pure -10)
Temperatura massima 35
Litri d’acqua consumati nel bush: 400
Litri de sudore: ancora in corso
Litri di gasolio: 5.100
Casuari avvistati a casuaccio: 1
Canguri vivi: 30
Canguri morti: 300
Aquile: 20
Coccodrilli: 10

Grazie ad Ago, Carla, Cris, Dario, Enza, Mariella, Mauro, Tino, Paola, Pietro

Unforgettable (Foto: Signora laustraliana sulla spiaggia)

E grazie anche a:
Dire Straits
Rolling Stones
John Denver
Beach Boys
Animals (quelli che suonano)
Simon e Garfunkel
Franco Battiato (
che cantava Ruby Tuesday pure lui però meno a caciara dei Rolling Stones e quindi a Carlina la Ruby Tuesday de Franco je piaceva e non ci apriva i finestrini per protesta quando fuori faceva meno cinque. E una volta per fargliela sentire meglio avevamo messo il volume a 58 e lei terrorizzata ha detto “oddio ma quanto sta incazzato oggi il professor Pi?”, che ve l’avevo detto che quello quando s’arrabbia non fa una piega ma mette a palla i Rolling Stones. E mo’ ogni volta che uno alza il volume di qualsiasi cosa a Carlina purtroppo è rimasto, della Laustralia, il riflesso condizionato. Vabbè mo’ basta davvero. Fine. De end. Ciao).