Posts Tagged ‘Francia’

Leonà, non ci resta che piangere overamente

mercoledì, luglio 18th, 2018

Avendo lungamente sbomballato anche io a lei i cabasisi sulla questione “certo però guarda come i francesi hanno costruito la propria fortuna sugli artisti italiani” e nella fattispecie osservando la fila chilometrica che serve per entrare nell’ultima dimora di Leonardo Da Vinci nel Castello di Clos Lucè -Valle della Loira-, lei aveva in un primo momento effettivamente assecondato la rivendicazione patriottica mia con l’esclamazione

-Uànema, Meripo’, laggènt

vieppiù rafforzata dal fatto che, dopo un percorso di visite a L’ultimo studio di Leonardo


Il Parco di Leonardo percorso paesaggistico sulle sue orme con venti macchine a grandezza naturale azionabili e quaranta teli trasparenti rappresentanti dettagli di suoi dipinti
il Giardino di Leonardo, con i suoi disegni botanici, studi geologici e idrodinamici e paesaggi: il ponte a due piani da lui progettato
gli attrezzi di Leonardo,
la seggiola di Leonardo
la cucina di Leonardo
eravamo infine sbucate dentro al gift shop finale a base di: Birra Leonardo da Vinci, Cereali Leonardo da Vinci, Carta igienica e salvietta netta deretano (vero, eccola) Leonardo da Vinci.

Che certamente l’idea di ingannare le attese al bagno in compagnia dell’Uomo Vitruviano invece che della Settimana Enigmistica, ha un ineguagliabile fascino snob.

Senonché mentre di fronte a tanta perizia di marketing ripartiva il frustrante riflesso condizionato del

Ridateci la Gioconda

lì apprendevamo che Leonardo arrivò in Francia nell’autunno del 1516 accogliendo l’invito di Francesco I, re di Francia, a risiedere presso di lui. E perché lo fa? Perché ha 64 anni, è indebolito dall’età e ha una paralisi alla mano destra e a Roma è morto a marzo il suo grande protettore Giuliano de’ Medici. Quindi non sa bene come sbarcare il lunario, in Italia. E se ne va.

Valica le Alpi con i due discepoli Francesco Melzi e Battista de Villanis e con un seguito di bauli e borse piene di manoscritti, appunti, quaderni e tre tele: la Monna Lisa, il San Giovanni Battista e la Sant’Anna.

Francesco I è un amante dell’arte italiana e suo grandissimo estimatore. E onorerà la presenza del genio italiano, il più grande di tutti i tempi, dandogli alloggio nel castello di Clos-Lucé, e fregiandolo del titolo di “premier peintre, architecte, et mecanicien du roi” ma soprattutto gli darà un vitalizio di 5000 scudi.

Gli ultimi anni che Leonardo trascorrerà in Francia saranno i più sereni della sua vita. Nonostante debolezza e paralisi riuscirà a portare avanti le sue ricerche e i suoi studi aiutato dagli allievi e dedicandosi alle sue prime passioni ossia scienza e fisica.

Leonardo è stato il primo cervello in fuga. Facciamocene una ragione.

E la Gioconda non ce l’ha rubata purtroppo nessuno, tantomeno Napoleone: anche questa, come tante, è una bufala. La Gioconda è legittima proprietà della Francia perché Leonardo la vendette a Francesco I nel 1518 per riuscire a campare.

E dunque il mesto ritorno alla realtà, lì in mezzo ai castelli della Loira, trovava la finale sintesi nella chiosa di Grace:

-Meripo’, la verità è che questi sono riusciti a vendere Leonardo pure sulla carta del cesso. E noi non siamo riusciti nemmeno a trattenerlo in Italia.

Simone Veil, una vita a testa alta che neanche Auschwitz ha piegato

venerdì, giugno 30th, 2017

Storie calme di donne inquiete

«Non serve a niente il voler travestire i fatti: di fronte a un milieu molto conservatore avevo palesato la mia triplice “mancanza”, quella di essere una donna, di essere favorevole alla legalizzazione dell’aborto e infine di essere ebrea.». Il migliore ritratto-sintesi di Simone Veil, morta oggi, è quello che lei si fa da sola mentre conduce in Francia, da ministro della Sanità, la battaglia per la legalizzazione dell’aborto.

Una vita, la sua, tutta in salita.

“Non bastava distruggere i nostri corpi. Bisognava anche farci perdere la nostra anima, la nostra coscienza, la nostra umanità. Privati dell’identità fin dall’ arrivo, attraverso il numero ancora tatuato sul nostro braccio, non eravamo altro che degli Stuecke, dei pezzi.” Così, il 27 gennaio 2015, ricorderà la sua deportazione ad Auschwitz-Birkenau.

Simone Veil, donna di gran fascino e determinazione, si trova questo masso a inizio cammino. Che inizierà a rotolare e lo farà per tutta la vita accanto a lei ma senza mai schiacciarla. Inizia in una famiglia felice che si ritrova dimezzata a guerra finita: suo padre André, suo fratello Jean e sua madre Yvonne moriranno lì. Ritorneranno in Francia solo in tre: lei, sua sorella Denise e Milou, che morirà dopo in un incidente stradale nel quale perde la vita anche il suo bambino.

Contro il volere del marito, Antoine Veil che incontrerà mentre studia a Science-Po, intraprende la carriera di magistrato. Settore penitenziario. Cerca, memore della sua di prigionia, di migliorare le ignobili condizioni di detenuti e, soprattutto, detenute. E sarà di lì a poco che, lontanissima dalle sue previsioni, arriverà la nomina a Ministro della Sanità.

Nel 1979 altro colpo di scena: Simone Veil venne eletta al Parlamento Europeo, per la prima volta eletto a suffragio universale. Soprattutto per questo, oggi che è morta, viene ricordata. Ma la sua più grande impresa è quella per il riconoscimento dell’aborto in Francia. Una battaglia lunghissima che vide tra le sue protagoniste un’altra Simone, Simone De Beauvoir.

Una vita in salita, battagliera, determinata, limpida. Con un testamento che parla da solo:

«Nelle diverse funzioni che ho occupato, in governo, nel Parlamento europeo, nel Consiglio costituzionale, mi sono sforzata di non essere una banderuola, mettendo le mie azioni al servizio dei principi nei quali mi riconosco in tutta me stessa: il senso della giustizia, il rispetto dell’uomo, la vigilanza per quel che riguarda l’evoluzione della società.» 

“Mi sono sforzata di non essere una banderuola”. Perché a volte basta applicare otto parole, nella vita, per farne una vita degna.

Simone Veil

Elenco dei vini da ordinare a seconda del casino sentimentale in corso

mercoledì, ottobre 7th, 2015

Essendo tornata l’Italia a superare i mangiabaguette nella produzione enologica, e prima che i vini francesi facciano la fine delle Volkswagen tetesche, ripubblichiamo l’elenco degli alcolici da ordinare a seconda del casino sentimentale in corso. Compatibilmente con il portafoglio.

di Gimbo

corna/separazioni/divorzi:
Barbaresco di almeno dieci anni

annarsene con estrema riluttanza:
Chablis 1er cru di almeno quattro anni

singletudine triste:
Brunello o Barolo di 10-20 anni

singletudine allegra e consapevole:
Riesling Trocken della Mosella di almeno sette anni

sindrome da primo appuntamento:
Chambolle-Musigny o Gevrey-Chambertin (Borgogna) di almeno dieci anni

sindrome da (mancato) secondo appuntamento:
Amarone della Valpolicella o Sfursat di Valtellina di 10-20 anni

piace a troppi/e:
Montepulciano d’Abruzzo di 15-20 anni

serata tra ragazze arrabbiate (coi maschi):
Taurasi o Aglianico del Vulture di 10-20 anni

serata tra ragazze rass-erenate e/o rass-egnate:
Sauvignon blanc (Loira, Collio, Alto Adige) di almeno cinque anni

maschi maschilisti:
Cabernet Sauvignon toscani o di Bordeaux di 10-20 anni

maschi romantici non ricambiati:
Carignano (Sardegna) o Hermitage (Rodano) di 10-20 anni

per fare bella figura:
Sherry Pedro Ximenez

per darsi un tono:
Bas-Armagnac

per non pensarci:
Franciacorta pas dosé d’annata o Champagne millesimati di 5-15 anni

Sideways biwine

Sideways. Prosit