Posts Tagged ‘Francesco De Gregori’

Oltre al buio che c’è e al silenzio che lentamente si fa

giovedì, settembre 18th, 2014

Qualche sera fa la mia amica Shylock ed io siamo state al Globe Theatre di Roma a spararci tre ore di Shakespeare. E anche un hot dog con un prosecchino. Ma questi due prima di entrare. Dopo l’ebbrezza alcolica, nel volgere del primo atto, passavamo agevolmente a quella di

“eccomi qua
sono venuto a vedere
lo strano effetto che fa”.

Una delle cose che mi stupisce sempre, ogni volta che vado a teatro, è

“e quanta gente ci sta
e se stasera si alza una lira
per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all’ultima fila”.

E ogni volta mi sembra un miracolo. Che le persone ci siano. Fino all’ultima fila. Lì c’erano. Pure sedute per terra.

Tutto questo pippone introduttivo per dire che quando la mia amica Tiziana Sensi mi ha detto che insieme a Franca De Angelis e altre amiche coi controcavoli avevano messo su una scuola di recitazione teatrale sul modello anglosassone (che io infatti ho chiesto
-Tizià e che è sto modello anglosassone?
e lei mi ha detto
-Meripo’ se non lo sai tu che atterri nei giardini di Londra..
vabbè una cosa del genere)

ecco dicevo appena mi ha detto che avevano messo su questa scuola di recitazione io mi son detta
-Santocielo che coraggio

Poi dopo sono andata al Globe e ho trovato tutto pienissimo e poi sono andata anche alla Sala Umberto da Strimpelli e Vinile e ho trovato pieno pure là

allora ho detto
-Santocielo che figata

E Tiziana mi ha detto
“se conosci dei ragazzi che vogliono imparare il mestiere dell’attore, con una preparazione di altissimo livello e la possibilità di andare in scena almeno 9 volte alla fine del triennio con tanti registi confrontandosi con varie drammaturgie, sappi che noi ci siamo”.

Insomma una scuola “per questa voce che dovrebbe arrivare
fino all’ultima fila
oltre al buio che c’è
e al silenzio che lentamente si fa”.

Che deve essere un’emozione immensa. Quando ti spengono le luci e resti là.  Che “siamo l’amante e la sposa
arrivati fin qua
l’attore e la sciantosa
e siamo pronti a qualsiasi cosa
pur di stare qua”.

Che d’altra parte che son tre anni di scuola. Che, come diceva Clark Gable, “non dimenticate che nel mestiere dell’attore solo i primi trent’anni son duri”.

Bottega Teatro Attivo
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La coperta è gelata e l’estate è finita

martedì, novembre 26th, 2013

Buonanotte a quelle che chiudiamo la porta prima di cena e la serata finisce lì.

Buonanotte a quelle che poi invece la devono riaprire dopo due ore -la porta- per andare a buttare la munnizza. E sognano di trovare presto un fidanzato. Per farla buttare a lui quando fa -1.

Buonanotte a quelle capaci di stare a casa da sole.

Buonanotte a quelle che sanno restare a casa da sole anche quando dopocena arriva il messaggino del cretino che da solo si annoja. E non cerca te: cerca compagnia. Buonanotte a voi che manco je rispondete.

Buonanotte a quelle che “tra il telefono e il cielo” hanno capito che spesso c’è solo una sòla.

Buonanotte a quelle che “tra le stelle e la stanza” c’è sempre quello che non è che non sa stare senza di voi: non sa stare da solo.

Buonanotte a quelle che la tristezza passerà domattina. Ma intanto si risparmiano quella aggiuntiva di stasera.

Buonanotte a quelle che sanno restare a casa da sole ma poi ci si scoppia la borsa dell’acqua calda elettrica. Che la coperta è gelata e l’estate è finita. Da un pezzo. E arriva l’inverno. Ma hanno smesso di lamentarsene e si stanno attrezzando per affrontarlo. Più o meno.

Buonanotte a quelle che avevano chiuso la porta prima di cena ma il frigo era vuoto e il supermercato è vicino “e vicino non è ancora abbastanza”. Dunque buonanotte a quelle che fanno la spesa alle sette di sera un’ora prima che chiuda il super, quelle della spesa delle sìngol, le spese senza carrello solocolcestino. Poi tornano e sediovuole arichiudono la porta.

Buonanotte a quelle che per sognare non devo averti necessariamente vicino. E alla fine, sai com’è, ho imparato a sognare da sola.

Noemi Cingoli. Quando la storia dà i brividi

giovedì, maggio 23rd, 2013

E’ successo che stamattina a Roma, al liceo artistico di Via di Ripetta, tutti i ragazzi della scuola si siano ritrovati nell’Aula Magna. Per ricordare un’ex compagna di scuola che non c’è più. Che non c’è più da 69 anni. Si chiamava Noemi. Noemi Cingoli. Noemi si innamora di Mario, Mario Segre. Tutti e due, nel 1939, sono costretti a firmare la dichiarazione di appartenenza alla razza ebraica. Nel 1941 si sposano. Nel 1942 nasce Marco e nel 1943 scampano al rastrellamento del Ghetto. Ma non scampano nel 1944 all’avidità di due ex compagni di Università di Noemi. Che li vendono alla Polizia Repubblicana per cinquemila lire. La mattina del 23 maggio 1944 il loro treno entra a Birkenau.

“Senza neanche il tempo di salutarsi, Mario raggiunge la fila di sinistra, Noemi e il piccolo Marco quella di destra. Non si rivedranno più”.

La loro storia è anche qui, sul sito del liceo. E stamattina c’erano tutti, nell’Aula Magna. A vedere le foto di Noemi, di Mario e di Marco. A sentire il racconto di Sami Modiano, Sami sopravvissuto ad Auschwitz, Sami che racconta la sua storia in un libro che si intitola “Per questo ho vissuto” e dice che “quella mattina mi ero svegliato come un bambino. La notte mi addormentai come un ebreo”.

Cinquemila lire. Nella tragedia di questa storia è da stamattina che ho in mente queste cinquemila lire. E i due ex compagni di Università che li hanno venduti come una pagnotta al mercato nero. Però dice mio padre che il tempo è galantuomo. E la storia, dice quell’altro, “non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze”. E stamattina la storia è entrata dentro a un portone di scuola. E a un’aula. Un’aula lunga 69 anni. Piena di gente. “Perché è la gente che fa la storia e, quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti”.

Ed è per questo che la storia dà i brividi. Perchè nessuno la può fermare

Tutta la vita davanti. Ma soprattutto dentro

giovedì, luglio 19th, 2012

Patty ci introdusse nella magia di quella blu, Francesco a quella dell’attore ma sempre e ovunque farle e disfarle è il segno che qualcosa eppur si muove e sta cambiando. Mettere il riassunto della propria vita in 20 chili è arduo ma in tempi nei quali siamo costretti a metterlo in 140 battute di un tweet è un’operazione decisamente più alla nostra portata. La valigia.

Ci pensavo ieri perchè la mia amica Dani si prepara a un trasloco. Le valigie della transumanza immobiliare sono tra le più impegnative, forse più di quelle dei viaggi (che il Professor Pi si metta una mano sulla coscienza lo stesso) e di solito sono seguite a ruota, per frequenza ed intensità emotiva, da quelle della transumanza amorosa.

Alla fine noi e lei, la valigia, siamo proprio “l’amante e la sposa arrivati fin qua, l’attore e la sciantosa e siamo pronti a qualsiasi cosa”. Perché ci sono bivi della vita nei quali, a prescindere dalla consistenza numerica e qualitativa di chi ti sta intorno, ci si ritrova soli, con una valigia in mano. Il che è già un privilegio rispetto alle situazioni in cui a quei bivi ci si ritrova con una busta della Coop o anche con un sacco dell’immondizia, che pure questo abbiamo visto: la flessibilità in uscita (amorosa) con tutta la vita non davanti ma dentro, i sacchi della mondezza.

Tutta la vita dentro. Per affrontare quella che ci sta davanti. Selezionare, organizzare, distribuire: fare una valigia è rifarsi la vita portandosela a mano. Che anche lì, come nel resto, tutto non si può avere e non ci può stare. E spesso ci si accorge di avere quella sbagliata quando ormai si è già in mezzo al guado.

“E allora eccoci, siamo qua siamo venuti per niente perché per niente si va
e c’inchiniamo ripetutamente e ringraziamo infinitamente”.
E Dani, ricordati, “siamo una grande famiglia, abbiam lasciato soltanto un momento la nostra vita di là, nel camerino già vecchio tra un lavandino ed un secchio”.

Perché il lavandino, Daniè, ovunque si vada, non si sa com’è ma perde. E come disse l’idraulico Giorgio nell’indimenticabile performance del mio Erasmus post separazione:
-Signò è er sifone. Se ricordi che naa vita, quando ce sta un guaio, è sempre un problema de tubi.

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