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Tanti auguri, Franca

martedì, gennaio 9th, 2018

Oggi Franca Viola compie 70 anni.

E’ la donna che con No ha fatto cambiare la sua storia, quella del codice penale e quella dell’Italia: perché Franca Viola da Alcamo è stata la prima donna in Italia a dire di No al matrimonio riparatore.

il 26 dicembre 1965 il fidanzato con alcuni suoi scherani rapisce Franca e il fratellino. Il piccolo lo rilasciano subito lei invece la chiudono in un casolare e la violentano ripetutamente. Cinque giorni dopo la riportano ad Alcamo. Della violenza non si sta occupando nessuno, il punto è che lei ora è “disonorata”.

L’articolo 544 del codice penale di quella Italia prevede che il matrimonio estingua il reato di sequestro di persona e violenza carnale.

E’ qui che arriva quel No.

Lei alla fine ha sposato l’uomo che amava. Lo diamo per scontato, oggi, ma per lei non lo era affatto. Ha dovuto pagare a caro prezzo anche l’amore.

Si dice che la vita sia il 10% cosa che ti accade e il 90% come reagisci. Franca Viola con quel 90% ha cambiato una parte della storia e della storia del diritto di questo Paese.

Auguri, Franca, da questa Italia che ti deve tanto.

Franca Viola

Franca Viola, il No che ci ha rese più libere. Ma che è a rischio ogni giorno

lunedì, settembre 11th, 2017

E’ la donna che con No ha fatto cambiare la sua storia, quella del codice penale e quella dell’Italia, catapultandoci -con una sillaba- dall’oscurantismo a uno spiraglio di luce. Franca Viola, da Alcamo, classe 1948, figlia di due coltivatori. Ha 15 anni quando si fidanza con un ragazzo del suo paese, Filippo. Filippo Melodia, nipote di un mafioso. Motivo per cui dopo un po’ lo arrestano. A quel punto il primo No lo dice il papà di Franca, che le fa rompere il fidanzamento. Scandalo, ricatti, angherie, emarginazione per tutta la famiglia. Siamo -vorrei ricordarvelo- nel 1965, millenovecentosessantacinque, ma ancora funziona così, in Italia.

Funziona così al punto che il 26 dicembre 1965 Filippo con alcuni suoi scherani rapisce Franca e il fratellino. Il piccolo lo rilasciano quasi subito lei invece la chiudono in un casolare e la violentano ripetutamente. Cinque giorni dopo la riportano ad Alcamo. Della violenza non si sta occupando nessuno, il punto è che lei ora è “disonorata”. Ve lo ricordo, stiamo per scavallare il 1965.

Il padre di Franca viene contattato dalla famiglia di Filippo per “la paciata”, cioè per far la pace tra famiglie e procedere al matrimonio riparatore. Insisto: della violenza non si occupa nes-su-no. L’articolo 544 del codice penale dell’Italia, in pieno boom economico, Paese ormai in piena ascesa economica, prevede che il matrimonio estingua il reato di sequestro di persona e violenza carnale. Reato estinto per la legge e onore restituito.

E’ qui che arriva quel No: è Franca Viola da Alcamo la prima donna in Italia a dire di No alla “paciata”, al matrimonio riparatore e a un destino segnato. Lei, supportata da un padre illuminato, insiste nel suo No.

Il resto è storia del diritto, della giustizia, delle donne, del riscatto, d’Italia, del mondo. Perché la storia di Franca, da Alcamo, inizia a viaggiare ovunque e a portare quel vento fresco di libertà.

Il processo ai sequestratori, lungo e a tratti umiliante, si svolge a Trapani. Lei lo affronta a testa alta. Al termine i suoi sequestratori saranno tutti condannati, Filippo Melodia morirà ucciso anni dopo da un colpo di lupara non dal babbo di Franca (c’era ancora pure il “delitto d’onore”), ma da da ignoti.

“Non fu difficile decidere -racconta in questa intervista-. Mio padre Bernardo venne a prendermi con la barba lunga di una settimana: non potevo radermi se non c’eri tu, mi disse. Cosa vuoi fare, Franca? Non voglio sposarlo. Va bene: tu metti una mano io ne metto cento. Questa frase mi disse. Basta che tu sia felice, non mi interessa altro. Mi riportò a casa e la fatica grande l’ha fatta lui, non io. È stato lui a sopportare che nessuno lo salutasse più, che gli amici suoi sparissero. La vergogna, il disonore. Lui a testa alta. Voleva solo il bene per me”.

Lei ha sposato l’uomo che amava. Lo diamo per scontato, oggi, ma per lei non lo era affatto. Ha dovuto pagare a caro prezzo anche l’amore: “Ho un marito meraviglioso. Nei giorni del processo e anche dopo mi arrivarono tante proposte di matrimonio, per lettera. Giuseppe però mi aveva aspettata. Io non volevo più maritarmi, dopo. Gli dicevo: sarà durissima per te. Ma lui mi ha detto non esistono altre donne per me, Franca. Esisti tu”.

Dopo il No di Franca Oronzo Reale, allora ministro, propone di abolire la norma del codice penale sul matrimonio riparatore. Ma dovremo aspettare fino al 1981. Millenovecentoottantuno. Abbiamo avuto il matrimonio riparatore fino al 1981. E abbiamo dovuto aspettare il 1996 -1996- per far approvare la legge che fa dello stupro un reato contro la persona e non contro la morale.

L’8 marzo del 2014 Franca Viola è stata nominata Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana da Giorgio Napolitano, perché “il suo coraggioso gesto di rifiuto è stato una tappa fondamentale nell’emancipazione delle donne italiane.”

Si dice che la vita sia il 10% cosa che ti accade e il 90% come reagisci. Franca Viola con quel suo 90% ha cambiato una parte della storia e della storia del diritto di questo Paese.

Quanto le devono le donne mi pare abbastanza chiaro. Moltissimo. E’ invece il momento di pensare a quanto poco basti per vanificare tutti questi sacrifici. Lo scorso weekend, dopo i drammatici fatti di Firenze, ne abbiamo avuto una drammatica, amara, sconcertante prova.

Franca Viola