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A questo mondo vi sono solo due tragedie: una è l’Umberto

lunedì, giugno 20th, 2011

Io mica l’ho capito che è successo ieri a Pontida. Però mi sa niente. E’ che ormai siamo drogati di attesa e di attese, da gente che minaccia, parla, straparla e urla illudendoci che, per ciò stesso, stia dicendo qualcosa. E quindi alla fine, parafrasando Fortebraccio, a un certo punto del raduno aspettavano il Carroccio invece si fermò un’auto blu, si aprì la portiera e non scese più nessuno: era l’Umberto.

Insomma oggi in tivvù a commentare il nessuno di ieri c’era invece qualcuno, che è la mia amica Chiara, che -al contrario del nessuno- sa parlare in italiano, fa un uso disinvolto del congiuntivo, legge buoni libri -pure perché ha un fratello con annessa libreria che glieli spaccia- ed è anche bella, pure se non ha mai abitato all’Olgettina. Non so perché Chiara sia andata a commentare nessuno, però la chiamano. E Chiara è pure molto educata. Fatto sta che a un certo punto lei dice una cosa: dice che quello lì, nessuno, non riesce più a dare -appunto- alcuna prospettiva, nessuna idea nuova, a questi del prato. E infatti, a pensarci: voleva tanto arrivare a Roma e ci è arrivato. Voleva tanto espugnarla e poi ci si è accasato, voleva prenderli tutti a calci in culo e invece lì ci ha piazzato il suo, col Bostik. E pure quello di suo figlio, che non bisogna mai essere egoisti.

E Chiara a un certo punto dice che, a volte, raggiungere una cosa tanto desiderata è quasi peggio che non raggiungerla mai.

Che come diceva Oscar Wilde, e stamattina pure Chiara, “A questo mondo vi sono solo due tragedie: una è non ottenere ciò che si vuole. L’altra è ottenerla. Questa seconda è la peggiore. La vera tragedia”.

Che giustappunto, in amore, quante volte siamo lì a sospirare qualcosa che non abbiamo? Poi capita persino che arrivi, ma noi che facciamo? Ci mettiamo a fare il “più uno”: e non mi dice mai che mi ama. E poi me lo dice però non sempre. E poi me lo dice più spesso però si vede che non è tanto convinto. E poi è convinto però non risponde subito all’essemmesse. E poi e poi maporcamiseria eccheè.

E’ che dovremmo essere così grate e grati a quei piccoli e grandi ostacoli che ci tengono un po’ a distanza dai sogni: quel non sentirsi dire la parola “amore” con la stessa frequenza dell’intercalare di un “cioè”, quel non vederlo così spesso, quel non sentirlo in continuazione, quel fatto che quel poveruomo non è mica il pesce pagliaccio con l’anemone, eh. Dovremmo esser grati a ciò che fa rimenere i sogni sempre un po’ sogni. E ce li avvicina ma non ce li fa afferrare.

Perchè spesso, quando li afferriamo, è tale l’entusiasmo che dopo poco ce li ritroviamo, sì, tra le mani. Ma stritolati.

Oddio che stavo a dì? E com’è che stavo a parlà di Bossi e so’ finita al pesce pagliaccio? Sarà mica colpa del Trota?