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Col tractor en tangenziale vamos a ringraziare

giovedì, settembre 22nd, 2016

Galapagos 11
Last but not least

In linea di massima a noi Pechino Express ce ha spicciado casa. E anche se io parlo lo spagnolo come Tina Cipollari c’è che Pi conduce mejo di Costantino della Gherardesca.

Ora, in conclusione, potrei dirvi di quel giorno che ci ritrovammo appesi a una cabinovia nel vuoto della giungla in quel di Mindo mentre pioveva come in Frankenstein junior.

Mindo. Quattro ore di pullman per arrivarci e cinque minuti per rendersi conto d’aver fatto na cazzata stupidaggine. Scesi dal veicolo essendo attrezzati come per scendere a buttare la mondezza al cassonetto -chi con le cioce chi con sandàlia chi con la pinza in testa- sentivo scendere anche gocce d’acqua dal cielo e, siccome non mi sfugge niente, dicevo a Pi
-Ma piove…
e Pi
-No no, le nuvole sono alt…
SSSSSCROOOOOOOOOOOSSSSSSSSSSSSSHHHHHHHHHHHHHHH
Sotto una pioggia battente ci si ritrovava a decidere intorno a un’agenzia di rafting quale tipo di percorso fare per arrivare alle stracaspita di cascate: sospesi col cavo o dentro una cabinovia? Inutilmente Angela cercava di riportare la deriva Indianajones a più miti consigli:

-Ma ‘un la si potrebbe andare al centro delle farfalle e delle orchideeee?

Nada. Todos si mettevano in marcia verso una sedicente cascatella alla quale si sarebbe dovuti pervenire dopo 20 minutos de jungla fangosa. Vedevo Pi avvicinarsi alla conducadora de cabine e confabulare, restandone infine deluso. Lei l’avrà dissuaso, continuavo a illudermi aggrappandomi all’ultima speranza prima di aggrapparmi alla cabinovia. Niente.

-Vamos, che qui alle 16 chiudono. Erano le 15,15

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Mindo vamos?

Dopo 20 minuti di fango, acqua e imprecazioni sentivo Ale (che nel nostro cumulativo dress-code si confermava la più Vogue, con pantaloncino leggero, maglietta verde militare e sciarpina camouflage) esclamare

-Basta, torno indietro

Non aveva neanche finito di dire Ba’ che già le ero alle calcagna e iniziavo la risalita verso la gabbiovia. Giusto allora, però, trovavo Pi all’arrivo, bagnato fradicio, che era risalito da mo’

-Si è messo a piovere forte e sono risalito
-Scusa, per curiosità, ma che cosa ti eri detto con la guardiana?
-Le avevo chiesto se aveva un sacco dell’immondizia condominiale
-Ma con questo casino ti preoccupi della raccolta rifiuti?
-No: l’avrei bucato e me lo sarei messo in capo, per fare tranquillamente tutto il percorso. Purtroppo non ce l’aveva

Purtroppo. Ma tu a uno così ma che je devi dì?

Oppure potrei dirvi di quell’altro giorno appresso, quando Pi disse
-Ragazzi, domani tutta vita, tirate fuori i costumi che si va alle terme di Papallacta, pozze di acqua calda nei pressi di Quito, relax, goduria.

e non ci sembrava vero. Peccato che giunti al caspita di Papallacta che sta a 3.000 metri di altitudine, fuori da ste pozze, pioveva che dio la mandava e facevano 8 gradi, puercamiseria. E dunque l’avventore avrebbe potuto vedere questa masnada di gente che, spogliatasi nelle cabine, ne usciva fuori in mutande correndo e trattenendo il fiato -con le ceste in mano piene dei vestiti da portarsi appresso- tipo Beep Beep fino alla piscina.

Ma no. Vi dirò solo dell’ultima sera prima di partire dalle Galapagos, quando Rafel Rubio Cana ci diciò

-Domani alle 8,30 vi riaccompagneremo all’aeroporto. Ma domani alle 5 de la manana vi porteremo da un’altra parte

Alle 5,45 della manana Rafael Rubio Cana ci sbarcava su North Seymour Island. Dove ci ritrovavamo soli con l’alba e l’immensità del mare di fronte e l’alba e l’immensità dell’isola dietro. In mezzo, ovunque guardassimo, leoni marini, albatros in amore, fregate innamoratissime con tutti i gozzi rossi gonfi, sule dai piedi azzurri, sule dai piedi rossi e poi sulle scogliere tipo quelle bianche di Dover un silenzio che mai come quella mattina parlava.

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Foto Professor Pi

A quel punto parlava anche Rafael Rubio Cana, sottovoce e avvicinandomisi mentre, senza fiato, guardavo tutto quel nonsoddirvi.

-Esto es un momiento. Un momiento que recordarà por siempre

Dice Meripo’ tu ti lamenti ti lamenti ma poi però ariparti. Ma perché?

Per quel momiento

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Foto Professor Pi

Per quei momienti. Porquè giusto ieri, mentre stavo abbastanza sgastianita e incazada porquè l’autobus no pasaba e porquè invece demasiados idiotas todos los dias ce sfracassano los cabasisi o ci amareggiano le giornate, all’improvviso quel momiento mi ha assalita alle spalle. A tradimento.  Ed è un gran bel momiento quello in cui un cretino te sta davanti e la sula dai piedi azzurri ti fa toc toc alle spalle e te estrappa una sonrisa mentre stai en el traffico de Plaza Venezia.

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Blue footed Boobye – Foto Luca

Sì, viaggiare. Per permettere alla sula azzurra, in ogni momiento, di vendicarci di fronte alle avversità o alle brutture che ci capitano e che non possiamo cambiare. Viaggiare come atto di resistenza.

Ultimo pero no menos importante: un viaggio, dice Pi, è fatto di posti ma anche di persone. Quelle che incontri ma soprattutto quelle insieme alle quali parti. E noi, lo sapete, si parte in linea di massima con persone sconosciute, effetto cioccolatino-Forrest Gump: non sai mai chi ti capita. E siccome el idiota in grado di rovinarte el viaje sta sempre in agguato, sempresialodato Darwin per questi che mi son capitati qui, che je vorrei fare un busto bronzeo.

E arisiccome in Ecuador c’è tanta bellezza ma anche tanta Laura Pausini, possiamo far partire l’inno, cantato a squarciagola variamiente sul pulmino:

E ari-arisiccome in viaggio c’è stata anche little big Sofia di anni 12, in viaggio c’è venuto pure Rovazzi e dunque ora, col trattore in tangenziale, andiamo a ringraziare:

Alessandra, Angela, Anna Rita, Carlo, Caterina, Danilo, Elena, Emanuele, Francesco, Irene, Luca, Paola, Paolo, Pietro e Sofia…. fue todo supercalifragiliEstichéspiralidoso. Grazie, muchas grazie.
Vuestra Meripo’

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Ecchice a Bartolomè – Foto Alessandra Rossi

Stupito è chi lo stupito fa

lunedì, novembre 5th, 2012

E’ successo che in occasione del ponte dei morti il consulente dei cuorinfranti ancorchè vivi, egregio professor Pi, avesse senza indugio aderito all’iniziativa Forrest Gump della qui presente. Cioè io un giorno l’ho chiamato e gli ho detto che mi sentivo un po’ stanchina e lui ha detto e ma allora perché non vieni a trovarmi e io avevo già il biglietto del treno in tasca prima che finisse la frase.

Senonché solo successivamente mi ero resa conto che questo ponte era più lungo di quello di Messina: arrivo previsto il mercoledì sera ripartenza il lunedì. E a pensarci bene non era mai successo di condividere spazi per tutto questo tempo senza neanche una tenda da smontare, un trekking nella giungla, una dormitina dai tagliatori di teste, un attraversamento di deserto con le carovane del sale. Cinque giorni senza manco un canguro fra i piedi, per dire. E improvvisamente tutto quello che ad averlo fra i piedi mi preoccupava ora mi preoccupava non averlo più. Perchè a volte ognuno di noi ha un canguro o una caravona d’intralcio e se ne lamenta in continuazione ma sa che proprio in quell’ostacolo sta il funzionamento dell’insieme: figli, lavoro, una suocera, insomma tutto ciò che fa da interposizione tra noi e l’altro. O meglio tra noi e noi.

E come diceva sempre la mamma di Forrest “la vita è uguale a una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita”: uno pensa sempre di trovare baci Perugina. Anche baci e basta. Poi trova mazzate e si stranisce. Ora invece saremmo stati insieme “come il pane e il burro” (cit Forrest again). E’ ovvio che si possa avere un po’ di apprensione per il colesterolo, no?

Insomma è successo che alla fine, quando i cinque giorni sono passati in un baleno e persino in un arcobaleno -che mi è comparso un pomeriggio dalla finestra- e oggi mi dispiaceva persino riprendere il treno (non ho però al momento notizie di dove sia andato a festeggiare il Professor Pi la ritrovata sua libertà) ecco dicevo che mentre richiudevo la borsina da viaggio a un certo punto ho capito che, più di tutto, avevo avuto paura di ritrovarmi con me: senza forze di interposizione fra me e i miei pensieri. E sentimenti, anche.

“Non so se mamma aveva ragione, o se ce l’ha il Tenente Dan, non lo so se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza” o anche da un Frecciarossa.

Certo è che se sono al punto in cui mi sembra un miracolo poter stare cinque giorni di seguito con un esponente del sesso a noi avverso senza temere di essere presa in ostaggio né da insopportabili tratti caratteriali né dalla noja e anzi traendone addirittura innegabili benefici, allora aveva davvero ragione la mamma di Forrest: “Mamma diceva sempre che i miracoli accadono tutti i giorni”.

E non ho altro da dire su questa faccenda.