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A-Pop-calypse Now

martedì, settembre 20th, 2016

Galapagos 10

Premesso che io sto alla geografia come Di Maio al Venezuela e premesso pure che sto ormai alla penultima puntata e quindi daje che sediovuole andiamo a rientrare, ma secondo voi perché una che parte per una crociera alle Galapagos si ritrova dopo una settimana a fare una scuola di sopravvivenza nella foresta amazzonica? Avete presente la teoria dei sei gradi di separazione? L’ipotesi secondo la quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra persona o COSA attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari? Embeh a me per passare da Superquark a Apocalypto è bastato un passaggio solo: Pi.

Dico io: stiamo facendo sto bel viaggio, Oceano, leonesse marine, tartarughe giganti e ciaff ciaff voi nell’acqua (io col ciufolo che mi sono buttata  a fare snorkelling con l’acqua a 20 gradi). Ma porquè porquè porquè dobbiamo fare “un salto nella foresta amazzonica”? Eh??

Comunque pure qui altro sudoku di bagagli: tornati dalle Galapagos a Quito (ove avevamo lasciato i bagaglioni in un albergo), arismontavamo i bagaglini dell’Oceano e rimontavamo i bagaglini della giungla. Perché noi, en la foresta, ci siamo arrivati così:

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Ecchices – Foto Professor Pi

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El barco de las Amazzonia con nuestra guida – Foto Luca

Il Liana Lodge, in verità, si presentava muy muy agradable

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Liana Lodge a Tena – Foto Professor Pi

Non eravamo ancora sbarcati dal trabiccolo che la senorita del Lodge ci convocava per un otro briefing. E pensando di rassicurarci così esordiva

-Buenos dias. Escucha a me: qui tenemos le zanzares ma no tenemos né la malaria né il dengue y nemmanco zika. Però mettetevi los repellentes porquè tenemos mosquito muy aggressivi y otros insectos peligrosi

Panico. Nuvole di Autan si alzavano dai sediolini degli astanti come il napalm da Apocalypse Now. Spiegava poi che chiunque avesse voluto inoltrarsi nella foresta avrebbe dovuto farlo con riserva d’acqua sufficiente, repellenti, cappello, camicia a maniche lunghe, stivali e una guida obbligatoria. Ci si preparava dunque per il primo impatto.

Poco dopo il briefing, passando per uno dei viali, sentivo però provenire da una casupola di legno dei mugolii e dei gridolini

-Dai, dai, ancora, ancora

Era la voce di Pi, puerca la miserias. Ma è stato al

-Così così, spingi, spingi, ora tira

che ho fatto irruzione spalancando la porta. E ivi trovavo il poro Paolo, sudato e sfinito, che tentava di sfilare un par di galosce numero 47 dalla gambona di Pi, con El Prof che se teneba aggrappado alla panchina mentre el otro je tiraba invano lo stivale.

Era la “casa de las botas”, il deposito degli stivali dati in dotazione agli ospiti dal lodge. Finalmente, trovato un par di galosce numero 48, ci mettevamo in marcia. Alle ocho de la manana la temperatura era già a 30 gradi con tasso di umidità 92%. La nostra guida si presentava in maglietta pantaloncini e machete al grido di -Vamos!

Vamos un par de pelotas. Dopo un quarto d’ora eravamo più disidratati dei liofilizzati Knorr. El Machete si faceva largo annanz, noi tentavamo di inerpicarci sulla caspita di jungla amazzonica arret, todo en salita y todo sconnesso.

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Nosostros en la foresta – Foto Professor Pi

Io mi aggrappavo come potevo a liane e tronchi e stavo giusto costì quando lui, el hombre col machete, chiede uno stop e ci dice

-No ve afferrate a nada che sugli alberi ce està la Formica conga. La sua puntura puede provocar paralisi y dolor muy terrible e ventiquattr’ore di fiebre alta

Io me paralizaba no per la formica ma per el panico che me prendiò. Mosso a compassione, poco più in là, el hombre staccava un pezzo de palma e mi faceva una specie di bastone di appoggio, alla faccia de la formica conga. Da non confondere con la pora formica trabajadora, che si fa un mazzo tanto, trascinandosi pesi inauditi nell’indifferenza generale, cioè tipo la classe operaia e qui El Kompagno Pi aveva un mancamiento ma solo nostalgico.

Caldo che non vi dico, sudore a zampilli pure ne las bragas, effetto liofilizzato Knorr pure, mosquitos muy eccitatos.

El hombre a un certo punto si fermava vicino a un termitaio, faceva un buco nella crosta, aspettava che le termiti gli riempissero la mano e iniziava a spalmarsele spiaccicandosele tutte addosso

-Oddio Meripo’
-Eh
Perché dice che per loro quello è come l’Autan, le termiti spiaccicate emanano un odore che allontana i mosquitos

Poco più avanti ello se rifermaba vicino a una foglia che ce stava pendiendo sulla cabeza e con nonchalance diceva

-Esto es el ragno toro

una specie di microscopico ragnetto stava facendo tricot tra foglia e ramo

-Embeh?

-Embeh el suo morso puede matar a un toro! Regolateve!

E dunque, bellimiei, dopo ore di arrancaggio e dopo tutto sto sbattimento de formiche conga e ragni toro, sapete qual è la più grande lezione che ci viene da sta bella ammazzata nella foresta della caspita di Amazzonia?

Che quelli piccoli non li dovete fa’ incazzà, che so’ terribili.

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Meri, su guida y su machete en el bosque – Foto Professor Pi