Posts Tagged ‘Festa della Repubblica’

La prima volta

giovedì, giugno 2nd, 2016

Ogni tanto ci ripenso. A quando me lo raccontò. Mia nonna Quintina. Della sua prima volta.

Mi disse che non dormì per tutta la notte precedente.
Che era emozionata.
Che quel momento l’aveva aspettato per anni.
Che la mattina si fece bella apposta.
Che uscì prestissimo e guardandosi intorno circospetta.

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta.
E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare.

Donne voto

La prima volta

sabato, giugno 2nd, 2012

Ogni tanto ci ripenso. A quando me lo raccontò. Mia nonna. Della sua prima volta.

Mi disse che non dormì per tutta la notte precedente.
Che era emozionata.
Che quel momento l’aveva aspettato per anni.
Che la mattina si fece bella apposta.
Che uscì prestissimo e guardandosi intorno circospetta.

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta.
E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare.

Della festa della Repubblica e di quella di nonna Quintina

giovedì, giugno 2nd, 2011

A me ogni 2 giugno, ma non solo il 2 giugno, mi viene da pensare a nonna Quintina. Mia nonna. Ramo paterno. Quel ramo dell’ago di Cuomo. Che nonna Quintina era “sarta rifinita” ed era nata in Argentina ma le piaceva l’America “perché ci ha liberati”.

Nonna era classe 1905. E votò per la monarchia.
La rivelazione avvenne che io ero ancora bambina. Lo diceva con grande rimpianto, ogni 2 giugno: “Io festeggio ma ho votato per il re”

-Nonna e perché?
-Perchè con la monarchia almeno sbaglia uno solo, con la Repubblica minimo in 950
-E quando ha vinto la Repubblica?
-Sono stata contenta. Per la Dc.

Che nonna Quintina era anche una cattolica col botto. E andava in giro, durante il fascismo, con la tessera dell’Azione Cattolica cucita all’interno del vestito.

-Nonna e perchè?
-Perchè era proibito essere dell’Azione Cattolica
-E che bisogno c’era di tirartela dietro cucita addosso?
-Per ricordarmi sempre di cosa sono parte.

Capii solo da grande, e due Repubbliche dopo, che non era proprio un pensiero campato per aria, quello che con la monarchia almeno sbaglia uno solo. Soprattutto perché aveva un senso delle istituzioni repubblicane che i ministri di oggi se lo sognano.
E lei, il 2 giugno, amava vedere la parata. E si emozionava a veder sfilare “tutti questi bei ragazzi che nessuno lo sa ma ci tengono in piedi ogni giorno”. Spesso aveva da ridire sulla fattura sartoriale delle divise ma in linea di massima li riteneva peccati veniali e la parata se la guardava insieme a nonno Giuseppe, che canticchiava gli inni dei diversi Reparti.

Lei stava zitta. Cantava solo l’Inno nazionale “perché sono stonata, ma l’Inno si canta, si canta in piedi e lo cantano pure quelli stonati che votarono Monarchia. Che io lo sapevo che perdevo. Ma ero abituata a perdere. E non mi dispiacque. E inoltre perdere è doloroso ma conviene: perché, quando sei abituata a perdere, la vittoria vale il doppio”.