Posts Tagged ‘femminicidio’

Ecco perché siamo spacciati

lunedì, dicembre 1st, 2014

Lui non si rassegna all’abbandono dell’ex moglie.
Va a casa e la riempie di coltellate, uccidendola.
Si ferisce anche lui. Esce da una porta secondaria e si siede un muretto per tamponare la ferita.
A quel punto tira fuori il cellulare  e posta sul suo profilo Facebook “Sei morta, tr..a”
Arrivano i carabinieri e l’arrestano.
Intanto il suo post riceve centinaia di mipiace come lumini votivi al contrario.
Contemporaneamente nasce una pagina Facebook contro i mipiaciatori.
L’indignazione in andata e ritorno, presa la cittadinanza su Facebook, durerà, a occhio, un paio di giorni e decine di titoli.

Diceva Giolitti che “Bastano due generazioni ben educate a far rifiorire una Nazione”:  ecco perché, per ora, siamo spacciati.

‘A maschicida

giovedì, giugno 6th, 2013

Vorrei solo serenamente e pacatamente chiedere se sia logico che un Paese che strenuamente combatte contro il femminicidio possa contestualmente esaltare le gesta di una maschicida. Che, al netto della leggenda, tale è la protagonista della fiction che andrà in onda da stasera su Canale 5 dall’evocativo titolo “Pupetta il coraggio e la passione”. Lo chiedo anche alla luce del fatto che la Pupetta, il cui vezzeggiativo certo non aiuta a ricordarne le criminali gesta,  da stasera assumerà le fatalone sembianze di Manuela Arcuri.

Assunta Maresca detta Pupetta, uccise il camorrista Antonio Esposito ritenuto il killer di suo marito, altro boss,  Pasquale Simonetti detto Pascalone ‘e Nola. Tutto ciò diventa sul settimanale “Oggi”, per capirci”, un servizione patinato dall’eloquente titolo “LA CAMORRISTA. “Pupetta, una ribelle da riscoprire” “Manuela, questo ruolo ti farà grande”. Seguono cortesie fra la Maresca e la Arcuri.

Che avremmo detto se si fosse fatta una fiction celebrativa su un femminicida uomo? E infine, al netto persino delle proteste delle associazioni anticamorra, forse dobbiamo metterci d’accordo anche su un altro punto: o l’omicidio passionale non è un’attenuante per nessuno o lo è per tutti.

P.S.
Grazie alla sanguigna Carlà, che mi piombatte indallastanza fuori dalla graziadiddio

La polemica del -cidio

lunedì, maggio 27th, 2013

Comunque un Paese che di fronte agli omicidi di donne reagisce imbastendo una polemica se esistano gli omicidi di donne o su come vadano chiamati non ha salvezza.

Donne che amano male

lunedì, maggio 20th, 2013

E’ che per questa storia dell’ex miss riempita di botte dal compagno fino a ridurla in fin di vita che però poi ci ripensa, ritira la denuncia e lo perdona, al netto di un’asportazione di milza, è da stamattina che in tante analisi viene accostato il libro “Donne che amano troppo” di Robin Norwood, uno dei tomi più diffusi al mondo sul tema delle dipendenze affettive. Senza che peraltro, purtroppo, questa mondiale ed epocale diffusione abbia in qualche modo inciso sulla diminuzione delle statistiche del troppismo. Si continua a dipendere. E a ricadere nella dipendenza.

Dovete perdonarmi ma è da stamattina che questa storia dell’amare troppo a me suona male, malissimo. Perché il “troppo” fa quasi eroismo: quanto lo amo? Troppo. E il troppo si sa stroppia. Ma non uccide. E qui invece poi uccide. Pure. E allora non sarebbe meglio dire che se ti spappola la milza ma lo assolvi non stai amando troppo ma semplicemente stai amando male, malissimo?

Troppo non mi crea quel rifiuto che dovrebbe. Perché è opposto a “poco”. Male si. Perché, almeno, è opposto a bene. Il bene che non ci vogliamo e non ci facciamo quando amiamo non troppo ma quando amiamo male. E anche sul verbo “amare” dovremmo riflettere.

Questo troppo inoltre ha sempre la recidiva. E concluderei con la mail che poco fa mi ha convinta a dirla, una cosa, anzi a farla dire a lui, su questa storia che ci fa stare non troppe ma male:

Cara Meri,
la storia di questa ragazza che perdona il suo carnefice perché lo ama e ci torna insieme, ha fatto riemergere dall’archivio della mia memoria una “Rosaria” con cui sono stato tanto tempo fa, una delle tante Rosaria, appena uscita dalle grinfie di un uomo manesco. Una ragazza normalissima, simpatica, intelligente. Poi con me la storia finì.
L’ho ritrovata qualche anno fa. E stava con un altro. Uguale. Non a me: a quello di prima. La “mia” Rosaria mi ritorna in mente ogni volta che sento queste storie troppo frequenti. E ho paura di chiedermi perché. Perché si ricaschi nell’orbita attrattiva di un altro carnefice.
Giovanni

Rosso relativo

mercoledì, ottobre 24th, 2012

Non è solo dal prodotto interno lordo che si misura il grado di crescita di un Paese