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…io ti rispondo ho amato, ho amato tutto, eh

giovedì, febbraio 6th, 2020

E insomma eravamo lì, sedute sul divano, bevevamo la Barbera delle Langhe, che la Mongu quando porta il vino non si fa parlare dietro, e mangiavamo cose che le papille stavano facendo la ola da mezz’ora, che quando cucina Ippo non si fa parlare dietro e manco davanti, ed eravamo in una casa bellissima le cui finestre si affacciano su Giordano Bruno, lì sempre a ricordarci che basta poco per essere mandati arrosto.

E insomma avevamo cantato a squarciagola “Perdere l’amore”, soprassedendo sul rosso Biscardi dei capelli di Massimo, gesummio massimì ma pecchè?, imbracciando lo spicchio di pizza di Roscioli come microfono.

E insomma era la serata perfetta per volare leggere, nonostante la lasagna e il riso pilaf e la pasta crema di broccoli e pancetta croccante, che ci vuole ben altro a noi per appesantirci.

E insomma a un certo punto la Rizzi tenta di sedare il combinato disposto provocato da Prosecco e Langhe ma non ci riesce. Noi ancora sulla scia di Perdere-l’amore-maledetta-sera, ma sulla scia di perdere soprattutto la malinconia di quel tempo passato che sta scolpito sui capelli di Massimo e sulle rughette di Tiziano e che da qualchepparte hai certamente anche tu.

E insomma a un certo punto, a quel punto, “Tre passi e dentro alla finestra il cielo si fa muto e resto lì a guardare”. E si fa muto anche Giordano. E financo noi. “Perché io so cantare so suonare so reagire ad un addio. Ma stasera non mi riesce niente”. Adesso, poi, non ne parliamo proprio. Passa ancora un calice di Barbera ma “è Perfettamente inutile cercare di fermare l’onda che Ci annega e ci lascia senza fiato”.

E insomma “Se è vero che il tempo ci rincorre” è vero soprattutto che ci prende sempre alle spalle. A tradimento. Qui, su un divano.

Ed è lì. E lì “L’attimo fatale in cui mi sono arresa. E come un pesce che non può più respirare Come un palazzo intero che sta per cadere”, Tosca mannaggiattè. “Tu sei l’unica messa a cui io sono andata Un treno che è partito Sparito in mezzo al blu”. Tosca, mannaggia a questa voce, mannaggia persino a quei ferretti in testa.

“E io adesso farei qualsiasi cosa Per averti fra le braccia Per rivederti” ma anche solo per tornare al rosso Biscardi dei capelli di Massimo. E io adesso farei qualsiasi cosa solo pe’ sapè che cazzarola di stregoneria ci ha fatto questa ieri sera -altro che Giordanobbruno- che ancora oggi non riesco ad ascoltare, e a pensare, ad altro.

Ma Se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto io ti rispondo ho amato. Ho amato tutto. Eh.

Inforchèttabol

giovedì, giugno 13th, 2013

Nella generale crisi di sistema che ci attraversa ieri sera si è aperto un varco. Gastricoemotivo. E anche di accesso al centro storico. E cardiaco. La convocazione è arrivata qualche sera fa con un dispaccio mail secretato che contemporaneamente veniva dunque letto nella Sala Ovale di Barack, che a noi Prism ce spiccia casa.

-Meripo’, cena di femminazze da Ippazia. Astenersi astemie
La specifica secretata era che, tra le femminazze, ci sarebbe stata anche alta, molto alta, carica dello Stato ma solo in qualità di femminazza (si, ve vojo proprio vedè a -tipo- trovarvi, per dire, Michelle sul divano desiderosa solo di parlà di tacco12 e di (omissis)).

Vabbè, dunque Ippazia, al solito, aveva allestito il tinello delle grandi occasioni, comprensivo di candele profumate e sottofondo di Natalie Cole iz incredibol mentre già arrivava il Prosecco con datteri ripieni di caprino.

Le otto convenute spaparanzate in evri uei esaurivano le formalità a incrocio di presentazioni degli incroci non ancora conosciuti. L’occhio della qui presente, la cui palpebra già provata dall’assenza di blefaroplastica si appesantiva vieppiù dopo il Prosecco scolato d’un fiato, cadeva sui piedi delle astanti: tutte belle altibus calzantibus ma belle pure, darling iz incredibol, le due con simil pianelle (gli aborritori delle ballerine sappiano che esiste un piano B chiamato loafer).

Era sulle prime pagelle che si stavano assegnando al sesso a noi avverso che Ippazia, pietosa, interrompeva la seduta per farci atterrare sui
-Sedanini al finocchietto selvatico raccolto a Capo Peloro dalla signora Vizzini, con pomodori Pachino secchi e ricotta di pecora

Il Lagrein scorrendo a fiumi sul Capo Peloro e sui tavoli nostri veniva quindi sostituito dal Rosso di Montepulciano all’ingresso dello
-Sformato di carne ripieno di melanzane in agrodolce, peperoni ripieni di frutta secca e tortino di patate e zucchine alla menta.

L’analisi della generale crisi di sistema sentimentale che ci attanaglia trovava improvvisamente dei varchi di luce gastroalcolica. Due bis e tre brindisi dopo si conveniva che anche la grande tragedia dell’homo insapiens così come quella dell’homo che scappa, era tutto sommato arginabile proprio nel perimetro del sottostante piatto.

Era al momento del tiramisuà alla fragola e limoncello che veniva affogata in una definitiva bottiglia di Marsala anche l’emergenza della cornificazione globale, cui ognuna aveva avuto modo di offrire testimonianze anforghettabol too. E dunque, a mezzanotte e passa, si conveniva all’unanimità che laddove a volte neanche può il lettino dell’analista, potrebbe utilmente riuscire il tinello della sorella.

Molto ottimiste nei confronti della vita e financo del giro vita, le otto convenute si riavviavano traballanti sui so posh tacchi12 ivicompresa laltacarica sulle pianelle.

E dunque questo in sostanza volevo dirvi: non esiste sentimental dramma anforghettabol che non possa essere rimosso con un’opportuna serata inforchettabol.