L’ultima convivenza biennale essendosi frantumata giusto poche ore fa (che la mia amica comunicommelo stamane via mail) in seguito a frasi avventate pronunciate al termine di giorni all’insegna del gelo metereologico e non solo, riterrei utile fare il punto su alcune locuzioni la cui brevità è di norma direttamente proporzionale all’ampiezza di casino che riescono a innestare.
A questo proposito mi sovviene che nel fondamentale tomo “Istruzioni per rendersi infelici” che, ve lo voglio dire, è giunto alla diciannovesima -ripeto: diciannovesima- edizione, l’estensore -dall’impronunciabile cognome di dieci lettere con sole tre vocali, tal Watzlawick- ci rende edotti sull’attitudine all’assiduo esercizio del sospetto e della pippa mentale che, di filato, pur proveniendo da autostrade di piena soddisfazione e gioia potranno condurci nell’agognato vicolo cieco della perfetta infelicità. (L’attitudine attraversa trasversalmente i due sessi ma tende ad attecchire prevalentemente tra le donne).
E dunque anche lì si dimostra che il primo passo per costruire un futuro di piena e appagante infelicità amorosa è partire dall’assunto che “poiché io lo amo non posso credere che egli mi ami”: qualora lo credessi è invece fondamentale iniziare a portarsi avanti col lavoro e convincersi dell’assoluta infondatezza dell’idea di essere da lui in qualsiasi modo corrisposte e dunque stanarlo e metterlo di fronte all’innegabilità dei fatti: bene che vada non vi desidera quanto lo desiderate voi, non vi ama quanto voi, non gli mancate quanto lui vi manca e non ci tiene quanto voi tenete a lui.
La tempesta si preannuncia, di norma, per telefono e nel seguente modo:
DRIIIIIINNNN
-Ciao, tesoro (lui, squillante e tutto su toni alti)
-Ciao (lei, monocorde e sottovoce)
E’ qui che di solito si commette il primo tragico errore. Lui chiede:
-”Che c’è?” barra “Che hai?” barra “Che succede?”
Ed è qui che lei risponde:
-Niente
Niente è la notifica della linea Maginot. Dovreste fermarvi e arrendervi. Invece continuate:
-Come, niente?
Ed è con questa domanda che vi condannate: nel sistema binario maschile (on-off ) due indizi contrastanti vanno ricondotti a uno. Nel sistema multiplo femminile manco per niente. E al “come, niente?” è già troppo tardi per tutto: per compiere un’onorevole ritirata come per ingaggiare ore di travaglio che potrebbero condurvi comunque a un parto podalico senza cavarne un beneamanto piffero.
Perchè lei risponde:
-Niente, niente (due volte, ribaditivo e seccativo)
“Niente, niente” è il secondoo warning: è il declassamento ad AA di Fitch. Ma voi, maschi, pensate di avere un fondo salva stati e anche un discreto fondoschiena che comunque vi ha sempre tratti in salvo dai guai. Qui non è così. E, spazientiti, ripartite:
-Beh non direi. Ho fatto qualcosa?
“Ho fatto qualcosa?”, lungi dal tranquillizzarla con implausibili assunzioni di responsabilità la terrorizzerà definitivamente confermandole che quindi sì, ci avete ‘na coda de paglia lunga quanto la cometa di Halley.
E però voi insistete:
-Allora, dimmi, che ho fatto?
Siete al credit crunch: fallimento assicurato. Libri in tribunale. Da “Allora, dimmi, che ho fatto?” non potrà tirarvi fuori manco il si al maxiprestito della Merkel: quello che avete fatto lo sapete benissimo, lei se l’è solo immaginato come peggiore delle ipotesi, eppure eccovi qui a sfidarla con una frase che -tradotta in donnese- è: evvabbè, già che lo sai allora vediamo se la sai tutta.
Vi dovevate fermare a “Ciao, tesoro” e al suo funereo “Ciao” riattaccare subito.
Io so’ venti righe che ve lo sto a dì ma vedo che insistete. E allora fate come caspita vi pare. Poi però non venite a lamentarvi se quella poi la sera vi mette in regime di amministrazione controllata della libidine, ve la sospende cautelarmente e poi definitivamente.
