Posts Tagged ‘fede’

Il signore dell’anello

lunedì, luglio 13th, 2015

La scorsa settimana il Professor Pi è sceso dal Granducato con un Frecciarossa. Sceso dal Frecciarossa con cui scendeva dal Granducato è sceso a casa Pop e, mentre tentava inutili creazioni di corrente tra una stanza e l’altra per combattere l’afa capitolina, a un certo punto, da stanza attigua, in un misto di stupore attonito e di mattugguarda ha esclamato:

-Meripo’ mi stavo dimenticando ma guarda un po’ che ho trovato sul bus che mi ha portato alla stazione…

Nel percorso dovestavoio-dovestavalui (all’incirca dieci passi, vantaggio delle case piccole) stavo già immaginando una terna di possibilità (un gagliardetto della Fiorentina, un tomo sulla fisica degli spazi ristretti dei mezzi pubblici, una copia dell’ultimo libro di Moccia, in ordine di sfiga) egli invece estraeva dalla tasca un perfetto cerchio con dell’alluminio intorno. Un anello. Semplicissimo. Tipo quello uscito dal pacchetto di noccioline di Holly Golightly in Colazione da Tiffany.

Bando ai facili entusiasmi romantici afferravo l’insperato suo ritrovamento tentando di capire ove risiedesse il motivo di cotanto stupore. Rigira che ti rigira me ne stavo lì a osservare il metallo invero anche un po’ tristanzuolo quando Pi dice:

-Meri guardalo bene, intorno

E dunque ecco qua: tutto intorno alla sfera -e a una croce- c’era inciso il Padre nostro

Anello Padre nostro
Per un ateo praticante quale è Pi si trattava effettivamente di un ritrovamento archeologico semi incomprensibile tipo la stele di Rosetta: lo stupore era invece il mio a osservare il suo gran bel stupore. L’irruzione non prevista del trascendente sul discendente (discendendo lui dal bus). L’autobus -mi spiegava- passa oltre che alla stazione anche vicino a un convento. Qualcuno l’aveva dimenticato. Lui l’ha raccolto. E l’ha portato fino a Roma.

Ora, direte voi, Meripo’ embeh?

Embeh da quel giorno quell’anello sta qui, sul tavolinetto, tra il pc e il mouse nella stanza in cui faccio quasi tutto. Sostanzialmente è come una telecamera: mi osserva passare avanti e indietro, scrivere, chattare, guardare la tv, pensarvi, mangiare. Io lo sbircio. Lui sta lì. E parla standosene zitto. Perché sarò anche scomunicata per i noti fatti divorziativi ma io, di Lui, mi ricordo sempre. Lui il Principale, intendo. Anche di Pi mi ricordo sempre eh. Specie mo’.

Ci passo davanti e ogni giorno mi ricorda una riga diversa. E insomma ci passo da una settimana e lo guardo sempre un po’ con sospetto e ammiccando quasi a dire Mbeh oggi che t’inventi? Poco fa, dunque, ci son passata dopo le notizie del cosiddetto accordo per la Grecia. Ed è stato allora che quello, zitto zitto, mi fa:

-Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori

Sapete che c’è? Che mi è venuto un brivido. E ce ne vuole. Visto che fuori, e mi sa pure dentro, fanno 38 gradi.

 

L’ultimo metrò

giovedì, marzo 14th, 2013

Arriva dalla fine del mondo, dice “Buonasera”, si paga l’albergo e va in giro in metropolitana. Ha anche avuto una fidanzata, la qual cosa rende Papa Francesco vieppiù interessante per questo sentimental blogghe. E’ così: siamo talmente disorientati e bisognosi di punti di riferimento che anche il cardinale-ora-Papa che viaggia in metro ci offre ragionevoli brandelli di speranza. Come quelle “rotondità” di linguaggio, di gesti e di simboli dei quali ben spiega Giovanna Cosenza.

Abbiamo bisogno di qualcosa attorno alla quale poter tornare a sognare e sperare. Per non andare troppo lontano, tanto meno alla fine del mondo, un’amica mi ha chiamata dopo il primo appuntamento con un uomo e mi ha detto entusiasticamente “Meri, usa bene il congiuntivo”.

Abbiamo bisogno di un punto di riferimento. Di un appiglio nella tempesta. Non una vagonata: ormai basta anche un vagone. Un vagone della metro nel quale riconoscere, oltre al futuro Papa, anche un po’ di noi stessi. Quella parte di noi che aspetta un segnale dopo il quale scatenare non l’Inferno, forse neanche il Paradiso ma almeno un Quasiquasi. Mai come ora ci vuole coraggio, oltre che fede, per credere nella Resurrezione. Siamo a terra. E talmente scoraggiati che ci sembrerebbe già un miracolo poter credere nella possibilità di Risollevarci. Vi preghiamo, quindi, di aspettare ancora qualche ora per dimostrarci che ci sono le ombre. Lasciateci qualche altra ora di luce. Di lumicino, quantomeno. Quello al quale è ridotta ora la speranza. Noi stiamo come Archimede: dateci un vagone e ci risolleveremo al mondo. Forse.