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Forchetta e cucchiaio

mercoledì, giugno 27th, 2012

Scusate ma oggi pomeriggio la Giovane Older ha un appuntamento importante, tipo Pirlo davanti al portiere inglese: possibilità di riuscita 50 e 50. Pirlo poi ha optato per il cucchiaio. La Giovane Older, come si capirà più avanti, ha invece un problema di forchetta.
Per l’occasione ho quindi chiesto non già alla Fata Smemorina di Cenerentola, che per carità è bravissima, ma alla superfèscion di Pinocchio, la Turchina -così ci prepariamo pure per gli Azzurri domani- di dirle due paroline.
E dunque, cara la mia Giovane, ti lascio nelle sue sapienti nonché fescionissime mani.
Zia Meri Pop

Cara Giovane Older,
mi ha detto la zia che stai aspettando una risposta e sei un po’ abbastanza agitatina in ansia. Stai tranquilla, succede anche a noi Fate. E che facciamo?
Beh, una può avere tutti i poteri magici del mondo però in certi casi serve di più usare il cervello che la bacchetta. E questo è uno dei casi. Mi spiego: una magia si può fare una volta ogni tanto. Il cervello, se ben allenato, può funzionare sempre. E anche se sono Fata ti dico che mi trovo meglio col cervello. Non tutti, cara, lo usano e lo usano bene: a volte si fermano prima, per pigrizia.

Dunque oggi, in questa busta, ci sarà scritto che tipo di pizza puoi mangiare. Che pizza, dirai! Ecco, esatto: che pizza.
Mi ha detto zia che ti piace leggere. Che pizza, dicono certi, meglio guardare i cartoni. Però, vedi? Le cose che a volte sembrano più difficili poi si rivelano anche quelle che danno più soddisfazione.

E’ chiaro che, nel caso in quella busta ci fosse scritto che la tua pizza dovrà essere senza glutine, questo richiederà uno sforzo in più. Soprattutto del pizzettaro o di mamma quando la cucineranno.
-Oh ‘a Turchì e io??? Che io non gliela posso cucinare io?
-Meri Pop, lasciamo perdere che è meglio, che non te lo ricordi che adesivo t’ha regalato la Giovane Older per la cucina? (Bacio meglio di come cucino, ndr). Meripo’, tu è meglio che la porti a cena fuori, ho certi indirizzi da darti che sono strepitosi.

Scusa cara, riprendiamo. Dicevamo che dobbiamo vedere che pizza. Questo vuol dire solo, EVENTUALMENTE, che tu avrai bisogno di cose un po’ speciali. Non è che avrai meno degli altri: avrai cose un po’ diverse, pensate apposta per te. Cioè quando noi cucineremo, noi tranne tua zia ovvio, ci diremo: “Oh bene questo è per noi e questo è per la mia Giovane Older”.
Fico, no, essere pensati sempre così? Sempre speciali. E non solo in cucina.

Tra l’altro mi ha telefonato anche Grace, che è l’amica di zia che come me è una maga soprattutto in cucina, e mi ha detto che ha delle ricette per te che in confronto Ratatouille è un principiante.

Ora devo proprio dirtelo: guarda che noi Fate tutte queste attenzioni mica le riceviamo, eh.

Bene, allora siamo d’accordo: in cucina cose speciali per bambine speciali. Il resto continua meglio di prima. Perché fino ad ora si è sempre detto che non bisognava viziarti. E invece, tutto insieme, ci sarà un foglio con su scritto: e viziatela un po’, sta bambina, e su!

Un bacio porporino con i nuovi colori della stagione fèscion: corallo e azzurro, ovvio.
Tua Turchina

La Fata Smemorina

giovedì, giugno 7th, 2012

Diceva la mamma di un mio amico al mio amico, quando a lui prendeva il momento della lamentosi per qualsiavoglia tipo di calamità ritenesse avversa: “Senti caro, se pensi di avere un problema fatti un giro in un ospedale. E se non ti basta fattelo anche in un cimitero”.

L’ho sempre trovato un metodo efficace per rimettere ordine nelle priorità delle lamentazioni. A questo ho pensato ieri quando ho accompagnato la giovane older a un day hospital per fare una gastroscopia. La formazione di partenza -giovane older, di lei genitori, di lei zia- si è mossa all’alba da casa e si è recata all’ospedale di riferimento, sezione d’appoggio ematologia pediatrica. La gastroscopia nei bambini prevede l’anestesia totale dunque la giovane aveva espresso il desiderio di “addormentarsi con mamma svegliarsi con zia”.

L’attesa è stata lunga, molto lunga. Ma formativa.
Alle 7,30 di mattina gli ambulatori della pediatria erano pieni. Panchine d’attesa in overbooking in ogni ordine di spalti. Età degli astanti comprese fra i 5 mesi e i 13 anni. Più i genitori. Eppure, per cinque ore, non ho sentito un lamento (fatta eccezione per un paio di urla belluine che credo fossero dovute più alla stanchezza dell’attesa che ad altro). Si consideri che in linea di massima io, che già in partenza non ho un afflato mistico con la bambinanza in genere, non faccio altro che assistere, in ogni genere di luogo pubblico con particolare riguardo per gli autobus, i negozi, i ristoranti e i cinema, a scene di ordinaria isteria molesta di piccoli ineducati tiranni che tengono in pugno torme di cresciuti, pasciuti ed esausti genitori con picchi di decibel da Guinness.

In ospedale, invece, ho visto bambini di 7 anni entrare a farsi il prelievo del sangue con una compostezza che torme di adulti nel traffico se la sognano. Ho visto bambine di 8 anni dire alla mamma prima di entrare in sala operatoria “non ti preoccupare”. Ho visto la giovane older tenere botta ore e ore e abbandonarsi solo, alla fine di un lungo interrogatorio da parte dell’anestesista a base di puntuali risposte, a un:
-Senta, vorrei sottolineare anche che io ho paura. Lo scriva

Messe a verbale anche le dichiarazioni spontanee si perveniva nella sala d’aspetto finale dove trascorrevamo altre tre ore. Che, sia chiaro, non passano mai. Il posto in lista della giovane older per la sala operatoria saltava due volte “a causa di un’emergenza: c’è un bambino che sta molto più male”. E’ evidente che a ogni slittamento la paura avanzava di pari passo ma guardandomi un po’ sperduta continuava inflessibile in un “non importa, aspetto”. Il tempo era comunque scandito da:
-Zia che ore sono?
-Le 8,30
-Ah , ora stanno entrando
-Chi?
-I miei compagni di classe
-Zia e ora?
-Le 10
-Stanno facendo la merenda (acutizzazione del roarrrrrr roarrrr, rumore stomaco vuoto da 24 ore circa)
-E adesso?
-Le 11,30
-Fra un’ora pranzano

Insomma una mattinata sostanzialmente in collegamento spiritico con la vera vita di sè, la scuola. Che questo, anche, credo valga la pena dirlo: per i bambini, in linea di massima, la continuità di una vita normale è soprattutto la scuola. Lei l’ha interrotta un giorno ma molti dei suoi coetanei di ieri, non fanno altro che interromperla e riprenderla. Ed è una cosa che li addolora.

Infine arriva l’infermiera e la chiama. Poi chiede
-Chi vuoi che ti accompagni in sala per l’anestesia?
E lei si volta mi guarda e dice
-Mia zia

Così ci avviamo ed entriamo: tavolo, teli verdi, apparecchi, mascherine (però con i pupazzetti sul camice).
Lei si stende e ricorda anche agli astanti che
-Scusate volevo nuovamente sottolineare che io ho paura. Dell’ago, soprattutto

E qui aggiungo che, un’ora prima, alla giovane older le infermiere avevano spalmato una pomata anestetica sulla manina dove avrebbero infilato l’ago.
Le ricordo che
-Ehi, qui hai zia Meri Pop e soprattutto la pomata magica che non fa sentire nulla

Così si è tranquillizzata, l’hanno bucata magicamente, iniziato a iniettarle sta roba allucinogena, fantastica al punto che a un tratto una dottoressa mi ha guardata, l’ha guardata e le ha chiesto:
-Ma, giovane older, chi è questa bella signora (si, ha detto così, per dare soddisfazione alla pupa) che ti accompagna?
E a lei prima è uscito uno stentato
-Miazz..
Poi beatamente strafatta dalle sostanze in circolo ha sorriso a tutti, mi ha riguardata e ammiccando ha pubblicamente annunciato:
-E’ la Fata Smemorina di Pinocchio
Dopodichè ha ruotato gli occhietti ed è decollata nelle braccia di Morfeo

Io non ho figli e devo dire che, tranne qualche momento di sbandamento, vivo con grata beatitudine lo stato di childfree. Ma in alcuni, pochissimi momenti, penso a come sarebbe stato. Poi, subito dopo, mi Smemorino.

P.S.
Tornata davanti a un Google ho poi scoperto che la Fata Smemorina non è di Pinocchio ma di Cenerentola. E che, rispetto a quella di Pinocchio, è più Tata Lucia che una strafiga. Mh. Non ci sono più gli oppiacei di una volta