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Ora corri dietro al vento e sembri una farfalla

sabato, marzo 23rd, 2013

Alla fine te ne sei andata come dentro a una canzone di Lucio Dalla: che tu “così come una farfalla ti sei alzata per scappare”. E io sono rimasta lì davanti, davanti allo schermo: “Cosa ho davanti, non riesco più a parlare, non riesco a capire dove vorresti andare, vuoi andare a dormire”.

Tu, che noi non ci siamo mai viste di persona ma solo nelle faccine del socialcoso. Tu che io oggi mi sembra di averti incontrata sempre. Tu che era stata Lorena a presentarci a distanza e io non lo sapevo, che c’era poco tempo. Perché questo è il punto: pensiamo sempre di averla in mano noi, la clessidra e poterla girare quando vogliamo. E riavviarlo, il tempo.

Tu che io poco fa sono venuta a cercarti a casa, la casa 2.0, per vedere se si fossero sbagliate. Tu che invece hanno ragione. Tu che l’ultima cosa che ho trovato scritta è “Quando la musica regala l’eternità. Grandi tutti per Lucio”.

Quando la musica regala l’eternità. E speriamo che la regali anche l’amicizia.

A casa di Fausto

giovedì, gennaio 24th, 2013

C’è chi come Dora scrive “per non perdere l’abitudine :)”. Chi, come Eugenio, passa la mattina a dargli il buongiorno. Chi, come Carla gli lascia l’invito a un convegno. Chi va di fretta, come Eli, e lascia solo “ciao ciao ciao”. Chi, come Eli il giorno in cui va meno di fretta gli racconta che “Cosentino per dispetto s’è portato via la lista del PdL Campania! 😀 😀 ahahah”, Towanda gli fa gli aggiornamenti della situazione di “prendi le liste e scappa”, Fiorenzo gli augura “Buon fine settimana”.  Ah e poi Mariapa’ gli scrive che stava in macchina con la Brù “che è fissata con le diete. ora ne sta facendo una dove mangia praticamente tutto ciò che le va, che sarebbe una dieta fantastica se non fosse per il trascurabile dettaglio che il peso è uguale a prima… insomma, lei era in macchina con Genio e Betta e raccontava di una sua conoscenza che invece “pensa, ha perso TRENTOTTO chili”. Brù, le dico, le sarà scappato il cane…”. Lucrezia gli posta “l’ultimo di Guccini. Una canzone bella, di resistenza e lotta, triste e forte. Si muore, ma si rimane a difendere le idee di chi muore”.

E’ così da un mese. La bacheca di Fausto. Fausto che se n’è andato la sera di Natale, che dice la mia amica Chiara che l’ha fatto per inserirsi nel flusso di traffico di angeli che salivano e scendevano. Fausto che se una causa non era impossibile non gli piaceva. Fausto che quando non ha più potuto invitarci a cena in una casa ha continuato a invitarci a qualsiasi ora in quell’altra casa, quella 2.0. Che questo era la sua bacheca: casa nostra.

Ed è lì che continuiamo ad andare ogni giorno. Nella speranza di vederlo fare capolino da qualche link. E mentre lo aspettiamo ci teniamo compagnia fra noi. Pedro, il suo figliolo, ci offre il cappuccino la mattina o lo Spritz la sera.  Perché Pedro, anche quando Fausto se n’è andato, ha lasciato la porta di casa aperta.

Digitare il tuo nome per venirti a trovare, Fausto caro, è un po’ come suonare al citofono: e pensa che, quando entro sulla bacheca, sento persino il profumo della pipa.

Basta un po’ di zuckercoso

lunedì, ottobre 22nd, 2012

Raccontarvi che caspita di weekend è stato quello che per me non è ancora passato nonostante sia quasi passato pure il lunedì è impossibile. Dunque, sostanzialmente, nel prolungamento che questo blogghe ci ha sui socialcosi è successo che un nutrito gruppo di esponenti del supercalifragilismo di Zuckercoso si sia autoconvocato per quella che hanno chiamato “La Woodstock di Meri Pop”. Ora, la contea dell’Ulster ci perdoni, l’evento annunciato da mesi è stato dalla sottoscritta preso come un divertentissimo Festival del Cazzenger che al massimo si poteva svolgere sui numerosi gruppi di discussione aperti all’uopo sul sempresialodato Zuckercoso (la rima baciata è offerta dalla ditta). La data, scelta sempre a cazzenger, si è in seguito scoperto coincidere con il Giubileo della qui presente. Insomma, una cosa rispetto alla quale ad esplicita domanda di mia sorella

-Meripo’ che si fa per il tuo cinq sessant settant esimo?
mestamente risposi
-Ecchevvuoifare figlia mia, un dignitoso silenzio, che è la mia anagrafe il Paese più straziato

Per farvela breve, questi si so’ presentati sul serio. Da tutta Italia e anche dalla Padania.
Tutto il materiale 2.0, video, audio, iconico, scribacchinocompulsivo con punte di parossismo tali per cui gente ha dovuto disattivare le notifiche, altri anche il computer, cambiare residenza ed espatriare per non essere più raggiunto da qualsivoglia patologia supercalifragica, dicevo che tutta sta roba è già all’attenzione di Voyager, Indagare per conoscere, del Censis, di Csi, The Mentalist, Cold Case e la facoltà di Antropologia.

Un momento dello sbarco in Sicilia, Grillocefaunbaffo (Foto bedda Maria)

Ciò che mi preme qui sottolineare è che io, nell’ultimo compleanno rintracciabile prima di approdare nel virtuale mondo dei blogghe, dei Zuckercosi e degli Uccelletti de Twitter, avevo ricevuto ben 5 sms di auguri: mamma, papà, mia sorella, la mia unica amica Rita e uno che s’era sbagliato. Io è da tre giorni che cerco di ringraziere e disseppellirmi dalle 385 notifiche di auguri, 57 messaggi privati, 50 zuckercosici in carne e ossa più quelli rimorchiati strada facendo.

Mi guardo bene dallo spezzare una lancia in favore di Facebook e dei blogghe e dei 2.0 e del popolodellarete, no io voglio solo dire, e lo dico con l’autorevolezza dei miei insuccessi, che se io oggi non sto sotto a un treno ma sotto a un ombrello e volo, è colpa vostra. E se dovessi riassumere in una sola parola qual è stato il motore che mi ci ha mandata e ci ci ha portati io credo sia “meraviglia”: che in fondo questo la nostra Mary Poppins ci insegna a fare. meravigliarci. E non è per dire ma a Mary Poppins poi alla fine pure Platone je spiccia casa: “E’ veramente propria del filosofo questa situazione: il provar meraviglia, né altra che questa è l’origine della filosofia”. E del casino che ne è venuto dopo fino a Sex and the city (ve la ricordate Carrie Bradshaw nella sigla, si, quando l’autobus si impozzanghera e le inguacchia il vestito e lei vede il suo nome sulla fiancata e sobbalza di meraviglia?).

Ecco mo’ se dovessi farlo io un augurio a voi direi che è: fate come Platone e Carrie, meravigliamoci sempre, meraviglie.

Sedovetefareunafilafatela per VerMeri

venerdì, settembre 28th, 2012

Beh intanto per la prima volta in vita mia sono andata in un posto nel quale tutti, ma proprio tutti, mi chiamavano “Meri”. Che io nella vita precedente mi chiamavo in un altro modo. Ma di quella vita precedente non c’era nessuno e se c’era mi aiutava a planare in quella nuova.

E questo posto è una mostra: la mostra di Vermeer a Roma, alle Scuderie del Quirinale. L’invito è arrivato su Zuckercoso. Me l’ha mandato la mia amica Chiara e diceva: Meripo’ apriremo straordinariamente la mostra per una serata a inviti per i nostri amici del web, del 2.0, blog e quant’altro, che ci vieni? Eccerto, Chià, che ci vengo.

E però quando sono arrivata davanti alle Scuderie ho visto che erano tutti in coppia, anche amiche eh, e che io ero l’unica spaiata. Non ho fatto neanche in tempo a deprimermi trentacinque secondi che, con l’Aifonio 4 nella mano destra, leggevo su twitter che la Fraq, che si occupa di queste cose, scriveva “io sono alla mostra di Vermeer”. Che io la Fraq non l’ho mai vista di persona e Uh, mi dico e le scrivo

-Ci sono pure io, magari ho proprio qui accanto la donna in Fraq e no lo so
E lei scrive
-Meripo’, ho le scarpe verdi

Allora io comincio a guardare tutti i piedi di quelli che avevo vicino, anche abbassandomi un po’ perché era buio e immaginatevi la scena e zan zan ti trovo ste scarpe verdi di camoscio. E io le avevo gialle a pois neri, per dire, fatte davvero l’una per l’altra.
Così sono entrata con la Fraq e non da sola, per esempio.

Poi io non conoscevo neanche Chiara che mi aveva invitata e me l’ha indicata Fraq e allora l’ho anche abbracciata e ho detto “Sono Meripo’”. Ma non mi ricordo che scarpe avesse Chiara.

Dentro, ho incontrato un sacco di altri e ogni tanto qualcuno mi fermava e diceva
-Ma che sei Meripo’?
Guardate, è come quando vedi il quadro che teneva sempre in camera da letto nonna e finalmente scopri come si chiama. Bello. E anche il mio amico Domenico, che mi conosceva da mo’, mi ha chiamata Meri. Poi mentre me ne andavo e scendevo la scalinata delle Scuderie modalità Wanda Osiris mi son sentita un
-Meriiii ma ci sei anche tu?
Ed era Melissa, Melissa quella che scrive, bella, e che non se la tira. Che era spaiata anche lei. Ma ieri sera eravamo tutti insieme. E non si vedeva chi fosse spaiato e chi no. La rivincita del calzino da lavatrice, tipo. Ecco, che vi devo dire? Bello. Vabbè mi pare che ho detto tutto.

Come? Ah, la mostra? Beh la mostra che mica c’è bisogno che ve lo dica io sto Vermeer che genio che è.

Insomma, se dovete fare una fila, fatela per Vermeer. Parola di VerMeri

Ragazza con il cappello rosso

Vanity Pop

venerdì, luglio 20th, 2012

Insomma la mia amica Chiara ieri mi fa:
-Meripo’ ma l’hai visto mai Camille Lacourt?
Io pensavo stesse parlando di qualcuno del governo di Ollònd e le ho detto:
-No, che ministero ha?
E lei mi ha detto
-Meripo’ questo, ministero:

Camille Lacourt

E beh allora io ho preso una decisione e l’ho scritta sul socialcoso Facebook insieme alla foto delle motivazioni:
-Ho deciso di seguire le Olimpiadi
E siccome frequento bene, anche sui socialcosi, pure tutte le mie amiche e tanti miei amici masculi -che però non hanno complessi col nuoto- hanno detto che mi avrebbero seguita mentre seguivo le Olimpiadi. Che siamo un popolo di poeti, Santi e navigatori si o no?

E insomma lo stile libero ha iniziato a navigare di bacheca in bacheca e più che una piscina è diventato un Oceano e l’onda lunga uno tsunami.

Ed è così che, signore e signori, siamo approdati su Vanity Fair, oy yeah, dove l’ottima Gabriella Greison, che su Fb ci osserva, ha trascritto tutta la cronistoria dell’imperituro amore delle Pop girls e men per il nuoto.

 

Like a Pop, Very Pop

venerdì, giugno 15th, 2012

Va detto che le altre due sciamannate io le ho conosciute due Repubbliche fa a Piazza del Gesù. Dunque che domani noi si vada da Madonna è il compimento di una parabola. In tutti i sensi. Ora sta parabola è iniziata tre mesi orsono quando la pischella Patù, che l’utenza forse ricorda, in azione sinergica con la Tartarugamingia -che è l’altra sciamannata, che come le colleghe Ninja ha nel tempo subito la mutazione genetica che la portò ad assumere caratteristiche vistosamente  de follia, in questo caso- stavo a dì dunque ste due tre mesi fa inviaronmi un cablogramma tipo come in alfabeto morse:
-Meripo’ presi biglietti per andare da Madonna
Io che ancora aspetto quelli per ottenere una risposta da Monsignor Fisichella ho esultato non poco, compiacendomi del gerarchico e mistico salto di qualità con le interessate.

Un successivo cablo esplicava le coordinate di latitudine e longitudine: 16 giugno ore 21 Firenze stadio Franchi. E dunque noi domani andiamo. Ora c’è da dire che loro due sono pischelle, percepite sia chiaro, io meno. Percepita. Ciò non mi sta affatto impedendo di prepararmi all’evento come neanche a 18 anni per Dalla De Gregori che fu il mio primo.

E dunque son qui a dirvi che mai, ripeto mai, nella mia placida e precedente coniugale vita, mi sarei aspettata poi un giorno che me sarei preparata na borsetta con la tiscerta Pop, la fascetta, il pantaningija e altri generi di prima necessità.

Insomma, dopo una vita di reverenziale ossequio, finalmente io da Madonna ci vado nè Like a virgin e nè Like a prayer: ce vado co ste due pischelle Like a Pop, Very Pop.

Grazie, pupe. E grazie pure a Zuckercoso, che io la Tartaruganinjia l’ho ritrovata là.

Vuvuvufamolicornutipuntoorg

martedì, giugno 5th, 2012

Riceviamo e volentieri diffondiamo, direttamente dalla mia amica Emme, la notizia del giorno: Facebook causa 1 divorzio su 3. Non è comunque un motivo sufficiente per precipitarvi ad iscrivervici (mi porto avanti col lavoro di Pecerin).

A rivelarlo, oltre alla mia amica Emme a me, (ed ecco la seconda notizia) è il portale Incontri-ExtraConiugali.com. A questo punto, raggiunta l’impennata di cliccate sul qui irresistibile link, potrei chiudere qui e ciccia.

Senonché la mia amica Emme m’ha dato pure il cellulare dell’Ufficiostampa di questi, cosa che potrebbe avere delle conseguenze in un faldone a parte che vi sottoporrò quanto prima, e comunque dopo aver riflettuto sul fatto che ci sono lavori nella vita che lèvati proprio eh.

Ma andiamo avanti: Facebook, stavamo a dì, causa 1 divorzio su 3 ma mica perché è sul socialcoso che se scoprono le corna 2.0. No, è che se lo fai di nascosto ce posso pure passà sopra (52% delle donne dichiara che lo sa e lascia correre), se però poi lo comunichi pure all’Ansa mondiale è un altro paio di maniche e dunque non è che ce passo sopra: TE passo sopra. 

E sentite qua che dice il signor Alex Fantini, ideatore di sto vuvuvufamolicornutipuntoorg: «per amore, per una dipendenza economica o per il timore di lasciare i loro figli senza un padre, molte donne sono disposte a chiudere un occhio sull’infedeltà del proprio marito. Ma questo succede solo se chi tradisce non è sfrontato. Se il tradimento diventa pubblico 8 donne su 10 non perdonano» 

Famo finta di non sapere. Ma non è finita: “il 18% delle intervistate si dichiara capace di determinare con precisione il giorno in cui il marito le ha tradite. Come? Dal linguaggio corporale di lui (67%), dal fatto che il partner dedichi loro inaspettatamente troppa attenzione (22%) o dai regali estemporanei (11%)”.

Quindi, maschi, se volete campà tranquilli in tre, continuate pure a non filarci di pezza, a evitare di fare regali sia nuovi che riciclati o a minimamente interessarvi di qualsivoglia mammifera vi abiti in casa.

Chiudo con una dovuta precisazione al drappello di utenti che giustamente mi ricordano che sto blogghe è un tantinino di parte, di parte di donna: resta ancora una volta avvolto nell’oblio il problema di quando è LEI la stronza che tradisce. E io che caspita ci posso fare se il signor Alex vuvuvuextraconiugepuntoit parla solo delle reazioni delle povere mogli alle maritali corna?

Caro Zuckercoso, miliardario grazie a me

sabato, maggio 19th, 2012

Oggi siamo qui. Con questa che inizia così:
Caro Zuckercoso, è probabile che dopo lo sbarco in Borsa di Facebook anche i Peanuts sbarcheranno da un avvocato e ti facciano causa. Perché, a giudicare dalla mole di postamento quotidiano che vedo scorrere, le strisce di Charles Schulz sono il 60 per cento del traffico di contenuti della tua geniale invenzione, il resto essendo equamente diviso tra le foto delle vacanze mie e le scemenze che ci diciamo con gli amici miei: sostanzialmente i Peanuts, le mie vacanze e le scemenze viaggiano su Facebook come i neutrini nel tunnel della Gelmini.

Conseguenze flop neutrini: tempi presunti di attesa fra rimorchio virtuale e appuntamento reale

mercoledì, febbraio 22nd, 2012

Dunque i neutrini non sono più veloci della luce. E anche gli uomini non sono più veloci delle donne: pure in questo caso si sarebbe registrata un’anomalia nel funzionamento degli apparati utilizzati per la misurazione. E anche qui l’errore sarebbe da attribuire a una connessione difettosa tra tastiere.

Inoltre anche qui la discrepanza di 60 nanosecondi tra la velocità dei neutrini e quella della luce, nel caso del dialogo tastieroso uomo-donna può raggiungere l’unità di misura delle ore, dei giorni e dei decenni e ugualmente, fra i sessi l’un l’altro opposti, la discrepanza sembra sia il risultato di un problema con il cavo in fibra ottica che collega A) tastiera uomo con tastiera donna B) bocca donna con orecchio uomo C) viceversa.

Se dunque, dopo mesi di tampinamento reciproco sui socialnetwork, su telefonino, su mail, su Messenger, su Kezzenger e Skype lei alla fine esausta dice: “vabbè ma allora una sera vediamoci”, la frase impiega un lasso di tempo fra i 10 giorni e l’infinito per concretizzarsi in un’unità di misura di luogo e orario.

La velocità anomala del rimorchio virtuale maschio-femmina si infrange dunque all’uscita dal tunnel. Del modem: appena si passa da cazzeggio virtuale ad appuntamento reale il tempo si dilata.

Diamo di seguito una tabella aggiornata dei tempi presunti di attesa fra il rimorchio virtuale e l’appuntamento reale secondo gli ultimi aggiornamenti pervenuti a questo blog dalle ricercatrici e dai ricercatori del CERN, Cercatori Esemplari Ritrovamenti sòle Notevoli:

rimorchio via chat: da uno a tre mesi
rimorchio via Facebook: da tre a sei mesi 
rimorchio via Twitter: da sei mesi a un anno (se la tirano di più)
rimorchio via sms e mail: tendente all’infinito (il rimorchiatore sms e mail predilige l’appagamento sensoriale del punto T9 anzichè del punto G1)

Un fascio di Sms originato in Lombardia un anno e mezzo fa, per dire, non ha ancora raggiunto il Piemonte. Al contrario si è registrato il caso di un fascio di rose che originato nel Lazio aveva effettivamente raggiunto una Regione limitrofa in meno di 24 ore ma l’Interflora ha declinato ogni responsabilità per l’accaduto: l’anomala accelerazione potrebbe essere stata provocata da un’interferenza del Gran Sesso. Scoperta che sembra distruggere le speranze dei ricercatori.

The day after/San Valentino

mercoledì, febbraio 15th, 2012

Sono giornieggiorni che, trovandomi in un surplus di interventi di Pse -pronto soccorso emotivo- con amiche strafighe assai e sentendo sempre, a un certo punto della disamina dell’inadeguatezza altrui, “o forse sarò io cheeeee” mi corre l’obbligo di ricordare che tesoremie va bene l’autocritica ma il tafazzismo poi no (vale anche per gli uomini, chiaro, ma io sto prontosoccorsoemotivo mi capita di farlo prevalentemente alle donne).

Voglio dire, tanto per fare l’ultimo esempio in ordine di intervento, se quello è stato il vostro compagno per cinque anni e a San Valentino manda le rose a voi in ufficio ma poi scopa con un’altra nel suo, di ufficio, e beh no, non puoi dirmi “o forse sarò io cheeeee”.

E dunque nell’ambito delle sinergie coatte, nel senso obbligate, fra questo blogghe, Fèisbuc, Tuìtter e affini, mi è gradito riportarvi la parola di @Iddio evocata da @Sissetta80.

Per dire di come, a volte, dopo esserci sciroppate le 608 pagine di Donne che corrono coi lupi e non averci comunque capito un tubo, poi si scopre che in 140 battute ci stava tutto lo stesso:

Devi imparare a tirartela di più, vedrai che dopo il mondo sarà ai tuoi piedi.
@Iddio

(grazie a Francesca, Michela e a tutti quelli che hanno inviato, ovunque, sto prontosoccorsoqquà. RIPETO: vale anche per uomini vs donne)