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Dove le idee fanno sesso

martedì, maggio 22nd, 2018

No non è un post sconcio. Ma “L’innovazione nasce quando le idee fanno sesso”, disse un certo Scott Galloway. Beh insomma qui si proverà fargli fare anche l’amore: ve l’avevo detto che vi avrei perseguitato con la tappa romana dei monologhi teatrali sui socialcosigeni.

Care e cari romani da stasera a giovedì, per tre sere, trovate la vostra quippresente alla Nuvola di Fuffas, al Forum PA: oggi La storia di Google, domani Zuckercoso e giovedì Amazon.

Vi aspetto a teatro, dove tutto è finto ma niente è falso. Tipo certi amori, insomma.

L’amore è non dover mai dire Mipiace

mercoledì, maggio 2nd, 2018

E dunque Zuckercoso ha deciso che su Facebook aprirà la sezione Agenzia sentimentale: un algocoso per conoscersi online e, se le cose funzionano, fidanzarsi. Lui vuole fare le cose serie eh, non favorire le sveltine, nonnonnò: “creare relazioni reali e per il lungo periodo, non per incontri occasionali”.

Solo che una App per incontrare sconosciuti affidando poi a un improbabile calcolo statistico la felice relazione stabile esiste già e si chiama Matrimonio. Si usa da millenni ma soprattutto si è già visto come va a finire: che uno alla fine va su Facebook e ricomincia a rimorchiare.

Perché, come diceva la zia della mia amica Mariapà quando finiva un amore, Ricordati che è sempre uno che hai conosciuto per strada. E che la strada possa essere online non farà alcuna differenza.

Chi siete, dove andate, come tornate

lunedì, agosto 24th, 2015

Oh, è talmente vero che, come dice il saggio, “chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita” che pur avendo passato indenne la frontiera, stamattina Zuckercoso ha detto che non posso essere Meri Pop. Poi mi ha chiesto i documenti e ha detto Lefaremosapere.

E insomma mi chiedo: ma se uno rientra a casa ma non su Facebook, è rientrato veramente?

Meri Pop NZ South Pole

Love me Tinder

venerdì, aprile 17th, 2015

E dunque dopo la pizza a domicilio e il taxi fatto in casa ecco che irrompe sul podio delle maipiùsenzApp, scansandole, quella dell’incontramose. Si chiama Tinder e nei primi quattro mesi 2015 ha fatto registrare +130% nel mondo e +30% in Italia per un totale globale di 50 milioni di utenti.

Si va dalla richiesta mordi e fuggi all’upgrade della storia comesideve sconfinando persino in quella d’amore.

Come funziona? Ci si collega attraverso il proprio profilo Facebook -spiega Lorenza Castagneri su La Stampa– dopodichè entra in gioco la geolocalizzazione Cupidica, “compaiono i profili dei “lui” o delle “lei” più vicino a noi: foto, nome, età e informazioni di base. Se non ti interessa, gli dai una “X”, se ti piace, gli invii un “cuoricino”. Solamente se il nostro oggetto del desiderio contraccambia il like si apre la casella chat e si può cominciare a chiacchierare”.

Orario preferito dalle 20 alle 21 serali. Dunque sì ore pasti. E c’è anche un tutorial, “Tinder for experts”.

Considerando una platea di 7 miliardi di mondial popolazione, al netto delle zone non coperte dalla rete e tolti bambini e categorie protette, presumibilmente i sei gradi di separazione sono ormai annullati e, se solo uscite a buttare la munnizza, potreste svoltare fino al prossimo anno bisestile.

Ordunque però, a vedere le statistiche in crescita esponenziale degli inconsolabili spajati, dobbiamo concludere che l’unica fase che funzioni alla grande di questa app è quella, per l’appunto, dello “scaricare”.

E ora, finalmente, lui:

Ecco perché siamo spacciati

lunedì, dicembre 1st, 2014

Lui non si rassegna all’abbandono dell’ex moglie.
Va a casa e la riempie di coltellate, uccidendola.
Si ferisce anche lui. Esce da una porta secondaria e si siede un muretto per tamponare la ferita.
A quel punto tira fuori il cellulare  e posta sul suo profilo Facebook “Sei morta, tr..a”
Arrivano i carabinieri e l’arrestano.
Intanto il suo post riceve centinaia di mipiace come lumini votivi al contrario.
Contemporaneamente nasce una pagina Facebook contro i mipiaciatori.
L’indignazione in andata e ritorno, presa la cittadinanza su Facebook, durerà, a occhio, un paio di giorni e decine di titoli.

Diceva Giolitti che “Bastano due generazioni ben educate a far rifiorire una Nazione”:  ecco perché, per ora, siamo spacciati.

Da Trieste in giù

mercoledì, ottobre 15th, 2014

In linea di massima le aree geografiche delle quali preoccuparmi in caso di avverse condizioni meteo, per la cerchia stretta di famiglia, fino a cinque anni fa erano geolocalizzabili fra l’agro romano, la Tuscia e il Sannio con episodiche incursioni nel Granducato di Toscana.

Giusto oggi, per la prima volta, mi sono resa conto che all’allerta del Friuli Venezia Giulia e nei giorni scorsi a quella di Genova e Liguria, ero balzata sulla sedia per andare a verificare, al di là del dovere di cronaca e della partecipazione umana, le effettive aree di emergenza, di criticità o di rischio confinanti con le mie nuove case.

Un balzo sulla sedia che ormai si estende per tutto lo Stivale. Perché, per dire, e non vorrei proprio fare nomi specifici per includere tutti, per laprima volta mi sono resa conto di aver acquisito case dalla Bisiacaria a Scilla e Cariddi (dove, e disciamolo, stanno Franca su e Maria e Luisa giù) passando da Trieste, Vale, a Napoli (lunghissimo, troppe) e risalendo e riscendendo ovunque, tarallucci pugliesi compresi.

Tipo ieri in ufficio un collega ha letto un’agenzia dicendo “aò, è cascato un pezzetto del portico di San Luca a Bologna” e mentre tutti continuavano a leggere io balzavo dalla sediola senza fiato urlando

-Ma comeeee quandooo? Come se il manufatto mi fosse appena crollato sulla cabeza

E’ perché lì c’è Marco. Questo ovviamente i miei colleghi non lo sanno per cui ormai, delicatamente, attribuiscono questi stati ansiogeni alla premenopausa. L’occasione mi è quindi gradita per fargli sapere che invece è perché ci sono dei pezzi di casa e di famiglia 2.0 -che poi son diventati in tanti casi 1-1-, sparsi da Trieste in giù.

Marescià, giusto per chiarire, ste case che ci ho sparse ovunque sono comunque le loro quindi siccome oggi scade la Tasi non si faccia strane idee. Tutto ciò premesso si tratta di una cosa impagabile. Ma gratis. Un affare. Marescià, senta a me, se metta su Facebook pure lei con nome e cognome.

Segnali di irreversibile declino dell’universo: fintifidanzatipuntocom

venerdì, giugno 6th, 2014

Se state pensando che avete una vita sentimentale di mer del cavolo e vi ritenete geolocalizzati, in una scala da 1 a 10, al sottoscala proprio, è perché ancora non sapete che esiste fintifidanzatipuntocom.

Se state lì a farvi la pippona mentale del giorno sulla vostra sfigata vita di neo-mollati-mollate e state scassando di uozzappamenti tutta l’agenda delle amiche e degli amici, sappiate che c’è gente che proprio in questo momento sta ricorrendo, invece, a vuvvuvvùfintifidanzatipuntocom. Ripeto: vuvvuvvùfintifidanzatipuntocom, “il tuo Finto Love, il tuo partner in affitto su Facebook”.

Se ritenete che aprire una cosa che si chiama fintifidanzati sia deprimente è perché non avete ancora aperto i tastini motivazionali: FINTIFIDANZATI: FintiFidanzati.com ti permette di noleggiare un fidanzato(a) falso su Facebook.

STUPISCI dice “Stupisci e sorprendi i tuoi amici con una nuova fidanzata TOP, scegli tra centinaia di profili la tua finta nuova fiamma!”, punto esclamativo incluso.

Vado avanti. A GELOSIA automotiva con “Fai impazzire di gelosia amici, parenti, colleghi ed ex fidanzati. Concediti un nuovo Fidanzato(a) e renditi protagonista”. Renditi protagonista.

Infine abbiamo anche il tastino ZITTISCI, che certo non sarò io a risparmiarvi: “Smettila di trovare scuse alla solita domanda “quando trovi una fidanzata?” Zittisci tutti con una nuova finta fidanzata”.

Tra i vari pacchetti si segnalano “tre giorni e tre commenti senza situazione sentimentale per 44,90 euro oppure 10 giorni e 10 commenti con situazione sentimentale ‘Impegnato’ a 99,90 euro. Il più costoso è il TOP-FOTO (€ 690,90), che comprende tre fotografie scattate insieme (solo se il ‘finto fidanzato’ è scelto in un raggio di massimo 50 km), 30 giorni e 30 commenti con situazione sentimentale ‘Fidanzato’.

Ora, dico sul serio, si può chiudere questa carrellata con lo slogan “RENDITI PROTAGONISTA” ? Non sarebbe più adatto un sobrio Renditi cojone ridicolo?

Infine non per citare il maestro ma io direi che in certi casi si deve fare solo una cosa: Lasciatemi soffrire tranquillo, chi vi chiede nientavvoi?? Voglio solo soffrire bene, mi distraete , con voi qua non mi riesco a concentrà, soffro male, soffro poco voglio sta’ proprio aaaaahhhhh sofffrire soffrire soffrire”.

Scriverti per toccarti

giovedì, novembre 14th, 2013

Qualche notte fa, preda di insonnia dovuta al caffè o più probabilmente alla premenopausa, più o meno verso le 3 mi sono messa a navigare su Zuckercoso.  E ho scoperto che, più o meno dopo l’1 di notte, anche lì inizia a prendere forma un mondo parallelo. Tipo quello che secondo me accade nelle librerie. Dove certamente, chiuse le serrande e i registratori di cassa, i personaggi escono dalle pagine, si sgranchiscono le gambe e si dedicano alle cose che tanto avrebbero voluto fare prima che i loro autori e inventori li costringessero ad altro.

Dicevo del mondo parallelo notturno di chi non riesce a chiudere occhio. E apre la tastiera. E il cuore. E scrive. Scrive soprattutto perché non può più parlare. E raggiungere. Fare una carezza, stringere una mano, dare un bacio. Perché quella è l’ora della malinconia, del rimpianto, del rimorso e dello struggimento. L’ora del poteva essere e quella del non sarà più.

L’ora e il modo che “Scriverti è diventato l’unico modo per toccarti” (fulminante tweet dell’Ispettore Mannaro su cinguettio). E quindi dopo Vivere per raccontarla volevo dirvi che l’altra notte ho letto anche Scrivere per toccarti. Ed è stato bello assai.

Il difficile non è dire Supercalifragilistichespiralidoso

lunedì, ottobre 21st, 2013

Ci sono stati tempi nei quali ovunque andassi mi sembrava tutto in salita. E guardate che è un’arte pure quella. Una si dice che prima o poi una discesa pure ci sarà. E sembra che quella non arrivi mai. O, se arriva, è un precipizio. Insomma una percezione psicogeografica dell’esistenza che Giacomo Leopardi al confronto era un viveur.

Senonché poi, mentre aspettavo un segnale di cambiamento dall’alto, mi resi conto che esso, il segnale, forse doveva arrivare dal dentro: un’autoschioppettatina, tipo.

Ci pensavo ieri mentre sul socialné di Zuckercoso la data del genetliaco della qui presente si trasformava in una specie di rave party 2.0. Difficile dire che caspita sia successo in pochi anni dalla fase Giacomo Leopardi. Difficile capire come mai un giorno mia sorella, santadonna, a pochi mesi dall’apertura di questo blog -che comunque aveva già allargato enormemente la platea dei dirimpettai e aperto qualche discesa delle salite e risalite- mi legò a una scrivania e intimò

-Meripo’ adesso tu la fai finita di nasconderti e ti metti un po’ in gioco

La povera creatura, la giovane older, di anni otto, che assisteva alle concitate fasi della registrazione sul socialcoso e della messa a punto del qui presente blogghe, mentre eravamo ferme da ore e ore su un inspiegabile blackout che non ci faceva sentire i video caricati, si avvicinò, prese il mouse, fece un clic e disse

-Se non alzate il volume sarà difficile

Dopo questa bella figura del cavolo riflettei su quel clic. Il clic col mouse per alzare il volume. L’uovo di Colombo. Anzi della Giovane Older. Il clic con il quale prenotai poi un viaggio all’avventura. Il clic che feci fare alla testolina sulla modalità Daje. Il clic da “siamo in salita” a “presa al contrario sarà pur una discesa”. A volte ho l’impressione che sia sempre un clic che ci salva. O ci rovina. Un attimo per prendere una decisione. E certe volte una vita a pagarla. Ma il clic può farci ricambiare marcia.

Tutto sto bel pippone per dire che, dopo una giornata come quella di ieri piena di tutto, specie del pranzo da mamma che aveva fritto 174 micro polpettine per farmi la lasagna in brodo della nonna, delle badanti 2.0 e non solo che ancora sono mia sorella e la giovane older, di una bella mostra in un bel palazzo, di un pomeriggio a giocare alle signore, di un thè e tarte tatin, la giornata è finita con una telefonata, LA telefonata. Nella quale l’amica dall’altra parte ha condiviso la cosa più difficile: lacrime di gnaafaccioppiù. Che è bellissimo condividere risate. Condividere lacrime invece è roba ardua. Da funamboli dei sentimenti. Sul filo del pericoloso mostrarsi come si è. Del saper lasciarsi andare. Del giù la maschera.

Si consideri che dall’altra parte c’era la qui presente che non è stata in grado di dire una parola, che sia una, utile a qualsivoglia conforto. Ma dice che per fortuna non importa essere bravi: a volte basta esserci.

E alla fine mi sono risentita la io del qualche tempo fa. Prima del clicche. Che a volte il difficile non è neanche azionarlo: è credere che ci sia, quando tutto mostrerebbe il contrario. E il difficile non è dire supercalifragilistichespiralidoso. Il difficile è dirsi “Dai”. E, già che ci siamo, dirvi pure grazie eh. Voi che quel Dai l’avete aiutato.

Ora corri dietro al vento e sembri una farfalla

sabato, marzo 23rd, 2013

Alla fine te ne sei andata come dentro a una canzone di Lucio Dalla: che tu “così come una farfalla ti sei alzata per scappare”. E io sono rimasta lì davanti, davanti allo schermo: “Cosa ho davanti, non riesco più a parlare, non riesco a capire dove vorresti andare, vuoi andare a dormire”.

Tu, che noi non ci siamo mai viste di persona ma solo nelle faccine del socialcoso. Tu che io oggi mi sembra di averti incontrata sempre. Tu che era stata Lorena a presentarci a distanza e io non lo sapevo, che c’era poco tempo. Perché questo è il punto: pensiamo sempre di averla in mano noi, la clessidra e poterla girare quando vogliamo. E riavviarlo, il tempo.

Tu che io poco fa sono venuta a cercarti a casa, la casa 2.0, per vedere se si fossero sbagliate. Tu che invece hanno ragione. Tu che l’ultima cosa che ho trovato scritta è “Quando la musica regala l’eternità. Grandi tutti per Lucio”.

Quando la musica regala l’eternità. E speriamo che la regali anche l’amicizia.