E’ stato quando oggi la mia amica Stefania ha postato questo (un documentario della Hbo su Nora Ephron, la donna che nel 1989 fece cadere l’altro muro oltre Berlino, quello orgasmatico) che mi sono ricordata di quest’altro (il “ti presento Nora” di Guia Sonciniquando Nora se ne andò). Tra le istruzioni sull’Universo che la Ephron consegnò all’intervistatrice mi è gradito oggi, alla luce dei recenti fatti quivi narrati, riconsegnarvi questa:
“Bisogna scegliere un marito che non diventerà troppo pessimo quando l’amore finirà, perché il divorzio è più tosto del matrimonio e bisogna arrivarci in compagnia di qualcuno all’altezza”.
Fatene tesoro se la cosa vi riguarda da vicino. E fatene tesoro lo stesso perché vi riguarda comunque da lontano. Che qui succede che con qualcuno all’altezza non si riesca ad arrivare manco al matrimonio.
A Meripo’ è l’ora dello Spritz e ancora non hai scritto una riga. Scusate, la giornata è stata complessa. Dunque che vi stavo dicendo ieri di Domani? Ecco infatti Oggi ho varcato il confine del mese, della settimana e ho anche un pochino cambiato lavoro.
Lo raccontano Filippo Sensi Nomfup qui e Sergio Ragone qua ma si consideri che, pur essendo temibili cronisti, gente che fa dimette ministri e fa tremare il popolo della rete che notoriamente non perdona, essi potrebbero prima o poi aver bisogno della consulenza sentimentale della qui presente quindi son stati previdentemente buonissimi.
Questo per dire che in questi giorni può essere che capiti di arrivare tipo a quest’ora un po’ affannati e in ritardo però intanto oggi ciò che voglio dirvi è che mi ha detto la mia amica Dominique di Haiti, riguardo quella cosa che sempre in pareo mi metterebbe ansia e vorrei avere pure il momento del cappotto, che “invece Meripo’ volevo dirti che tutta la vita in pareo è bellissima”.
E ora, musica maestri:
E tutti in Mercedes, Sosa
Ah Sergio, Meri Pop qua sta: ci ha messo tanto per arrivare e mo’ nun se schiodappiù.
Soppiantiamo momentaneamente le gesta di Sandokan e della pirla di Labuan per urgenti comunicazioni riguardanti l’agente Zerozerotette. Le trasmissioni malesi riprenderanno nel pomeriggio. Perché oggi siamo qui con questo qua
E dunque arrivò anche il giorno di Zerozerotette al servizio di Sua Maestà. Scusate, è che la notizia che le tette della Granduchessa di Cambridge potrebbero essere all’origine di una potenziale crisi diplomatica, una Falkland all’amatriciana tra Stivale e Corona, nel senso quella inglese, mi giunge mentre sono sulla metro A e la mia vicina di posto è immersa nelle Cinquanta sfumature di grigio, della londinese E.L.James: una lettura algida e composta, come avesse tra le mani Alla ricerca del tempo perduto (magari il titolo del secondo potrebbe farle da chiave interpretativa del contenuto del primo).
L’altro segno dei tempi è che dove non poté Calderoli con le magliette blasfeme poté Alfonso Signorini con le tette. È giusto il caso di aggiungere che del primo abbiamo appena finito di pagare, dopo sei anni, i costi della scorta.
Sospendiamo momentaneamente la saga della Malesia per collegarci con la campagna elettorale di quel figaccione di Obama. Oggi siamo qui con questo che inizia così: (Sirviè, i linki si aprono, si?)
Ve la immaginate? Ve la immaginate attraversare il palco a grandi falcate, sorridere, impugnare il microfono e convintamente dire: «Il mio titolo più importante è “mamma in capo”: per un mondo migliore per i nostri figli dobbiamo essere uniti per un uomo in cui crediamo, mio marito, Maurizio Gasparri». Che Scilipoti mi faceva più gioco ma non ho rintracciato una signora Scilipoti su Wikipedia né nelle dediche degli otto libri che pure questo leader politico nostrano ha dato alle stampe per esplicitare la propria visione di futuro.
Così mentre tu, Michelle, parlavi la scorsa notte – elegante gazzella avvolta da un Tracy Reese in seta stampata rosa e grigio che lasciava libere le palestrate spalle sulle quali poggia mezza America nonché l’intera rielezione del tuo consorte, tu fermamente piantata su un tacco 12, rosa, in tinta pure lo smalto, grigio – e ti accompagnavano le note di Signed, Sealed, Delivered di Steve Wonder a me invece veniva in mente solo Anna e Marco di Lucio Dalla.
Che Lamerica «è lontana, dall’altra parte della luna». E quant’era lontana, la scorsa notte, Lamerica. Quel posto nel quale un’avvocata coi controcavoli issata sul trono rosa del tacco 12 sta lì a ricordare le scarpe vecchie del presidente, più corte di mezza misura, quelle della gavetta. E dice, e ci convince, che la Casa Bianca non l’ha cambiato, Barack Obama, che è «lo stesso uomo di cui mi sono innamorata». E ciò mi auguro non sia vero sennò sai che palle. E che la Casa Bianca non ha cambiato neanche te e che tu non gazzella, non roccia, non Perry Mason ma “mamma in capo” sei. E rimani. (continua qui)
Insomma io i quarti di finale l’ho visti con Mario. E oggi ve lo raccontiamo qui.
“Mario, da qualche tempo, applica il teorema Prandelli anche nella vita: nessuno è invincibile. E si comporta di conseguenza. Al momento degli inni nazionali si è alzato dalla poltrona ed è rimasto in piedi anche al God save the Queen. «L’avversario – mi ha bisbigliato al termine – lo devi rispettare dall’inizio e mai, mai sottovalutarlo». Al palo di De Rossi io ho tentato di emulare la Simeoni, Sara, con salti e giubili ma Mario, prudentemente, manco si è alzato. «Ecco, vedi, questi sono i momenti decisivi: ti sembra di avere la vittoria in tasca e invece è un’illusione. Ma è proprio qui che si costruisce il dopo: loro so’ catenacciari, noi dobbiamo attaccare, attaccare a oltranza. Anche da seduti».
Mi sembrava anche questa, come le precedenti calcistiche asserzioni, una parabola perfettamente adattabile a svariati campi della vita ed è così che ho continuato a seguire la sua telecronaca dei successivi 110 minuti. Dopo i quali però…”. (segue)
Va detto che le altre due sciamannate io le ho conosciute due Repubbliche fa a Piazza del Gesù. Dunque che domani noi si vada da Madonna è il compimento di una parabola. In tutti i sensi. Ora sta parabola è iniziata tre mesi orsono quando la pischella Patù, che l’utenza forse ricorda, in azione sinergica con la Tartarugamingia -che è l’altra sciamannata, che come le colleghe Ninja ha nel tempo subito la mutazione genetica che la portò ad assumere caratteristiche vistosamente de follia, in questo caso- stavo a dì dunque ste due tre mesi fa inviaronmi un cablogramma tipo come in alfabeto morse:
-Meripo’ presi biglietti per andare da Madonna
Io che ancora aspetto quelli per ottenere una risposta da Monsignor Fisichella ho esultato non poco, compiacendomi del gerarchico e mistico salto di qualità con le interessate.
Un successivo cablo esplicava le coordinate di latitudine e longitudine: 16 giugno ore 21 Firenze stadio Franchi. E dunque noi domani andiamo. Ora c’è da dire che loro due sono pischelle, percepite sia chiaro, io meno. Percepita. Ciò non mi sta affatto impedendo di prepararmi all’evento come neanche a 18 anni per Dalla De Gregori che fu il mio primo.
E dunque son qui a dirvi che mai, ripeto mai, nella mia placida e precedente coniugale vita, mi sarei aspettata poi un giorno che me sarei preparata na borsetta con la tiscerta Pop, la fascetta, il pantaningija e altri generi di prima necessità.
Insomma, dopo una vita di reverenziale ossequio, finalmente io da Madonna ci vado nè Like a virgin e nè Like a prayer: ce vado co ste due pischelle Like a Pop, Very Pop.
Grazie, pupe. E grazie pure a Zuckercoso, che io la Tartaruganinjia l’ho ritrovata là.
Oggi siamo qui. Con questa che inizia così:
Caro Zuckercoso, è probabile che dopo lo sbarco in Borsa di Facebook anche i Peanuts sbarcheranno da un avvocato e ti facciano causa. Perché, a giudicare dalla mole di postamento quotidiano che vedo scorrere, le strisce di Charles Schulz sono il 60 per cento del traffico di contenuti della tua geniale invenzione, il resto essendo equamente diviso tra le foto delle vacanze mie e le scemenze che ci diciamo con gli amici miei: sostanzialmente i Peanuts, le mie vacanze e le scemenze viaggiano su Facebook come i neutrini nel tunnel della Gelmini.
Anche le cielline nel loro piccolo s’incazzano. Oggi qui. Con questo:
Insomma, dove non poté la bufera giudiziaria poté un sofà: che la signora Carla Vites coniugata Simone lì davanti sbottò. Davanti all’immagine del «governatore a tutto campo mollemente adagiato su un letto megagalattico del Salone del mobile che se la ride soddisfatto». Nel giorno del «58mo compleanno del suo migliore amico Antonio Simone detenuto nelle patrie galere di San Vittore». Che della ciellina signora è marito. Il nuovo problema del governatore Formigoni oggi, dunque, potrebbe chiamarsi Divani e Divani. E Carla, soprattutto. Ma sbaglierebbe chi pensasse che è problema esclusivo del padàn presidente: perché la lettera che Carla Vites consegna alla storia, oltre che al quotidiano che ieri l’ha pubblicata, segna l’inizio di un potenziale smottamento, quello femminile.
Della delazione per mano di donna avevamo avuto un assaggio con la tendenza Veronica, Lario. La rasoiata che Carla Vites infligge in punta di penna richiama molto quel mo’ basta: è una lettera vendicativa, che rinfaccia, sgraditamente ricorda, tranchantemente rievoca e nulla risparmia. Ma ciò che quella rasoiata squarcia è soprattutto un sistema: donne accondiscendenti e mute all’ombra di potenti uomini. Carla Vites imbraccia la penna e vendica un marito a suo dire lasciato solo. È un gesto dalle conseguenze imprevedibili che apre l’era della paura: della possibilità che tutto crolli per mano di donna.
A parti invertite quanti uomini avrebbero scritto una lettera così? Quanti farebbero prendere alla bile esondata la via di una pubblica denuncia? Quanti uomini scenderebbero all’Inferno per amore? Che l’ultimo, come risulta da approfondita ricerca del mio amico Marco, pare sia stato Orfeo. E s’è visto com’è andata a finire.
sono quattro anni che ti cerco. Potresti essere uno di quelli che ha scambiato il parlamento per la Valtur e si è fatto il viaggio all-inclusive da un emiciclo all’altro o, tormentato dal rogito di una coscienza che da immobile si ridestava… immobiliare, aver deciso di placarlo cedendo il mio voto in cambio di qualche rateo del mutuo. O forse, siamo ottimisti, uno qualunque di quelli che inquadrano in tivù quando votate. A volte mi avvicino allo schermo e aspetto. Aspetto che tu mi dica che hai fatto fino ad oggi. Tu, che scendi dal seggio, guadagni il corridoio dribblando i commessi e ti avvicini alla telecamera, tipo il Funari dei tempi migliori. Poi prendi fiato e me lo dici: (segue)