Posts Tagged ‘Europa’

Così chiude una Nazione

domenica, giugno 16th, 2013

Non so quanto costasse l’Orchestra sinfonica nazionale greca, non so quanto valenti fossero i suoi musicisti, non so quanto si risparmierà ora che è chiusa.

So che è anche così che può chiudere una Nazione: chiudendo prima  la sua televisione, poi la sua Orchestra sinfonica e aspettando che l’eutanasia culturale faccia il suo corso fino alla fine.

Se potete guardatelo, questo video. Una Nazione può chiudere in un caldo giorno di giugno mentre noi siamo spalmati su un lettino al mare, può chiudere eseguendo l’ultimo concerto in maglietta e prendisole, senza neanche l’ultima dignità di un abito scuro. Una Nazione può chiudere mentre la sua orchestra sinfonica suona l’ultimo atto in lacrime. E si alza tutta in piedi al momento dell’Inno nazionale. Sconfitti. Ma ancora in piedi. Chissà per quanto.

Una Nazione nostra dirimpettaia di pianerottolo può chiudere senza che neanche ce ne accorgiamo (io, per dire, ho visto la foto che vi allego sulla bacheca del socialcoso di Matilde), può chiudere in titoli di giornale travolti dall’afa più che da quella fine. Una Nazione può chiudere così: portando in tribunale gli spartiti insieme ai libri contabili. Perché ci sono cose che certificano il nostro essere in vita come popolo ancor più che il bilancio dello Stato; sono le cose che ci tengono insieme perché ci appartengono nel profondo: la nostra cultura, la nostra musica, le nostre radici.

Valori non quantificabili. Impossibili da iscrivere a bilancio. Eppure determinanti per sancire il lento declino di una cultura: perché quando ci accorgeremo di avere conti meno malconci ma un vincolo di popolo in sala rianimazione, beh sarà troppo tardi anche per suonare la riscossa. Perché l’orchestra avrà già chiuso da un pezzo.

Io, parlamentare di un’altra idea

sabato, febbraio 18th, 2012

Paola Binetti risponde.
Qui. E di questo la ringrazio molto. Però insisto: o il matrimonio è indissolubile o non lo è. E se, per lo Stato, non lo è più chi -e in base a che- decide quali sono ii tempi “giusti”? Davvero, onorevole, è convinta che un anno in più di attesa nel limbo salvi e tuteli le famiglie?

Divorzio, il tempo ci vuole
Cara Tiziana, le tue riflessioni sul divorzio breve sono un contributo prezioso al dibattito che tra poco si svolgerà in parlamento. La tua testimonianza è frutto dell’esperienza personale di chi, dopo 16 anni di matrimonio, giunge alla decisione di certificare il fallimento di un progetto che credeva eterno (segue).

Io, moglie di un’altra famiglia

venerdì, febbraio 17th, 2012

Oggi siamo qui. Con questa. Che inizia così:

Cara onorevole Binetti,

dopo un iter travagliato che manco la scrittura della Carta costituzionale richiese, pare che la proposta sul cosiddetto divorzio breve sia di nuovo sui banchi della commissione giustizia della camera: non più tre anni dalla separazione per ottenere il divorzio ma uno quando non si hanno figli e due se ci sono figli minori. Lei si è opposta: due anni per i senza prole, tre per gli altri.
Respinta con perdite. Ma mi ha colpita la sua motivazione: «Bisogna dare un segnale di tutela dei minori e un segnale alla società per dimostrare che la famiglia è una cosa seria». E ci mancherebbe altro. Però vediamo se davvero la famiglia è una cosa seria. Dunque, perdoni il caso personale: io cattolica, sposata in Chiesa, catechista, timorata di Dio (ma pure di lei, eh) dopo sedici anni certifico il fallimento del progetto che credevo eterno. Lo certifichiamo reciprocamente, con onestà e civiltà. Ci separiamo legalmente: ma, vede, nonostante un’udienza in tribunale e una sentenza io resterò ancora moglie di mio marito per altri tre anni fino al divorzio. Moglie di quello stesso uomo che, a fine udienza, mi ha informata di avere già un’altra compagna e un figlio.
E dunque io oggi sono la moglie di un’altra famiglia. (segue)

Restituire il nome

mercoledì, dicembre 14th, 2011

Samb Modou, Diop Mor. Si chiamavano così i “due senegalesi” uccisi da un italiano a Firenze. Il resto lo abbiamo letto e riletto.

Samb Modou, Diop Mor. Non sono nomi facili e immediati da ricordare ma, presumibilmente, tanti di noi hanno in tasca un diploma di liceo e l’operazione è certamente alla nostra portata intellettuale.

Senonchè Samb Modou e Diop Mor sono stati per ore “due senegalesi”. E a un certo punto Nomfup, su twitter, comincia a scrivere a tutti i direttori di giornale e politici che cinguettano e gli chiede “direttori, che ci aiutate a chiamare per nome Samb Modou e Diop Mor?”. E Marilisa pure, nel frattempo, scriveva che, passate poche ore, già non erano neanche più la notizia di apertura dei siti di informazione.

E allora volevo dirvi che ieri i direttori e i politici e i cinguettanti e il popolo twittero quasitutto hanno iniziato a scrivere “Samb Modou, Diop Mor”. E anche io.

E penso che quando a uno non puoi più ridargli la vita puoi ridargli almeno il nome. E che ridare il nome è un po’ come tenerli ancora un pochino in vita.

Oggi Nomfup è diventato vice direttore di Europa. E Nomfup, ve lo volevo dire, si chiama Filippo Sensi.

Cara ex segretaria del Pd che ti sei dimessa per un filmino porno

venerdì, luglio 1st, 2011

Oggi siamo qui. Con questa. Che inizia così:

Cara ex segretaria del Pd che ti sei dimessa da tutti gli incarichi politici perché hanno scoperto dei tuoi filmini porno su Internet,

mi costituisco spontaneamente: chi ti scrive ci ha pensato un po’ prima di farlo. Perché, come ebbe a dire mia madre quando scoprì Google, “dopo anni di sacrifici per farti studiare diventi famosa solo perché hai dato la notizia della sospensione di una porno prof dalla scuola?”. Che io all’epoca lavoravo alla Pubblica Istruzione. Piani alti. (segue)

Valori non negoziabili

giovedì, maggio 12th, 2011

A proposito di quanto poc’anzi affermato ci è gradito comunicare all’utenza che forse alla Borsa “valori” qualcosa alla fine siamo riusciti a negoziarla:

ULTIMORA: BERLUSCONI, DORINA BIANCHI? PENSO SIA GIA’ PASSATA CON NOI
(ANSA) – ROMA, 12 MAG – “Siamo sicuri che Dorina Bianchi sará con noi anche in Senato”. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un’intervista a Radio Radio.
“Non mi interesso di queste vicende – spiega il premier a chi gli chiede un commento sul caso della senatrice dell’Udc e candidata del centrodestra al Comune di Crotone – Dorina Bianchi è un ottimo candidato per Crotone. Noi la sosteniamo e siamo sicuri che sará con noi anche in Senato perchè credo che le sue idee differiscano molto con i programmi di Casini e dell’Udc e penso che sia giá passata con noi”.

Dorì, ti avverto: se ti sei venduta pure il numero del parrucchiere vengo lì e ti meno. Meri

Cara Dorina

giovedì, maggio 12th, 2011

Oggi siamo qui. Con questa. Che inizia così:
“Cara Dorina,
questa non l’avrei voluta scrivere. Ci conosciamo. Al punto da confrontarci sul taglio dei capelli e scambiare l’indirizzo del coiffeur. Il che, tra due donne, equivale all’affiliazione massonica.
Conosco anche la Binetti ma con lei di capelli non ho parlato mai. E infatti si vede.
Dunque, stavo sentendo quello lì che sproloquiava come al solito e più del solito ma ormai, purtroppo, è come lo sferragliare del treno quando abiti vicino a una ferrovia: dopo un po’ non ci fai più caso”.

La spada nella Roccella

venerdì, febbraio 18th, 2011

Eugenia Roccella, a differenza di Rino Fisichella, ha risposto. Onore al merito.
Mi chiedo solo cosa possa spingere l’organizzatrice del Family Day a paragonare la proposta di legge sui Dico all’accusa di prostituzione minorile. (“Ricordo che il Family day era contro una proposta di legge sulle unioni di fatto, i Dico, ma nessuno in piazza San Giovanni invitava Prodi a dare le dimissioni”).

La rivoluzione dell’ovetto Kinder

martedì, febbraio 15th, 2011

Qui, Quo e Qua.
Buona pastella a tutte.
Baci
Meri

Per chi suona la pastella

mercoledì, febbraio 2nd, 2011

E’ andata così: che ieri abbiamo scritto una lettera a Silvio.  All’inizio sembrava l’avesse scritta una sola e poi invece, in un clima di assoluta eleganza e decoro, gliel’abbiamo messa lì, nella cassetta della posta, in tante. Ma tante. Che a una certa ora eravamo belle che Protagoniste dopo il Blitz, co ‘sta rivoluzione della pastella.

Poi ci siamo trasferite in cucina. Quella di Zuckerberg. E lì la missiva ha iniziato a viaggiare di bacheca in bacheca, di amica in amica e a un certo punto è arrivata a darci una mano anche Nilde Iotti. Intanto qualcuna cominciava a spianare la farina. E più tardi altre sono arrivate con la parannanza e le scodelle. La lettera intando andava e il caro Silvio pure.  

Ho capito che la missione e la missiva entravano nell’elenco ingredienti del Gran Final Cucinamento quando, a sera, la staffetta Tina Anselmi-Giovanna ha suonato la campana: “Stiamo portando l’olio a temperatura”.
Ecco, volevo dirvi che pure la pastella è a buon punto.

E intanto si potrebbe tentare un primo assaggio il 13 febbraio.

Infine, nella concitazione del mescolamento, si è fatta sera. E su una piccola tv è andata in onda un’intervista a Franca Valeri.
E’ stato come avvistare una perla. Una perla in un mare di catodico liquame. Perciò ancora più splendente, in quel sorriso sghembo sul mondo che nessun ostacolo può fermare, anche quando le parole non scorrono più fluentemente, in questo oceano di intelligenza, arguzia, ironia, classe. E sono state quelle pause, quello sforzo, il lusso di potersi fermare in mezzo a una frase, restituendocela poco dopo più attesa e quindi più preziosa, che ieri l’hanno resa ai miei occhi ancora più grande.

Maddalena Carlino ha realizzato l’intervista e fra poco diventerà anche mamma,  Chiara Geloni è sempre più Marylin nonché direttora della tivvù e il link è questo:
http://www.youdem.tv/VideoDetails.aspx?id_video=b0efac00-e129-4b4e-b287-2fdadf31f7e4

E siccome di Franca Valeri la mia amica Rita mi ha regalato l’autobiografia, ieri sera, spenta la tivvù ma nell’assoluta impossibilità di staccarmi dalla compagnia di quella lezione di etica e stile, risfogliandola, ho trovato questo:

“L’educazione non è ormai una forma di rispetto umano scambievole e con le sue regole codificate, no certo, è resistenza alla maleducazione. E la maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati”.
(Franca Valeri “Bugiarda no, reticente”. Einaudi, pag. 82)

E ora, per dirla proprio con la Franca, “ho parlato abbastanza, considerando che parlo da sola”. Towanda.
E buona rivoluzione della pastella. E degli educati.