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Virginia Woolf, che ci spinse all’abitudine del coraggio e della libertà

sabato, gennaio 25th, 2020

“Se guarderemo in faccia il fatto – perché è un fatto – che non c’è neanche un braccio al quale dobbiamo appoggiarci ma che dobbiamo camminare da sole e dobbiamo entrare in rapporto con il mondo della realtà e non soltanto con il mondo degli uomini e delle donne, allora si presenterà l’opportunità”.

E’ la giornata di Virginia Woolf, nata oggi 138 anni fa. Giornata di Stanze tutte per sé e di Femminismi e di Woolfismi e di Citazionismi.

Ma se da tutto il profluvio woolfiano dovessi fare un Bignami Woolf, un Ricordabile Woolf,  direi che, ieri come oggi, è ancora questo: “non c’è neanche un braccio al quale dobbiamo appoggiarci”. E’ solo occasionalmente che ne troveremo uno -di braccio- e sarà provvisorio, che quel milione di scale di Eugenio Montale che-ho-sceso-dandoti-il-braccio, di norma sono solo un accidente della vita, la regola restando l’aggrapparsi semmai al corrimano.

Per dirla in nove paroline occorre-prendere-l’abitudine alla libertà e al coraggio. Perché oggi come ieri potremmo con lei ripetere:

“Come contiamo poco e come tutte queste moltitudini annaspano per restare a galla”.

E’ per questo che lei la stanza tutta per sé la costruì prima di tutto nella sua spaziale testa.

“L’unica vita eccitante è quella immaginaria. Appena metto in moto le rotelle nella mia testa non ho più molto bisogno di soldi o di vestiti, e neppure di una credenza, un letto a Rodmell o un divano”.

Adeline Virginia Stephen incitò le donne a farsi largo nel mondo per tutta la vita. Ma un giorno, stanca e depressa, al largo decise di andarci lei: scese al fiume, si riempì le tasche di sassi e, senza alcun braccio al quale aggrapparsi, si lasciò morire nell’Ouse.

Virginia Woolf2

C’è chi scende e c’è chi sale

lunedì, febbraio 24th, 2014

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno milioni di scale e ora che non ci sei…
ho finalmente scoperto sto caspita di benedetto ascensore (Signor Montale si scherza, abbia pietà)

Ecco quella vera, dai:

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue

Eugenio Montale