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Financo le parallele s’incontrano. Quelle miopi mai

lunedì, luglio 21st, 2014

Non so voi ma io, dei miei professori, oggi ricordo solo se fossero bravi o pessimi. Di nessuno ho mai saputo, né mi ha mai punto vaghezza sapere,  cosa facesse nei dintorni della camera da letto, essendo più che sufficiente avere a che fare con quello che faceva o non faceva in Aula. Alcuni di loro ancora mi accompagnano nelle sliding doors della vita, altri sono stati consegnati all’oblìo -cinque minuti dopo averli lasciati- dalla loro stessa mediocrità. E non c’è dubbio che tutte le scelte degli studi successivi alla terza media siano state determinate da quanto fossero appassionati o pippe loro, ancor prima che io, nelle materie che erano chiamati a insegnare. In Aula, appunto.

Ne parlo ogni tanto con il Professor Pi, che insegna analisi matematica. E che, senza nulla togliere alle gratificanti soddisfazioni che mi offre oggi in altri campi, avrei tanto voluto incontrare prima quando -ad esempio- si susseguivano insegnanti che mi hanno convinta del fatto che la matematica fosse una indigeribile mappazza di numeri. Senonché oggi la scopro invece come uno dei fondamenti della conoscenza, della costruzione del pensiero logico, roba della cui assenza nella mia vita mi accorgo e mi dolgo ahimè ogni giorno e si accorgono certamente i miei interlocutori quando sfarfallo e svalvolo.

Dice Meripo’ e che è sto pippone proprio di lunedì?

E’ che da un paio di giorni sfarfallo attorno alla vicenda della prof alla quale una scuola paritaria non avrebbe rinnovato il contratto perché gay. Uso il condizionale perché una parte di me ancora spera che, all’accertamento dei fatti, si scopra che così non è stato.

Una cosa, in particolare mi ha colpita. Cioè che la madresuperiora preside, chiamata la prof a conferire chiedendole spiegazioni in merito a voci sulle sue tendenze sessuali, si sia giustificata dicendo:

-Ho doveri educativi
-Io sono responsabile di mille studenti e 137 dipendenti
-L’ho convocata, giuntami voce che era lesbica, per sapere se vivesse un problema personale e come aiutarla a risolverlo

Mi è tornata in mente la questione della matematica, intesa come applicazione di strumenti logici. Cioè mi chiedevo, ad esempio, che caspita ci azzecchi la tutela di studenti e dipendenti con la presunta fidanzata della prof. E, ancora, che c’entri sta fidanzata con il compito di estrapolare (educazione: educere, tirar fuori) e potenziare qualità, competenze e talenti espressi e inespressi. Deve essere, mi son detta, una fidanzata talebana, una che ha fatto rincoglionire la prof al punto di obnubilarle le capacità didattiche. Delle quali capacità, sia chiaro, non risulta però si sia parlato un solo minuto nel colloquio.

E allora forse alla madresuperiora, mi dicevo, non è venuto a mancare il senno o l’applicazione della Costituzione (tipo l’articolo 3: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese). Deve esserle mancata la matematica. Non è quindi colpa di Lesbo. E’ proprio colpa del V Postulato di quel caspita di Euclide: financo due rette parallele alla fine -all’infinito- si incontrano. Ma se una non ha proprio voglia di capire allora no, non si incontreranno mai.

Là dove financo le parallele s’incontrano (Ma l’uomogiusto mai)

giovedì, maggio 17th, 2012

Caro Professor Pi,
a seguito di decenni di esperienza amorosa mi chiedo: ma non sarà che uomini e donne sono un po’ come due rette parallele, destinate a non incontrarsi mai? E perché invece si incaponiscono nel volersi incontrare a ogni costo? E, soprattutto, davvero non c’è alcun modo di farle non dico incontrare ma almeno comunicare, metterle in relazione senza farsi male? Perché sarà un caso ma poi l’unico incontro fra parallele arriva tramite una trasversale che le taglia entrambe. E addio.
Angela

Risponde il Professor Pi

Cara Angela,
l’errore che commettiamo, secondo la mia modesta opinione,  è quello di pensare che le nostre vite si svolgano seguendo i postulati della geometria euclidea, l’idea cioè di vivere in un mondo dove ci si possa sempre muovere (coerentemente?) in linea retta (rettamente?) e dove, assiomaticamente (V postulato di Euclide), rette parallele sono destinate a non incontrarsi mai.

In realtà il mondo delle relazioni è non lineare, certamente più ellittico che Euclideo e, come ci ha insegnato Riemann, in una geometria ellittica due rette, anche se parallele, finiscono sempre con l’incontrarsi. Dove la geometria trova il suo limite è che non è in grado di dirci quanto tempo occorre perché l’incontro avvenga.

Le variabili sono troppe e tutte legate alla nostra capacità di non stare fermi, di percorrere queste rette. Credo che dovremmo, tutti, essere più attenti a comprendere e a godere delle scoperte che facciamo nel percorso, piuttosto che essere unicamente tesi all’incontro (finale?).
Suo Pi