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Se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te?

domenica, luglio 14th, 2013

A causa di un inspiegabile cortocircuito istituzionale è da stamattina che, a proposito dell’inqualificabile vicenda Calderoli-Kyenge, non trovo conforto in nessuna delle roboanti dichiarazioni di sdegno che ci accompagneranno fino ai titoli di domani mattina dopodiché non succederà, al solito, niente. Io oggi penso solo ad Aisùn. La mia estetista. Turca.

Aisùn di Turchia che  osservava e maneggiava (ha lasciato, giustamente, l’Italia) i piedi di Meri Pop come farebbe una chiromante con la mano. E della quale sempre rimarrà imperituro il ricordo della volta in cui si svolse questo siparietto:

-Lei: tu ha bei piedi. E bella forma unghie. Forma lunga, alta.
-Io: beh almeno qualcosa di alto ci voleva
-Lei, improvvisamente stupita: tu vuole per caso lamentare di come tu è?
-Io, improvvisamente imbarazzata: beh no, lamentare no, però certo…
Lei, come la Sibilla Cumana
-se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te?

Se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te? A questo penso. A questo penso prendendo atto che vivo in un Paese nel quale un vicepresidente del Senato può dare dell’orango a un ministro della Repubblica senza che accada nulla. E vivo in un Paese che pretenderebbe il rispetto internazionale quando non è in grado di farsi rispettare nemmeno da se stesso.

Non le scuse, non le dimissioni, non le pacche sulle spalle alla ministra. E neanche il rispetto per la ministra: il rispetto di sé. Questo è in gioco. E questa è la cosa più difficile da pretendere. Ma è l’unica possibilità di salvezza.

Perché
Se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te, cara Italia?

Mi Amy?

mercoledì, giugno 12th, 2013

Stanzino estetista, interno giorno, primo appuntamento del mattino. Silenzio ovunque. In sottofondo solo Amy Winehouse. “Will You Still Love Me Tomorrow?”

-Ciaffff.  Straaaaapppppp. Che poi quando ci hai ‘na passione grande rischi che te  consumi presto
-Parli della Winehouse?
-Parlo de sta canzone. Di quel momento magico che stai lì e invece di fartelo bastà e ringrazià il cielo che t’è capitato, invece non resisti e glielo chiedi: mi amerai pure domani?
Pausa
Lei continua con Ciafff. Straaaaaappppppp, Amy con
“è un tesoro che durerà o è solo un momento di piacere?
Posso credere alla magia dei tuoi sospiri?
Continuerai ad amarmi domani?”

Poi lei, l’estetista, riprende
-Che invece la sicurezza ammazza tutto. Tu una cosa la ami solo se la puoi continuare a desiderà. E inveceeeee
-E invece che?
-E invece continuamo a prenotà Chiese
-Eh? Chiese?
-Chiese, Chiese: ci ho l’agenda che esplode de spose. Nun ce basta manco che ce lo giura di persona, lo volemo fa impegnà proprio davanti alle massime autorità. E lì è l’inizio della fine: costruì gabbie per garantirci la sicurezza. E invece…
-E invece?
-E invece, cocca mia, l’unica sicurezza me sa che è lasciargli la porta spalancata. Se je dici “Vai” quello prima o poi se lo chiede: ma ndo vado? E invece…

-E invece?
E invece lo sai, si come finisce la maggior parte delle volte? Che la prima che se stufa di avercelo in gabbia sei proprio tu. E  dopo un po’ non ti interessa più. E smetti di farti pure la ceretta

Ciaffff.  Straaaaapppppp

L’occasione mi è veramente molto gradita per riproporvela qui:

Un piede in inverno

lunedì, novembre 8th, 2010

Interno giorno, cabina estetica, seduta pedicure

Lei: metti pure te comoda. Posso dare del tu?
Io: certo. Io mi chiamo Meri Pop. Tu?
Lei: Aisùn (non chiedetemi come si scriva)
Io: Aisùn di dove? E che significa?
Lei: Aisùn di Turchia. Vuol dire dalla parte di luna

Aisùn di Turchia osserva e maneggia i piedi di Meri Pop come farebbe una chiromante con la mano.

Lei: tu ha bei piedi. E bella forma unghie. Forma lunga, alta.
Io: beh almeno qualcosa di alto ci voleva
Lei, improvvisamente stupita: tu vuole per caso lamentare di come tu è?
Io, improvvisamente imbarazzata: beh no, lamentare no, però certo…
Lei: posso tagliare quadrate?
Io: puoi fare quello che ti pare. Anzi, se hai anche altri suggerimenti oltre le unghie fai pure.
Lei, come la Sibilla Cumana, non si fa pregare due volte e mi accontenta: se tu non apprezza te perché altri devono apprezzare te?

Cala un pedestre silenzio mentre lei continua a lavorare sulle belle, a forma lunga e alte Meri Pop’s unghie dei piedi. Si sta avviando verso le fasi finali quando, dopo un po’:

Lei: che colore di smalto tu vuole?

Vorrei chiamare il mio avvocato prima di rilasciare altre dichiarazioni che, ormai è chiaro, potranno essere usate -e lo saranno certamente- contro di me.

Io: Aisùn, è inverno, non so se metterlo
Lei: e perché, che succede a inverno?
Io: beh che, con le scarpe chiuse, praticamente lo vedo solo io.
Lei ci pensa un po’. Poi: e tu conosce forse altri meglio di te?

 P.S.
Viola. Ho messo un bellissimo, strepitoso, lucido smalto viola.