E dunque, dopo una giornata surreale di parole, opere e omissioni in rassegna, ecco che alle ore 18 si affaccia la parola chiave di oggi: rassegnazione. In bisestile progressione di sfighe amorose, alle 18 si sono incrociate le delusioni di tre congiunturate e sventurate amiche che, in sequenza ravvicinata e a distanza di mesi -quando non anni- dalla dipartita di un presunto amore, si interrogavano sul miraggio -oltre che della pensione e del numero certo degli esodati- anche di una sana e consapevole rassegnazione.
Già, perché è così difficile rassegnarsi? ovvero v.rifl. [sogg-v-prep.arg] Arrendersi senza più opporsi alla volontà di qlcu. o accettare con sopportazione qlco.: r. al volere del padre, alla sconfitta; anche con arg. sottinteso: non si è rassegnato
Perché per quanto rassegnare stanca c’è che arrendersi svuota. Che il “meglio sole che maleaccompagnate” troverebbe il perfetto corollario nel “meglio sole che male abbandonate” e senonché invece quando fanno prima loro, ad abbandonarci, si rimane sole e maleabbandonate. Co’ sto cerino in mano.
Ora un’unica consapevolezza potrebbe illuminarci -sia pure fioca come un cerino: che il passo successivo è sole, maleabbandonate e con la gastrite e che siccome diceva Charlotte (quella di Sex and the city) che “Per dimenticare un uomo ci vuole la metà del tempo che si è stati insieme”, se ve fate due calcoli (non renali) -e a meno che non foste vicine alle nozze d’argento E NON CI SIETE ve conviene farveli- vedrete che stiamo già ben oltre con l’accuso.
Quindi rassegnare stanca ma non farlo invecchia. Vedete che dovete fa’.

