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Via con l’Avvento/ Eppure soffia ancora

giovedì, dicembre 21st, 2017

di Ramerrez

E’ nato a Sassuolo, nel pieno dell’Emilia, dove hanno inventato le piastrelle.

E’ morto troppo presto perché è  nato troppo presto, nel 1942: non avevano ancora scoperto il vaccino contro la poliomielite che sarebbe arrivato solo dieci anni dopo. A tre anni questa terribile malattia lo colpì e lo costrinse per sempre in carrozzella. Questo non gli impedì tuttavia di vivere una vita breve, ma intensa.

Pierangelo Bertoli 2

L’impegno politico, una moglie amata e tre figli, la chitarra da autodidatta ed un amico che aveva suonato la chitarra con Caterina Caselli negli anni 60 quando era il casco d’oro degli italiani. Intanto la bionda cantante era diventata la moglie di un discografico importante, e lo convinse a scritturare questo sconosciuto per incidere il suo primo LP, “Eppure soffia” che uscì il giorno del suo trentaquattresimo compleanno, come dimostrato dalla carta d’identità che compare nella copertina del disco. Era novembre, e qualcosa sul Natale ci stava.

Infatti nel disco c’è anche questa canzone, che ci ricorda che è Natale persino in galera e dentro alle case di cura.

Per non farci dimenticare che domani, dopo la festa, la vita ritorna più dura. Ed in effetti ha ragione, perché nella notte di Natale, mentre baciamo quelli che ci passano accanto, non possiamo dimenticarci di chi è più sfortunato di noi.

Perché se non pensiamo a loro, che Natale è?

Allora è arrivato Natale, Natale la festa di tutti,

si scorda chi è stato cattivo, si baciano i belli ed i brutti
si mandan gli auguri agli amici, scopriamo che c’è il panettone
bottiglie di vino moscato e c’è il premio di produzione.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
C’è l’angolo per il presepio e l’albero per i bambini
i magi, la stella cometa e tanti altri cosi divini
i preti tirati a parata la legge racconta che è onesta
le fabbriche vanno più piano, insomma è un giorno di festa.
Astro del ciel, pargol divin, mite agnello re…
Natale! Natale! Natale!
È festa persino in galera e dentro alle case di cura
soltanto che dopo la festa la vita ritornerà dura
ma oggi baciamo il nemico o quelli che passano accanto
o l’asino dentro la greppia Natale il giorno più santo.

Eppure s’offre ancora

domenica, gennaio 12th, 2014

In questa settimana due amici, uno grande e uno piccolino, hanno dovuto -e ancora devono- vedersela in mare aperto con una tempesta che sferza la salute. Dell’amico grande, in tutti i sensi, abbastanza si poteva seguire perché è un po’ il tributo che in questi casi tocca pagare alle persone che per qualche motivo sono personaggi “pubblici”. Del piccolino ovviamente no. Vorrei continuare a usare per entrambi il rispetto del silenzio che invece è sempre dovuto. E dire qualcosa di quello che gli è successo attorno. Che loro non sanno. Ma che probabilmente in qualche modo, spero, abbiano ugualmente sentito e continuino a percepire anche nel mare increspato.

Sia per il grande amico che per il piccolino, in contemporanea, si è messa in moto una staffetta. Una corsa. Una corsa di pensieri. Che altro non si può fare quando nel mare in tempesta ci va necessariamente un altro. Nelle retrovie però non si è stati con le mani in mano. Qualcuno le ha giunte in preghiera, qualcun altro le ha usate per scrivere, altri ancora per stringere quelle angosciate più vicine, qualcuno non è riuscito a fare nulla di tutto ciò ma ha sentito solo che ci doveva essere lo stesso. Soffrendosene in silenzio.

E’ che in questa settimana ho visto, letto e sentito soffrire, offrire e offrirsi parole, opere e missioni come non ne sentivo da tanto, tutte insieme ma ciascuno a modo suo. Tipo ho visto riapparire i “fioretti”, non quelli della scherma ma proprio quelli religiosi, cioè un sacrificio, o una penitenza che si decide di fare a un Dio o un Santo per un’intenzione particolare. Ho visto offrire preghiere anche da chi premetteva di non farlo più dal Pleistocene o da chi, pur essendo precipitato in area scomunica, ugualmente tentava di riallacciare comunicazioni con i Piani Alti. E ho visto nascere gruppi di… non mi viene la definizione, gruppi di Daje (come dite voi in Italia.. Forza). Dice ma a che servono? Ah non lo so se possano servire in qualche modo a loro (e ovviamente credo di si) ma di certo hanno creato qualcosa di nuovo intorno all’amico grande e a quello piccolo: un’area riservata di Bene.

Proprio in mezzo alle solite nefandezze, cose sprevegoli, in mezzo a quel repertorio sempre in crescita di miserie umane si sono aperti due varchi, due ZTL, zone a traffico limitato di positività, fratellanza, sorellanza, solidarietà.

Bello. Bello trovarcisi in mezzo. Ugualmente intensi per il grande e per il piccolino. Zone dove eppure il bene soffia ancora, spruzza l’acqua alle navi sulla prora e sussurra canzoni tra le foglie e bacia i fiori, li bacia e non li coglie.