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Certe notti

mercoledì, gennaio 25th, 2012

5 gennaio 2012
Trascorsa una notte tranquilla (toni da referto post operatorio) nello sfolgorante hotel Swaynnes, la mattina del 5 gennaio ci vedeva in marcia verso il villaggio dei Dorzè.
(-Tranquilla un par di pa
-E mo’ chi è?
Meripo’, vedo che hai rimosso, dopo la mia zanzariera, anche il ricordo dell’annessa performance
-Professor Pi questa però si chiama esondazione non autorizzata in post altrui
No, Meripo’, questa si chiama omertà
-Vabbè allora mentre il resto dei viaggiatori trascorreva presumibilmente una notte tranquilla, io anche. Però poi a un certo punto ho sentito dei rumori fuori in giardino ed era già tutto buio che avevano tolto la luce e io non trovavo la torcia sul comodino cioè non trovavo neanche il comodino perché ero avvolta nella zanzariera. E ho cercato di scansare la zanzariera ma mi si è impicciata nel comodino e allora quando ho tirato la zanzariera è venuto giù anche il comodino con sopra la sveglia, la torcia, l’Autan e la bottiglia dell’acqua. E allora il Professor Pi si è svegliato di soprassalto e ha detto una cosa che non posso ripetere e quindi poi io gli ho detto che c’era un casino sospetto fuori e lui mi ha detto che invece ce n’era uno certo dentro.
Ecco, mo’ possiamo andare avanti col racconto??)

Allora stavo dicendo che ci incamminavamo verso il villaggio dei Dorzè. Che sti Dorzè abitano in montagna, sull’altipiano, 2.800 metri in quel di Chencha. Bel freschetto. Sono maestri di tessitura e coltivano il cotone. Ma anche, e soprattutto, risse. Se ne aveva un primo inequivocabile segno già arrivati al parcheggio: manco facevo in tempo a scendere dalla gippetta sedili posteriori che fuori dalla gippetta posizione sedili anteriori si sprigionavano urla amariche, nel senso in amarico, da certi energumeni che avevano circondato David.
-Guide locali
chiosava poco convintamente il Professor Pi a dieci minuti dall’inizio delle ostilità e in assenza di ricomposizione delle parti ma, anzi, essendo nel frattempo sopraggiunti esponenti della Polizia locale nonché tutto il villaggio.
(-Scusa e perché litighiamo con le guide locali?
-Perché sono finte guide locali, Meripo’
-Ah. E chi sarebbero?
-Boss locali)
Preso atto di trovarci in una specie di Gomorra notavo che però David, solo contro tutti, non era affatto scoraggiato dalla superiorità numerica e muscolare degli energumeni e, anzi, dopo aver rifiutato -per fortuna sua nel senso del professor Pi- il soccorso che gli aveva offerto il suddetto professor Pi, David andava esponenzialmente aumentando i decibel e l’incazzatura finché, osservatici tutti lì attoniti, riacquistava un mezzo sorriso e ci congedava con un
-Avviatevi pure tranquillamente al mercato, che qui ci penso io
Dal che si evince l’uso disinvolto che, presso i Dorzè, viene fatto dell’avverbio “tranquillamente”.

Ciò detto ci catapultavamo, raggiunti fin lì dall’eco della faida ancora in atto, in una spianata di cotone che sembrava di stare tipo dentro un Permaflex.

Mercato Dorzè (Foto Professor Pi)

Una volta sedata la controversia, che ormai aveva coinvolto tutta la vallata, David tornava vincitore come Radamès nell’Aida. E ci portava a casa dei Dorzè. Nel senso nelle capanne. Che questi costruiscono capanne altissime, fino a 16 metri. Perchè poi ci pensano le termiti a ridurle fino a un paio. E sono a forma di elefante. Giuro.

Capanna Dorzè (Foto Meri Pop)

Porte basse e dentro altissime ma buissime. La nostra guida, un rasta figo da paura
(-Meripo’
-E quando ce vo’ ce vo’, eh)
ci faceva entrare a tentoni, co’ sto buio che non si capisce nulla (chi abbia visitato Abercrombie&Fitch a New York sa di cosa parlo, anche nel senso dei commessi), poi ci faceva sedere su panche di legno e diceva:
-ora piano piano gli occhi si abituano a inizierete a vedere
Essantocielo è vero: stai al buio ma ci vedi. E io in cosa mi imbatto mentre mi giro un attimo? Due mucche a ore nove dietro un precario separè.
-I Dorzè vivono nelle capanne insieme agli animali. Per favorire il riscaldamento
Il famoso metodo Betlemme, capanna-Gesù Bambino-bue-asinello. Ecocompatibile.
E poi vivono prevalentemente della coltivazione di Ensete, “finto banano”: ci fanno dal pane alle impalcature delle capannucce.  E a un certo punto ci hanno cotto pure una specie di piadina di banano. E poi ci hanno detto
-A tavola, è pronto
E siamo entrati in questa cosa bella così:

Buon appetito dai Dorzè (Foto Meri Pop)

Quando, belli satolli di falsobanano ma soprattutto di una suprema insalata di riso, ci alzavamo dalla fastosa tavolata, trovavamo il modo di misurarci in esercizi ginnico-digestivi di vario genere fra i quali spiccavano le flessioni del risplendentissimo Elio:

Casca il mondo ma non casca la terra (Meri Pop)