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Leggere Berlinguer a Teheran

giovedì, marzo 27th, 2014

Oggi siamo qui con questo:

E’ stato mentre sostavamo fuori dal suo negozietto in uno dei tanti bazar che, sentendoci parlare in italiano, si è affacciato timidamente dalle tendine. Piccolo, asciutto, brizzolato, occhi scurissimi dietro l’occhialetto Gramsci, le carabattole e i souvenir in vendita alle sue spalle; noi con la guida di Teheran in mano. Primi sguardi diffidenti poi lui

-Italia?

-Si, Italia.

-Grande Paese. Grande arte. Grande cultura. Michelangelo. Pasolini. Fellini

-Quindi lei ci è stato?

-Tanto tempo fa. Quando potevo ancora viaggiare. Posso fare io voi una domanda?

-Certo

-Come ha potuto un Paese in cui è vissuto Berlinguer ridursi così?

Nell’imbarazzo e nel silenzio generale lui ha continuato

-Sono un dissidente politico. Non ho più il passaporto. Ma per fortuna avevo viaggiato tanto. Io l’Italia l’ho vista. E ho visto la Francia. E la Germania. Prima. Poi non ho più potuto. Mi presero anche dei libri.

Ed è stato in quel momento che a quello che chiameremo il signor Hossein è cambiato lo sguardo ed è spuntato un luccicone. Si è quasi messo sull’attenti. Poi:

-Ma io Berlinguer l’avevo letto prima. Diceva che ci si salva e si va avanti solo insieme, si ricorda? Ora possono togliermi tutti i libri. Io Berlinguer me lo porto dentro. E voi? Voi lo portate dentro, ancora?

In quel momento, in mezzo al bazar, mentre sciamavano figure di donne completamente avvolte di nero, con l’odore di spezie e cannella nell’aria, mentre il signor Hossein parlava, ho sentito persino risuonare da qualche angolo del passato le parole e le note di quello che è uno degli Inni più belli, quello della “futura libertà” e della “futura umanità”.

Berlinguer forse non proprio tutti i giorni. Ma il signor Hossein è da quel giorno di pochi mesi fa che me lo porto dentro. Ci ripenso ancor di più ora, mentre esce anche il film, su Berlinguer. Penso a quanto mi farebbe piacere farglielo vedere. Perché insieme al signor Hossein anche l’Iran mi porto dentro, da quel viaggio. Con la sua cultura, la sua bellezza, la sua voglia di tornare ad essere un grande Paese, quello che era un faro di cultura nel mondo.  Un Paese che non va lasciato da solo. Perché, come ci ricorderebbero Berlinguer e il signor Hossein, ci si salva e si va avanti solo insieme.