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T’arquinio

lunedì, giugno 10th, 2013

“Era da Tarquinio il Superbo che non eravamo così contenti di caccià qualcuno”
(cit @sgrizzi)

Un giorno da pecoroni

mercoledì, marzo 6th, 2013

Sede Pd, esterno giorno. Dal muro di telecamere, microfoni, piumini, webcam, videofonini e superstiti taccuini davanti al portone si sente improvvisamente, da dentro, l’àncora di salvezza:
-Aò a piccolè ennamo, sbrighete che te stavo a aspettà
-Annarèèèè (perché capisci che la situazione è grave quando, nella perdita totale di punti di riferimento finalmente te ne si appalesa uno in grado di indicarti una direzione, cioè Annarella)
-E daje, entra un po’
-Senti ma allora qual è la linea? Che si deve fare?
-‘A linea te la dico più tardi, all’una e mezza
-Fai una conferenza stampa?
-No, vado a Un giorno da pecora
-Senti e nel frattempo non mi potresti dare un’anticipazione? Io non ci sto a capì più niente, che succede Annarè?
-E too dico io che succede, Nì, semo passati da un pecoraro all’altro, er pecoraro co ‘e pecorelle e mo’ssocc…. E a situazione è questa: manco più ar giorno da pecora, stamo proprio a un giorno da pecoroni.

Spingendo la notte più in qua

mercoledì, febbraio 27th, 2013

Ufficio, interno giorno, ore 17,40. Folate di pessimismo cosmico aleggiano sopra le teste. Umori grigi si rincorrono dalla mattina. Finché ritengo opportuno introdurre uno spunto
-Vabbè ragazzi però mettiamola così: sono le sei meno venti e c’è ancora una bella luce, le giornate si allungano
Voce maschile fuori campo dal fondo
-A Meripo’ il problema è che se sta ad allungà pure la notte

Vabbé io ci ho provato. Allora visto che”la notte ha il suo profumo e puoi cascarci dentro che non ti vede nessuno” l’occasione mi è gradita almeno per ripensare a Lucio. Cara.

La via d’uscita

martedì, febbraio 26th, 2013

Sempre per qual famoso problema per il quale mia madre è tecnologicamente avanzata e quando non ha notizie di prima mano le rintraccia sul 2.0, volevo specificare che, si, oggi è uno di quei giorni nei quali una si alza come dopo un lutto, una separazione, un trasloco (cioè le prime tre cause di stress al mondo) ma che prima di tutto ritrova il fogliettino di Albus Silente infilato dalla giovane older nel comodino di casa l’ultima volta che è passata:

“Bisogna chiamare le cose con il loro nome, la paura del nome non fa altro che aumentare la paura della cosa stessa”. Dunque è ora di dirlo, sto nome: rughe. No. Non è rughe.

La seconda cosa che è intervenuta oggi è che, al ventesimo sms di “oddiomio. E tu come stai?” volevo dirvi che starei molto peggio senza questi sms.

La terza cosa è che, a un certo punto dei momenti complicati – e anche qui se ne son visti parecchi e di ogni tipo- interviene anche un sms di mio padre, che non è tecnologico quanto mia madre ma si spinge fino al T9. E questo sms dice:  “dici che non vedi via d’uscita? Infatti, non devi uscire. Devi restare. E superare”. Che comunque oggi anche superare è un verbo a rischio.

Infine infine: mi ha detto la mia amica che proprio ieri hanno messo l’holter (l’aggeggio per monitorare la pressione) al suo papà il quale ha chiesto che, almeno, si annoti a margine che veniva messo in corrispondenza dell’apertura delle urne.

Non so dunque se ci sia salvezza con questa pressione generale alle stelle e se e come potrebbe in questa fase contribuire anche una fornitura di holter ma per ora ci salvano i papà. E non è poco.

Cambiare stanca

lunedì, febbraio 4th, 2013

Che poi tutta sta storia di quelli che ogni giorno te ne offrono una in più, tombale o trombale, se li riprendi con te e se gli ricredi e se ti rifidi mi ha fatto venire in mente la mia amica Teresa.

Teresa sta a fasi alterne con un mariuolo travestito da gentlemen. Mariuolo nell’anima. I peggiori. Uno che la banda della Magliana ce l’ha dentro ma fuori fa il menagger. Uno abituato a manipolare, circuire, illudere e sparire. Per poi tornare. E ricominciare. A manipolare, a circuire, a illudere. E risparire quando capisce che non è aria perché l’ha fatta  grossa assai. E tornare appena lo spirito di sopravvivenza ci fa dimenticare perché ce ne eravamo liberate.

Il punto è che Teresa lo sa. Lo sa chi è lui. E che non cambierà. Ma ogni volta ci ricasca e mi dice
-Ma magari questa volta è diverso, magari cambia

E io mi ci disperavo a vedercela ricascare. Finché proprio poco fa m’è venuta in mente una cosa: ma non sarà che è Teresa che non vuol cambiare? Perché come è lui lei, ormai, lo sa. E lei? Lei dice che con lui stava male. Ma poi dopo un po’ se ne dimentica.

Però dice
-Meripo’ tu mi devi salvare da questo

E allora non sarà che invece lei non vuol essere ancora salvata per niente? Perché la salvezza implica cambiamento. Ma non cambiamento dell’uomo: implica che prima di tutto cambiamo noi. E cambiare, come lavorare, stanca. Però salva.

Pensaci, Teresa.