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La prima volta

domenica, febbraio 1st, 2015

Ogni tanto ci ripenso. A quando me lo raccontò. Mia nonna. Della sua prima volta.

Mi disse che non dormì per tutta la notte precedente.
Che era emozionata.
Che quel momento l’aveva aspettato per anni.
Che la mattina si fece bella apposta.
Che uscì prestissimo e guardandosi intorno circospetta.

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta.
E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare.

Cara nonna, ti penso anche oggi, oggi che sono 70 anni. Da quando fu riconosciuto il diritto di votare anche alle donne.

Tutto quello che so

lunedì, maggio 26th, 2014

Premesso che tutto quello che so l’ho imparato prendendo sberle e premesso che tutti i momenti di crescita sono stati momenti dolorosi e premesso pure che si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie ecco io volevo dire che ogni tanto cinque minuti di ignoranza sono una figata pazzesca.

Quelle della prima volta

sabato, maggio 24th, 2014

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta. E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare. Continuò tutta la vita a prepararcisi come a Natale e a vestircisi bene come a un matrimonio.  Quarantuno dei suoi anni perché si riconoscesse che sì, le donne erano in grado di esprimere la propria opinione politica. Era il 1946. E’ a lei che penso, quando qualcuno mi dice che No, mobbasta. A lei e al suo “vestito buono”. A lei e all’emozione di quella prima volta e di tutte quelle che seguirono.

Lo so. Lo so che “stavolta” è stata “proprio brutta, violenta, volgare”. Ma conquistarci quel diritto è stata dura. Specie per le donne. Una di loro poca fa mi ha scritto

-Meripo’ in bocca al lupo a tutti noi. Per domani e per ogni giorno

Allo stesso modo mi ha più o meno scritto anche un esponente del sesso a noi avverso (marescià si scherza, essù) condensandolo in una canzone. Bella.

E nonostante sia stata propriobbrutta io in questa campagna elettorale ho visto pure l’impegno bello e pulito di tante donne, anche molto giovani.

Votate per chi volete. Ma andate. Se non volete farlo per voi fatelo per nonna Quintina e tutte le nonnequintine. Non permettiamo a nessuno di portarci via una cosa che quelle prima di noi hanno pagato caro.

Aò… andateci pure se siete masculi eh.

Partire è un po’ restare

sabato, aprile 27th, 2013

Come vi dicevo qualche governo fa, il Professor Pi si trova attualmente impegnato in una missione scientifica internazionale in quel di San Paolo del Brasile a studiare l’algoritmo della samba. La missione lo terrà lontano ancora -almeno- per il voto di fiducia e un paio di consigli dei ministri. Non è escluso che abbia scelto l’espatrio anche in ragione degli ultimi accadimenti geopolitici ma mi pare più probabile la tesi del richiamo scientifico delle oba oba. Va anche detto però che, in ragione delle mie caduche condizioni di psicolabilità già in situazioni normali e vieppiù alla luce degli ultimi politici accadimenti da due mesi in qua, egli -mossosi a pietà- mi abbia messo a parte della rivoluzionaria scoperta dello Skype.

Trattasi di un insondabile mistero attraverso il quale due corpi immersi in due diversi emisferi terrestri sono condannati aiutati a non perdersi mai di vista. Il corpo immerso in Brasile clicca una iconcina azzurra sul computerino e nel giro di qualche squillo si materializza in formato A4 il corpo immerso nel casino nell’Italia.

In realtà, non so per quale inceppamento, il corpo immerso in Italia lo vede ma quello in Brasile non vede quella in Italia. Il che si è rivelato provvidenziale sia quando ho trovato chiuso il parrucchiere che quando mi è scoppiato il raffreddore ciclopico.

Tutto questo per dirvi che, ora che lui sta al Tropico del Capricorno e presumibilmente io in quello delle capricorna, in realtà ci vediamo più di prima. E a fronte dei fine settimana con 300 km di separazione, ai 10.000 km ci si vede tutti i giorni, anche un paio di volte al giorno. Sostanzialmente una convidenza di fatto.

L’occasione, poco fa, gli è stata proprizia per osservare che:
-Certo Meripo’ che la tecnologia è una cosa molto bella. Ma ci ha di fatto reso impossibile andarcene da qualsiasi luogo. In qualche modo si rimane. Si rimane sempre lì. Lì da dove si è partiti.

Che ora che ci penso certe volte non succede solo coi viaggi. E con Skype. Che certe volte uno pensa di aver fatto chissà quanta strada e aver fatto chissà quali cambiamenti e poi si ritrova al punto di partenza senza nemmeno il conforto di Skype. Mh. Ora devo chiedere al Professor Pi se ha un rimedio scientifico anche per questi casi. Non so tipo l’algoritmo della capoeira.

Ora però vado che Skype sta suonando, tipo Toquinho. E gli devo spiegare che è successo oggi.

Del punto G e di quello P

martedì, gennaio 29th, 2013

Cara Meri Pop,
questo è un Pse elettorale.
Io e mio marito ci siamo conosciuti durante una campagna elettorale (erano le amministrative del 2004, siamo partiti per il viaggio di nozze solo dopo aver votato al referendum del giugno 2006), quindi in famiglia gli anni si contano per legislatura.
In questi anni abbiamo attraversato già diverse tornate elettorali, senza contare i congressi di partito (il suo) perché quelli sono un’altra storia.
Ora, però, a poche settimane dal voto, mi accorgo che appartenere a due schieramenti diversi, per quanto della stessa area, altrimenti non lo avrei mai sposato, può turbare gli equilibri in famiglia.
Ad esempio, guardare il tg o i programmi di informazione insieme è pericoloso, perché prima o poi il commentino acido di uno dei due rivolto al proprio candidato o partito ci scappa. In queste settimane comincio quasi ad apprezzare i cartoni animati in dosi massicce.
E allora Meri Pop, tu che di affari di cuore e di politica te ne intendi, cosa suggerisci per affrontare queste ultime tormentate settimane prima del voto?
Un abbraccio,
Regina del grano

Cara Regina del grano,
(intanto rassicuriamo l’utenza sul fatto che Pse è Pronto Soccorso Emotivo,  che pure stavolta qualche annesso e connesso con Partito del Socialismo Europeo ce l’avrebbe) dicevo, dunque, Regina del grano, che sono tempi di semine difficili e di raccolti ancora peggiori. Specie sul campo dei sentimenti. Quanto a quello politico non si è mai vista una micragna simile come da quando tutti hanno deciso di scendere, salire, traslare in campo.

Tutto ciò premesso arrivo al punto: deve essere, il fattore P incluso nel già affollato test di selezione d’ingresso degli aspiranti inquilini sentimentali nostri? Cioè voglio dire oltre a testare la stretta di mano (no moscia no sudata), l’uso del congiuntivo, quello dei calzini (no corti no bianchi che bianchi se li possono permettere solo Lord Wellington e il Papa e manco più i tennisti), il regolare ricorso a sapone e deodorante nonché all’ortopanoramica (vi ricordo il sempretantumverde studio sui “problemi erettili se gengive infiammate”), dico allora oltre al posizionamento nei confronti del G occorre valutare anche quello nei confronti del punto P, Politico?

Ci si può amare da fronti opposti? I cuorinfranti possono trovare sollievo nei cuorinfronti? La risposta, per quanto statisticamente risulta a questo sito è: dipende. Da che? Da quello che ce devi fa’. E’ un problema di durata. Nel senso se ci vuoi trascorrere insieme una serata, un weekend una trimestrale di cassa o la vita. E dunque ecco il risultante grafico che da queste supercalifragilistichestatistiche risulta a 27 giorni dalle elezioni:

QUOTAZIONI AZIONARIE (cioè che ce poi fa’) LUI-LEI POLITICAMENTE OPPOSTI
-Una botta e via: 10
-Sporadici incontri: 7
-Pomiciate via sms: 7
-Fidanzamenti: 5
-Matrimoni: 4
-Separazioni: assicurate

Tutto ciò nel caso di opposizioni bipolari. Funziona meglio lui destro-lei sinistra, il caso lui sinistro-lei destra ne conosco solo uno e hanno pure appena avuto una pupa ma lui è sinistro quanto lei destra: pegnente. Cioè si incontrano nella terra di mezzo. Il passeggino, per ora.

Appurato che gli opposti si attraggono ma in politica prima o poi si accoppano -e dunque meglio preferire tratte brevi di percorsi comuni- veniamo al caso di specie:

LUI-LEI STESSO SCHIERAMENTO PARTITI DIVERSI
Per quanto risulta a queste statistiche di blogghe siamo

-Una botta e via: 6 (con tre ore si fa appena in tempo a ripercorrere ultime due legislature)
-Sporadici incontri: 7 (un’ora se ne va col riassunto dell’analisi precedente)
-Pomiciate via sms: 9 barra 10. Skype  è di sinistra Whatsapp è di destra
-Fidanzamenti: 9 barra 10
-Matrimoni: non sa o non risponde
-Separazioni:  siamai

Tesoro caro, nonostante tu ricada nella fattispecie matrimoni (che però nel vocabolario della presente ancora non viene riabilitata) sei nella situazione ideale: eventualmente spegni sto tg quando fa le battutacce. E proseguite lo scazzo il diverbio altrove. Sì, lì. Precisamente in quel punto lì.

Capitol Hill e Capita a Chìst

lunedì, gennaio 21st, 2013

E’ stato mentre risuonavano avvolgenti e maestose le note di “Glory Glory Alleluiah” da Capitol Hill, Washington DC, che invece da zona Mondragone ci raggiungevano frammentarie e approssimative note e dispacci in merito a una fuga di elettorali faldoni.

E nei domestici tinelli si accavallavano sugli schermi stridenti flash di agenzia che oscillavano dalla solennità dell””Oggi continuiamo un viaggio che non avrá mai fine” (e questo era Obama) a “Cosentino fuori liste Pdl e scompaiono elenchi candidati”. (prosegue qui)

Effetto Atene sulla Borsa

lunedì, giugno 18th, 2012

“Borsa: Euforia voto Grecia non regge, Milano -2,85%, Madrid -3%”.

Il tuo bacio è come un croque

domenica, maggio 6th, 2012

In attesa dei risultati sia francaisi che italieni ed eventualmente volendoci portare avanti per una mia candidatura, agevolmente illustrovi mio CV in 5 parole

Nella foto un dettaglio della Pop Kitchen dopo il regalo di mia sorella. Sezione: Il tuo bacio è come un croque.

The Lady

venerdì, marzo 30th, 2012

C’è che domenica si vota. In Birmania. Una cosa che qui facciamo ogni venti minuti, circa. Al punto che ogni volta uno dice “ancoraaaa? ma non avevamo già votato l’anno scorso?”. Insomma invece in Birmania no (vado proprio al sodo eh, che lì è un casino, da cinquant’anni) e c’è un regime di militari.

E c’è una donna, in Birmania, che si chiama Aung San Suu Kyi. E c’è un film che parla di lei che si chiama The Lady. Questa signora è stata chiusa in casa vent’anni. Venti. Agli arresti domiciliari. Con marito e due figli a Londra.

Una cosa che la vedi scorrere dalla poltroncina di velluto rosso del cinema Fiamma e ti commuove. Ma quando esci fuori e ci ripensi e ti dici ma io venti anni chiusa in casa, con l’amore della tua vita che muore di tumore a migliaia di chilometri di distanza senza di te, da solo, e non vedi i tuoi figli crescere e anzi non vedi proprio nessuno, solo i militari sull’uscio che ti tengono dentro e il filo spinato fuori che tiene fuori quelli che vorrebbero venire da te dentro e insomma io guardate mica lo so, se l’avrei fatto.

Che qua a fare le rivoluzioni su twitter siamo capaci tutti. Ma poi basta che una manifestazione faccia arrivare tardi l’autobus e già sbuffiamo. Vabbè insomma se per caso vi capita andate. Forse è un po’ troppo sdolcinato sulla storia d’amore. Però magari al prossimo corteo ce ne faremo una ragione e senza sbuffare ci incammineremo mestamente a piedi.
(Ciò detto forse andrebbero riviste le priorità e l’effettiva utilità dei nostri, di cortei).

Todo scambia

martedì, maggio 31st, 2011

In amore, come in politica, sta tutto in quell’attimo: quello nel quale todo cambia.

Che fino a un momento prima eravate due estranei e poi zac arriva la magia.
O al contrario: che fino a un attimo prima era il centro della tua vita e quello dopo era già al centro di un’altra. No, no, di un’altra vita: di un’altra donna.

E mettersi in salvo, a volte, dipende da quanto si azzecca quell’attimo: perché, come dicono la Sacra Bibbia e l’Ufficio metereologico dell’Aeronautica, c’è un tempo per ogni cosa. E a noi è richiesto solo di capire il tempo in cui entrare in scena e quello di uscire. Soprattutto, a proposito di legittima difesa, quello nel quale far uscire gli altri dalla nostra, di scena.

Che il più grande disastro, in a more e in politica, si ottiene non tanto quando si resta soli. Ma quando ci si resta convinti che si sia ancora in due. O più.

E che il letale esito in amore e in politica, di fronte allo tsunami, non si evita sbandierando i cinque brevetti di nuoto presi da piccoli in piscina.

Che, se in amore e in politica, c’è “un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli/ un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci” l’unica cosa da non fare è scambiare l’ordine dei fattori: e continuare ad abbracciare quelli che ti stanno a tirà i sassi.

 

Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo
Pero no cambia mi amor
por mas lejos que me encuentre
ni el recuerdo ni el dolor
de mi pueblo y de mi gente