Posts Tagged ‘educazione’

La rivoluzione degli educati

martedì, luglio 31st, 2018

“La maleducazione è arrivata molto in alto. La nostra freddezza li ha lasciati lavorare. Adesso la ribellione spetta a noi. Non si era mai visto nella storia: la rivoluzione degli educati”.

Auguri a Franca Valeri.

E a tutti gli educati.

 

Caro professore

venerdì, gennaio 26th, 2018

Stretti tra torme di cinici e di somari. Questa è la lettera che un preside di liceo americano scriveva ad ogni inizio di anno scolastico ai suoi insegnanti.E grazie a tutti gli insegnanti, gli insegnanti così.

«Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con  veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dall’educazione.

La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti.

La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».

(Anniek Cojean, Les mémoires de la Shoah, in Le Monde del 29 aprile 1995).

Barbed wire in black and white. Symbol of danger.

Ecco perché siamo spacciati

lunedì, dicembre 1st, 2014

Lui non si rassegna all’abbandono dell’ex moglie.
Va a casa e la riempie di coltellate, uccidendola.
Si ferisce anche lui. Esce da una porta secondaria e si siede un muretto per tamponare la ferita.
A quel punto tira fuori il cellulare  e posta sul suo profilo Facebook “Sei morta, tr..a”
Arrivano i carabinieri e l’arrestano.
Intanto il suo post riceve centinaia di mipiace come lumini votivi al contrario.
Contemporaneamente nasce una pagina Facebook contro i mipiaciatori.
L’indignazione in andata e ritorno, presa la cittadinanza su Facebook, durerà, a occhio, un paio di giorni e decine di titoli.

Diceva Giolitti che “Bastano due generazioni ben educate a far rifiorire una Nazione”:  ecco perché, per ora, siamo spacciati.

Ignoranza a oltranza

sabato, ottobre 11th, 2014

Un uomo di 24 anni, ripeto 24 anni, si accanisce su un ragazzino di 14 con un compressore nell’intestino perché grasso. La madre, la madre, lo giustifica dicendo “Era uno scherzo”. Lui, quello di 24 anni, una volta in carcere chiede scusa aggiungendo “Non volevo fargli del male, era un gioco”.

Non sarà il pil e non sarà la Bce e non sarà il Fondo salvastati e non sarà l’Ue e non saranno le scie chimiche ad affondarci: sta già operando indisturbata, e da tempo, l’ignoranza.

Financo le parallele s’incontrano. Quelle miopi mai

lunedì, luglio 21st, 2014

Non so voi ma io, dei miei professori, oggi ricordo solo se fossero bravi o pessimi. Di nessuno ho mai saputo, né mi ha mai punto vaghezza sapere,  cosa facesse nei dintorni della camera da letto, essendo più che sufficiente avere a che fare con quello che faceva o non faceva in Aula. Alcuni di loro ancora mi accompagnano nelle sliding doors della vita, altri sono stati consegnati all’oblìo -cinque minuti dopo averli lasciati- dalla loro stessa mediocrità. E non c’è dubbio che tutte le scelte degli studi successivi alla terza media siano state determinate da quanto fossero appassionati o pippe loro, ancor prima che io, nelle materie che erano chiamati a insegnare. In Aula, appunto.

Ne parlo ogni tanto con il Professor Pi, che insegna analisi matematica. E che, senza nulla togliere alle gratificanti soddisfazioni che mi offre oggi in altri campi, avrei tanto voluto incontrare prima quando -ad esempio- si susseguivano insegnanti che mi hanno convinta del fatto che la matematica fosse una indigeribile mappazza di numeri. Senonché oggi la scopro invece come uno dei fondamenti della conoscenza, della costruzione del pensiero logico, roba della cui assenza nella mia vita mi accorgo e mi dolgo ahimè ogni giorno e si accorgono certamente i miei interlocutori quando sfarfallo e svalvolo.

Dice Meripo’ e che è sto pippone proprio di lunedì?

E’ che da un paio di giorni sfarfallo attorno alla vicenda della prof alla quale una scuola paritaria non avrebbe rinnovato il contratto perché gay. Uso il condizionale perché una parte di me ancora spera che, all’accertamento dei fatti, si scopra che così non è stato.

Una cosa, in particolare mi ha colpita. Cioè che la madresuperiora preside, chiamata la prof a conferire chiedendole spiegazioni in merito a voci sulle sue tendenze sessuali, si sia giustificata dicendo:

-Ho doveri educativi
-Io sono responsabile di mille studenti e 137 dipendenti
-L’ho convocata, giuntami voce che era lesbica, per sapere se vivesse un problema personale e come aiutarla a risolverlo

Mi è tornata in mente la questione della matematica, intesa come applicazione di strumenti logici. Cioè mi chiedevo, ad esempio, che caspita ci azzecchi la tutela di studenti e dipendenti con la presunta fidanzata della prof. E, ancora, che c’entri sta fidanzata con il compito di estrapolare (educazione: educere, tirar fuori) e potenziare qualità, competenze e talenti espressi e inespressi. Deve essere, mi son detta, una fidanzata talebana, una che ha fatto rincoglionire la prof al punto di obnubilarle le capacità didattiche. Delle quali capacità, sia chiaro, non risulta però si sia parlato un solo minuto nel colloquio.

E allora forse alla madresuperiora, mi dicevo, non è venuto a mancare il senno o l’applicazione della Costituzione (tipo l’articolo 3: È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese). Deve esserle mancata la matematica. Non è quindi colpa di Lesbo. E’ proprio colpa del V Postulato di quel caspita di Euclide: financo due rette parallele alla fine -all’infinito- si incontrano. Ma se una non ha proprio voglia di capire allora no, non si incontreranno mai.

Mad in Italy – Per chi suona il cellulare

martedì, maggio 20th, 2014

Allora ci sono un prof, un ragazzino e una madre. Ma non è una barzelletta. Il prof sequestra il cellulare al ragazzino (delle medie) perché, durante l’orario scolastico, ci stava guardando sopra delle foto hard. La madre va a ritirare il caspita di cellulare ma si presenta con un avvocato accusando il prof di furto. La notizia sta qua (ma io l’ho trovata grazia al mio amico Antonino sul socialcoso) e son due ore che sto aspettando un miraggio chiamato “smentita”. Che però non ancora arriva.

Il seguito, se possibile, è ancora meglio, cito testualmente: “La notizia è stata postata su FB dal sindaco di Forlì, allibito dal fatto che la madre ha anche difeso il figlio sostenendo che le foto non erano così hard, visto che la donna sulle foto aveva il perizoma”.

Ripeto: un prof sequestra un cellulare a un ragazzino perché ci guardava foto hard e viene denunciato per furto mentre la madre difende il ragazzino dicendo che le foto non erano hard perché la tizia aveva il perizoma.

Ora l’unico cellulare che si anelerebbe veder apparire, e in fretta, è quello della polizia seguito da un’ambulanza del servizio del Trattamento Sanitario Obbligatorio. In subordine anche un asteroide.

Il gol migliore è quello di testa

giovedì, gennaio 10th, 2013

Tra gli innumerevoli vantaggi della rinuncia alla macchina esiste quello della socializzazione alle fermate degli autobus. La socializzazione è vieppiù agevolata tanto più raramente gli autobus passano.  E in questo va detto che tra gli innumerevoli vantaggi del vivere a Roma, soprattutto nell’attuale gestione, questa socializzazione è ai livelli di Facebook.

Sarà stato pressapoco fine novembre quando una sera, rientrando a casa tardino e apprestandomi a scendere alla prossima, un avventore del mio stesso autobus mi avvertiva di fare attenzione che giusto la sera prima, lì alla fermata, avevano scippato una vecchina. Escludendo volesse mettermi in allerta per motivi di anzianità ne deducevo che lo facesse per preservare la borsa e volesse contestualmente scongiurare un suo eventuale coinvolgimento nell’inseguimento del mariuolo. Si premurava quindi di controllare che l’attraversamento della strada procedesse senza intoppi e poi arrivederci arrivederci.

Ci siamo poi rincontrati, in orario diurno, sul percorso inverso casa-lavoro. E dopo un paio di socializzazioni da ascensore (-salve -brutto tempo eh -pare peggiori ancora) ho scoperto che è il papà di un giovane calciatore della serie A. La circostanza mi veniva rivelata solo al terzo fortuito incontro parlando dei problemi della scuola italiana. Per specificare che lui, a quel figliolo già sulla rampa di lancio stellare che è il calcio in Italia, ha detto solo una cosa:

-Ricordati che la prima cosa è l’istruzione. E che devi essere il campione di te stesso. Poi puoi anche allenarti. Ma guai a te se non continui a studiare.

E’ da allora che penso a questa cosa. Il ragazzo ha già collezionato una serie di gol, titoli di giornale, soldi e benefit. Suo padre continua a fare il suo lavoro, in un ristorante. E ogni volta che lo sente -perché non gioca a Roma- la prima domanda che gli fa è:

-Oggi hai studiato?

Questo papà l’ho rincontrato oggi. “Il ragazzo studia” sta diventando la frase in codice. E mi è tornata in mente quella volta in cui chiesero a Piero Angela quale fosse a suo avviso la migliore forma di investimento. E lui rispose: “Il miglior investimento è mettere i soldi nel cervello dei figli”.

Citate la scuola

sabato, ottobre 13th, 2012

Oggi sono stata a pranzo da mia madre. E’ una cosa che non faccio spesso. Quando accade la notizia ha quindi tutti i crismi dell’evento e lei di conseguenza allestisce banchetti degni delle nozze di Cana. Mia madre, per capirci, ha 79 anni ma accanto al tavolo da cucina ha l’Ipad, l’Iphone e una catasta di libri e giornali. Che mentre si cuocevano le orecchiette con le cime di rapa non so chi stava cazziando su Facebook. Tutto ciò premesso io sono arrivata provenendo dalla firma della Carta d’intenti del centrosinistra (nessuno è perfetto). Non avevo neanche fatto in tempo a mettermi a tavola  a casa sua, nei pressi di Monte Mario che già il suo Aipadio scodellava la notizia che qualcuno se stava a lamentà che sta Carta non citava Monti Mario. Mentre prendeva il peperoncino in cucina distrattamente mi chiedeva
-Meri, scusa, ma la scuola sta Carta la cita? (mia madre è stata una maestra e le maestre non so se lo sapete ma non vanno mai in pensione, rimangono maestre tutta la vita)
-Beh si certo
-Intendo la scuola pubblica
-Si mamma, pubblica
-Ecco perché io non vorrei che dopo tutto il lavoro che ho fatto per preparare la strada poi questi mandassero a monte tutto. A monte, cara, non Monti
-Mamma che stai a dì?
-“Dico che io, nel paleolitico 1970, ogni mattina dovevo far dire la preghiera ai miei bambini. Ma nella mia classe in cinque restavano seduti e non si alzavano perché erano di altre religioni. Così un giorno sono andata dal direttore e gli ho detto
-Signor direttore non intendo più far recitare la preghiera la mattina perché è un momento di divisione e non di unione della classe
Lui sobbalzò e mi disse “se quelli non sono come noi cosa ci possiamo fare? continui a farla dire agli altri”.

A quel punto il racconto di mia madre si è interrotto e un lampo luciferino le si è piazzato nello sguardo. Così, tremebonda, le ho chiesto
-Eeee… scusa tu che hai fatto?
Gli ho detto “Signor direttore, facciamo invece che da domani il Padreterno riceverà lo stesso quantitativo di preghiere ma ognuno gliela dirà da casa sua mentre in classe onoreremo il cattolicesimo valorizzandone il senso di fratellanza piuttosto che quello da crociata” e beh figlia mia, erano anni nei quali le lettere di richiamo volavano per molto meno. Eppure non arrivò nulla. Ora però voi non rovinatemi tutto. Capito? Citate la scuola, non Monti. Che Monti si sa difendere da solo. La scuola no. Ha bisogno che lo faccia qualcuno. E che lo facciano in tanti.

Per chi suona la campanella

venerdì, giugno 8th, 2012

Oggi è l’ultimo giorno di scuola. Premesso che in casa sono sempre stata circondata di maestre e non mi sono ancora arresa però, scartabellando tra le carte dei traslochi, è rispuntata una fotocopia di una lettera che un preside di liceo americano scriveva ad ogni inizio di anno scolastico ai suoi insegnanti. Eccovecela. E grazie a tutti sti pori insegnanti.

«Caro professore,
sono un sopravvissuto di un campo di concentramento. I miei occhi hanno visto ciò che nessun essere umano dovrebbe mai vedere: camere a gas costruite da ingegneri istruiti; bambini uccisi con  veleno da medici ben formati; lattanti uccisi da infermiere provette; donne e bambini uccisi e bruciati da diplomati di scuole superiore e università. Diffido – quindi – dall’educazione. La mia richiesta è: aiutate i vostri allievi a diventare esseri umani. I vostri sforzi non devono mai produrre dei mostri educati, degli psicopatici qualificati, degli Eichmann istruiti. La lettura, la scrittura, l’aritmetica non sono importanti se non servono a rendere i nostri figli più umani».

(Anniek Cojean, Les mémoires de la Shoah, in Le Monde del 29 aprile 1995).

Segni dei tempi/ Prostituivasi ancora Prof

giovedì, aprile 26th, 2012

Ieri, giorno della Liberazione, lavoravo. Il pomeriggio arrancava uggioso e pachidermico come solo le domeniche o i festivi al lavoro, e anche a casa, possono fare (non so voi ma la domenica uno poi non vede l’ora che arrivi e finalmente quando arriva non vede l’ora che passi) finché leggendo tutto ma proprio tutto ciò che di solito non ho tempo di leggere, è spuntata dall’infernal strumento che mi erutta le agenzie di stampa sulla scrivania la seguente notizia (ve la metto proprio tutta così come mi è stata scodellata):

MAESTRA PRECARIA PROSTITUTA PER NECESSITA’, MARITO ARRESTATO =
Frosinone, 25 apr. – Il marito la accompagnava sul luogo di lavoro, non un’aula di una scuola elementare, reale professione di una trentenne di Ferentino, ma lungo lo stradone Asi di Frosinone. Qui la maestra precaria si trasformava al calar delle tenebre in una “lucciola” per bisogno. A scoprire l’andazzo sono stati i carabinieri della compagnia di Anagni, coordinata dal capitano Costantino Airoldi, che la notte scorsa, dopo alcune settimane di appostamento, sono passati all’azione ed hanno bloccato l’uomo, disoccupato e con precedenti penali. Lo hanno arrestato per sfruttamento della prostituzione. La maestra precaria, probabilmente consensiente, alla vista dei carabinieri ha invece raccontato di essere costretta dallo stesso compagno ogni notte a prostituirsi.
L’uomo è stato rinchiuso nel carcere di Frosinone.
251831 APR 12
NNNN

Non so ma mi è sembrato che qua dentro ci fosse la foto molto riepilogativa -pur se non esaustiva- del disastro dei tempi: il lavoro che non c’è, la miseria economica e umana che c’è, gli uomini che le donne si scelgono, le donne che gli uomini sfruttano ma soprattutto delle strade della vita che, in assenza assoluta di un Garmin educativo che ci guidi, ci possono far partire dalle autostrade psicopedagogiche di Maria Montessori per planare sulla tangenziale prostituente di Ferentino. Per tacere dell’insistere su sta “maestra precaria” quasi fosse un tipo di personaggio della commedia dell’arte: il borbottone gretto, la servetta, il millantatore spaccone e mo’ pure la maestra precaria.

Che se prostituirsi fosse una libera scelta non ho nulla da obiettare. Ma se diventa l’unica via d’uscita individuata per sbarcare il lunario a me qualche domanda questa vicenda me la pone. E’ da ieri che ci penso.

Passi l’energumeno maritale. Ma lei doveva occuparsi di educazione, quella cosa che (Wiki-cito) deriva dal verbo latino educĕre (cioè «trarre fuori, “tirar fuori” o “tirar fuori ciò che sta dentro”). Cioè una specie di ostetrica delle teste e delle anime. E dunque quale accanimento del destino può portarti a decidere invece, anche se ti fa schifo, di tirarti dentro ciò che sta fuori (mi si perdoni il linguaggio figurato)?

Qui non c’è proprio niente dei seggi, mutui e gare di Burlesque della Olgettine e nemmeno dell’improbabile vita di Camilla Baudino, sorta di Miss Marple accasata in altoborghese appartamento in Provaci ancora Prof: è rimasto solo l’epilogo, quando i cattivi vanno in carcere. Solo che stavolta in carcere rischia di finirci lei. La maestra precaria.