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Margaret Fuller, penna tempestosa che solo il mare in tempesta fermò

giovedì, luglio 20th, 2017

Storie calme di donne inquiete/37

E’ il 19 luglio del 1850, il vascello Elizabeth è quasi arrivato a destinazione nel porto di New York. Due mesi prima a Livorno ci si sono imbarcati tra gli altri un uomo, una donna, il loro bambino di due anni, Angelino, e la bambinaia. Non è stato facile arrivarci, strada facendo il capitano è morto di vaiolo (no, non esistevano i vaccini) e al posto suo alla tolda di comando c’è un ufficiale giovane ed inesperto, Mr Bangs. E’ proprio lì che nella notte, all’altezza di Fire Island la Elizabeth s’incaglia per il forte vento. Inizia una lotta disperata per la salvezza, quasi tutto l’equipaggio riuscirà a salvarsi aggrappandosi al relitto della nave ormai in pezzi. Si tenta di salvare Angelino mentre la donna e l’uomo vengono inghiottiti dalle onde. Non saranno mai più ritrovati. E’ così che muore Margaret Fuller, insieme al marito Giovanni Ossoli e alla bambinaia. Sono le due del pomeriggio del 19 luglio 1850. Lei ha 40 anni.

Margaret Fuller, scrittrice, giornalista e patriota americana: colta, poliglotta, a sei anni impara il latino, a sette legge Virgilio e Ovidio al posto di Topolino ovemai vi fosse stato. A 18 anni è pronta per ipotetici campionati mondiali di erudizione. Ha 30 anni quando pubblica Woman in the Nineteenth Century, il primo libro scritto in America che affermi l’uguaglianza tra uomo e donna. Copie esaurite in una settimana (1500, che per l’epoca sono ai livelli dell’odierno Harry Potter). Stroncati in tempo reale, lei e il libro: il libro è immorale, scandaloso e lei “arrogante, pedante, aggressiva, sgradevole, mascolina”.  Una “vecchia zitella isterica”, per dirla con Edgar Allan Poe. Insomma  Vade retro Margaret. Lei è una che fa paura. Lì inizia una grande opera di censura, rimozione, allontanamento, emarginazione.

Eppure, o proprio per questo, ha un record di primati da far invidia: “la prima -racconta Giulietta Raccanelli in enciclopediadelledonne.it– a scrivere un libro-radiografia del West, la prima a lavorare per giornali come il «New York Daily Tribune» e il «The Dial Magazine», prima rivista letteraria negli Stati Uniti. E ancora la prima a diventare corrispondente dall’estero, inviata per documentare tutti i moti rivoluzionari europei, prima donna critico e prima traduttrice degli scritti di Goethe in America, la prima a denunciare e a chiedere migliori condizioni di vita per le donne nelle prigioni di New York, nei manicomi e nelle istituzioni, la prima a organizzare sessioni di formazione per le donne, sostenendo (ed era anche questa una rivoluzione) che le donne sono dotate di menti pensanti («women did have minds»).” E lei? “Guardati -dice- dall’enorme piacere nell’essere popolari o anche amati”.

Ma scrivere non le basta. A Roma partecipa alla lotta risorgimentale e andrà a presiedere l’ospedale Fatebenefratelli sull’isola Tiberina. Qui  incontra Florence Nightingale, la fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna.

E, soprattutto, è a Roma che Margaret si innamora, in piazza san Pietro, del marchese Ossoli. “Fu il tuo bacio, amore, a rendermi immortale”. Marchese che è più giovane di 9 anni, cattolico, nobile, squattrinato. Ce n’è per scomunicarli a vita. Nasce Anche un bimbo, Angelino. Sarà lei a mantenere la famiglia, orrore per l’epoca, peregrinando prima a Firenze poi a Livorno dove il 17 maggio si imbarcano verso il naufragio.

Una donna tempestosa. Che solo un mare ancor più in tempesta poteva fermare. Ironia della sorte per la donna che, tra tutto, anche una teorizzazione del gender fluid ci lascia:

“Il maschio e la femmina rappresentano i due aspetti del grande dualismo radicale. Ma nei fatti sono in fase di perpetuo passaggio dentro l’un l’altro. I fluidi si induriscono in solidi, i solidi si liquefanno in fluidi. Non c’è un uomo completamente maschio, e nessuna donna puramente femmina”.

E infine:
«È tempo, in questo tempo, che la Donna, l’altra metà dello stesso pensiero, l’altra stanza nel cuore della vita, prenda il suo turno e inizi a pulsare appieno; e si migliorerà la vita delle nostre figlie femmine, cosa che sarà di massimo aiuto perché migliorino e mutino anche i nostri giovani figli maschi».

Margaret Fuller

(E grazie a Maristella Lippolis che me l’ha segnalata)