Posts Tagged ‘dormire’

Uno a capo e una a piedi e tutteddue alla neuro

giovedì, aprile 17th, 2014

In uno dei fondamentali studi sulle coppie segnalo anche l’imperdibile “Dimmi come dormi e ti dirò se lo ami”. Una sorta di anello di congiunzione tra il Kamasutra nella fase Rem, il Consultorio Asl e il Tso, trattamento sanitario obbligato. Oltre all’ormai celeberrima nanna a seggiolina del fu premier, abbiamo quindi il cucchiaio, il koala, la cerniera lampo e via dicendo. Senonché apprendiamo che,  se ti prende a calci o pugni di notte agitandosi scompostamente e costringendoti alla ritirata in un cantuccio e nei casi estremi sul divano di là,  poesse che il partner non ne possa più di te anche di giorno. Allo stesso modo si apprende che pure il russare molesto fa parte degli indizi non trascurabili del fatto che lui vorrebbe agevolare la cacciata dal talamo di lei. O viceversa.

Ma il capolavoro arriva quando si apprende che “Ci sono poi posizioni del tutto stravaganti che riflettono inequivocabilmente il rapporto, come dormire di sbieco o addirittura dormire uno con la testa ai piedi del letto e l’altro con la testa sul cuscino, ad indicare che la vita dei due partner sta andando in direzioni diverse”.

Ripeto: c’è gente che nel lettone dorme uno a capo e una a piedi.

Avete presente come si faceva noi anziani negli anni Settanta barra forse Ottanta quando andavamo a casa di nonna per Pasqua o Natale col raduno parenti? Così.

Ora, scusate, ma se io mi imbattessi in una coppia che quando va a letto si corica uno a capo e una a piedi non mi verrebbe mai in mente che sono in crisi: ma solo che so’ matti.

Dottore Jeckyll e Mr firstAid: prontuario della scuse per darsi

giovedì, maggio 24th, 2012

Riceviamo e, pubblicando e leggendo, ci immunizziamo. E ricordate: mentre inorridiamo per il Pecerin che scrive, c’è un Pecerin in ogni uomo che, variamente travestito da altro, stiamo continuando ad amare, bramare e accanto al quale tranquillamente dormire.
Vostra Meri Shelley

di Pecerin

Per mettervi a parte di questa ultima riflessione devo svelarvi qualcosa di me: sono un medico. E’ una professione difficile e sarebbe da sconsigliare ai giovani gaglioffi bonvivant, se non ci fosse un lato positivo che compensa tutti gli svantaggi: le scuse.

Un medico ha scuse a prova di bomba ed io me ne accorsi non appena iniziai a lavorare. Avevo solo 24 anni e credevo ancora nell’amore ma mi resi conto che potevo depistare in maniera inaffondabile qualunque fanciulla troppo insistente. Potevo essere per lunghissime ore impegnato in ospedale e all’affermazione “ma io ti ho cercato, e mi hanno detto che non c’eri” rispondere arrogante ma che credi che per la prima svanita che chiama si mettono a seccare i medici in sala operatoria?; se volevo andare a trovare indisturbato chi di dovere bastava simulare una visita domiciliare; per il week-end c’era sempre il congresso al quale non sta bene portare le fidanzate poi sono nojosi si parla solo di malattie e via dicendo.

Pur non essendo arrivato alla maestrìa di un mio collega più anziano che pagava un pensionato per stazionare nella sala d’aspetto del suo ambulatorio al fine di bloccare mogli o seccatori mentre lui all’interno sagrificava a Venere con l’infermiera, ho sfruttato ampiamente queste utili opportunità offerte dal mio lavoro.

Con il tempo ho scoperto tuttavia che quello che di meglio garantisce in questo campo la mia professione non sono le scuse, ma le possibilità di fuga. Ovvero la possibilità di andarsene indisturbato, e salvando la forma, da un luogo dove non si vuole più stare.

A questo punto bisogna fermarsi ed affermare una Verità, sgradevole ma indiscutibile e sacrosanta: stare a letto con una donna è molto piacevole, ma questo è vero solo fino a quando si fa sesso. Nel momento in cui il sesso finisce, e bisogna dormire, il discorso diventa completamente diverso. Una donna, per quanto bella, per quanto eroticamente stimolante, per quanto intellettualmente affascinante, dal momento in cui si addormenta diventa solo un ingombrante ed insensato corpo vivente nel letto che vi impedisce un sonno gradevole e ristoratore non meno di quanto farebbe qualunque altro mammifero.

Questo non è tutto: la leggiadrìa, il fascino, il sex appeal che ci portano nel talamo di una donna sono pessime guide: ci sono ragazze bellissime con piedi così freddi da rammentarmi l’inevitabilità della morte, donne che ispiravano le fantasie più ardite russare come dei tromboni sfondati un secondo dopo essersi assopite, fanciulle dalle forme morbide, sode ed aggraziate fornite dalla natura infame di gomiti appuntiti come lance pronti a conficcarsi nelle parti più sensibili del mio corpo.

Se a questo aggiungiamo il fatto innegabile e conosciuto già dagli antichi che post coitum omne animal triste est capite che in simili situazioni resta solo una cosa da fare: andarsene.

Ma come andarsene dalla senza essere maleducati e, soprattutto, senza pregiudicare un futuro revival?

Ecco che arriva in soccorso la professione. Un medico è reperibile, e l’ospedale può chiamarlo in ogni momento se c’è un’urgenza. Dal momento in cui ho scoperto che esiste una fantastica applicazione per iPhone che si chiama “Fake Caller”, che simula a comando una chiamata dal telefono della clinica, assicurarsi un sonno tranquillo e solitario è diventato un gioco da ragazzi. Prima di appartarsi si programma la provvidenziale applicazione ad un’ora appropriata, al momento dello squillo si balza dal letto imprecando, si impugna il telefono con la faccia spiritata e poi è sufficiente dire un preoccupato arrivo subito, intanto intubatelo e cominciare a vestirsi furiosamente. Quando la fanciulla si desta e vi chiede cosa è successo? non bisogna rispondere, ma dire solo l’ospedale, l’ospedale! ed agitare una mano accanto al volto come per significare oddio lascia stare.

Con la grandissima maggioranza delle ragazze questo è più che sufficiente; esiste tuttavia una minoranza di rompiscatole olimpioniche che si mette – nonostante l’emergenza –  a fare domande. In quel caso allora bisogna dare a queste seccatrici quello che meritano mormorando è un bambino! A questo punto tacciono tutte, e molte chiedono scusa.

Dopo avere dormito serenamente da soli, in un confortevole e deserto letto che si trova in qualunque altro luogo, si deve essere gentili, e telefonare il giorno dopo per aggiornare la fanciulla sulla situazione clinica del povero malato. A quel punto mi regolo sul loro comportamento. Se non se la sono presa e hanno bevuto la storia racconto loro di mirabolanti imprese mediche al termine delle quali il povero paziente ha avuto miracolosamente salva la vita, anche perché nei momenti più difficili io sono riuscito a calmarmi pensando alla notte di amore che avevo appena trascorso, che mi ha dato serenità e mano ferma.

Se, al contrario, fanno le sostenute ho una mossa fantastica: mentre loro si lamentano io faccio morire il bambino.

Del dormire accanto a un uomo e della nanna a seggiolina

giovedì, gennaio 20th, 2011

E’ evidente che di fronte alla nanna a seggiolina  prima o poi una si arrende. E clicca “apri nuovo post”. Questa è dunque la mia personale resa.

Vorrete quindi scusarmi se ancora una volta interrompo il reportage dal deserto dancalo per aprire una finestra su quello nostrano.

E’ che però a me questa cosa che giorno dopo giorno, intercettazione dopo intercettazione, racconto dopo racconto, si stiano minando come un effetto domino i principali capisaldi dell’amor sognato in luogo di quello pagato, mi ha messo addosso un’ansia da riparazione danni che mi ha riportato la mente indietro fino a qui.

Ecco io direi che oggi l’unica cura di contrasto a tutto ciò che abbiamo letto in fatto di letti, ma soprattutto in fatto di dormire accanto a un uomo, non sta nella mentina né nella nanna a seggiolina ma in questo bel post di Michiamomitia fu Fatacarabina che, se proprio siete delle pelandrone e non vi fate il regalo di leggervelo tutto, questo almeno si:

“Abbiamo paura di lasciarci andare, in quella cosa così intima che è il sonno. Il sesso? Certo, è intimo, ma come  tutti i giochi, quelle cose fondamentali che svelano chi sei, noi giochiamo e ci piace, perché lo sappiamo che possiamo essere, ogni volta, quello che vogliamo, quello che sogniamo.
Bimbe. Puttane. Esperte. Inesperte. Fredde. Aggressive.
Poi, finito il gioco, si va oltre. L’intimità diventa la condivisione del tepore. Col corpo, stanco e appagato, che reclama silenzio.
Allora spesso si finisce col vegliare. Gli uomini sono come noi. Fragili, pieni di paure. Ma sono abituati a non dirlo e a dormire.
Comunque. Ovunque. Noi, il più delle volte, no.  Li fissiamo al ritmo di risvegli frequenti ogni loro respiro profondo. Giriamo la testa nel buio della camera da letto e li guardiamo. E li troviamo così diversi da quelli che conoscevamo”.

Insomma, se ami davvero un uomo difficilmente riesci a dormirgli accanto: di solito lo vegli. E magari è pure per questo che dopo un po’ i matrimoni e i legami d’amore sono destinati a finire: per farsi una sana dormita.

E sapete che conclude? Che “no, non è difficile far godere un uomo: il difficile è dormirci accanto”.