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De voto

domenica, maggio 26th, 2013

Come votare me lo ha insegnato mia nonna. Non per chi ma come: la domenica mattina presto e vestendosi bene. Perché mia nonna non è nata votata: era del 1905 e la prima volta che potè farlo fu il 2 giugno 1946. E non deve essere stato facile, conoscendola, vedere uscire per anni suo marito che andava a scegliere anche per lei.

E così la prima volta che le dissero che ne era finalmente degna si vestì come per la Messa e andò a testa alta a riprendersi un suo diritto. E al marito, che le disse “ti accompagno” rispose:

-Conosco la strada e ho fretta: sono in ritardo di vent’anni

Nonna era religiosissima, cattolica praticante col botto. Ma non era una beghina. E una volta che le chiesi a che servissero i tre voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, me li spiegò per filo e per segno, comprese le immani difficoltà persino dei Santi per rispettarli ma aggiunse:

-E comunque ricordati che il più difficile in assoluto da osservare è quello al seggio.  Se fallisci con gli altri ti rovini tu, con questo mandi alla malora tutti

Lo so, lo so che son momenti cupi. E senza entusiasmo. Però stamattina mentre anche io forse avrei avuto più voglia di andare dal dentista che al seggio ho pensato a lei. Mi sono alzata presto, vestita bene e sono andata a prendermi il diritto che è mio anche perché se lo sono sudato tante donne come nonna Quintina.

Che se avesse saputo, però, che settant’anni dopo hanno dovuto obbligarci a scegliere un uomo e una donna per farne eleggere qualcuna in più, avrebbe fatto una piazzata al seggio. Ma con i tacchi e la veletta, s’intende. Io la veletta, comunque, nonna, scusa ma stamattina proprio no eh.