Posts Tagged ‘donne’

Nilde Iotti, il fascino dell’intelligenza

martedì, giugno 20th, 2017

Storie calme di donne inquiete/30

La prima donna -e pure comunista- a ricoprire una delle tre più alte cariche dello Stato: venne eletta proprio il 20 giugno del 1979 Presidente della Camera (lo è stata per tre legislature e nessuna l’ha ancora eguagliata, non solo in durata).

Ma Nilde Iotti è stata anche partigiana, staffetta, combattente, indomita, ha fatto parte del primo nucleo di politici che ha preparato il Parlamento Europeo e soprattutto è stata una donna che, nonostante i ruoli pubblici, non ha rinunciato all’amore nel privato (e l’ha pagato a caro prezzo, quell’amore, confinata in una soffitta). Con quell’amore illegittimo ha anche adottato una figliola.

Rinunciò a tutti gli incarichi per motivi di salute pochi giorni prima di morire. La sua lettera fu accolta alla Camera con un grandissimo applauso.

A un certo punto scrisse: “Le cronache di tutti i giorni ci dicono di violenze di ogni genere all’interno e fuori della famiglia, nella società, compiute da anziani su giovani e bambini, da figli contro i genitori, come se si stesse diffondendo uno spirito di rivolta, contro i sentimenti e i valori della persona umana. Quale cultura sta generandosi, forse anche per i nostri ritardi? È con inquietudine che mi pongo queste domande”.

Nilde Iotti: ragione e sentimento. Ma soprattutto il fascino dell’intelligenza.

Nilde Iotti

Ipazia di Alessandria, il martirio della scienza

mercoledì, marzo 8th, 2017

Storie calme di donne inquiete/5

Ad uno dei suoi allievi follemente innamorato di lei, essendosi dimostrato vano ogni tentativo di dissuaderlo, alla fine un giorno a lezione portò “uno di quei panni che le donne usano per il sangue mestruale e glielo parò davanti” dicendogli “In definitiva è di questo, ragazzino, che ti sei innamorato, di niente di sublime”.

Ipazia di Alessandria. Una così, sedici secoli fa. Matematica e astronoma, scienziata e filosofa, sapiente e politica coi controcavoli, la prima insegnante “pubblica”, tanto amata quanto odiata. Scomoda.

Ipazia di Alessandria

Di lei sappiamo con certezza poco (persi quasi tutti i suoi scritti) ma poche come lei hanno acceso fantasia, curiosità e passione in saecola saeculorum. Forse a motivo della sua morte, una delle più efferate della storia. Perché questa donna geniale e carismatica, innamorata della scienza, del sapere e della verità anziché di un uomo e non disponibile ad alcun tipo di “conversione”, stava diventando un modello pericolosissimo. Una scienziata femmina. E appassionata divulgatrice del sapere matematico, astronomico e filosofico, una Pieroangela e una Mariacurie tutto insieme. Troppo, evidentemente. Sei stata la prima scienziata vittima del fondamentalismo religioso, scrisse Margherita Hack.

In questa storiaccia c’è certamente l’invidia di un vescovo, Cirillo, e il servilismo di uno zelota, tal Pietro. E dunque un giorno Pietro aizza “un’orda di scellerati” monaci fanatici, scrive Silvia Ronchey citando Diderot, e se ne mette a capo. La turba “aspetta Ipazia sulla soglia di casa, si avventa su di lei mentre sta per entrare, la afferra, la trascina nella chiesa chiamata Cesareo, la spoglia, la sgozza, la smembra e la brucia”.

Bastava dire Sì. Convertirsi, lasciar perdere, non intestardirsi. E invece. Quanta paura gli hai fatto, Ipazia? E quanta continui a farne, dopo 16 secoli, tu e tutte le donne di scienza, quelle che pensano e quelle che sanno dire dei No? Bastava dire Sì. Ma oggi non saremmo qui, a far sentire ancora la tua voce.

Larga la Strada, stretta la via

martedì, marzo 8th, 2016

Emma Strada, prima laureata europea in ingegneria, al Politecnico di Torino nel 1908.

I miei auguri vanno a un uomo, al Professor Pi, perché abbia sempre più Emmestrade alle quali dire “In nome del popolo italiano la dichiaro…”.

Ingegnera Emma Strada

I nipoti di carta

giovedì, dicembre 11th, 2014

“Mia madre, a chi le chiede ‘Quanti nipoti hai?’ risponde sempre ‘Due: una in carne e ossa e uno di carta’, con ciò riferendosi alla figlia di mia sorella e a un libro che ho scritto io. Poi aggiunge: ‘Entrambi impegnativi e adorabili. Ma il parto di quelli di carta è più raro'”. Vabbè, con 1 euro e mezzo c’è pure la maschera di giovinezza in regalo. E a pagina 96 Meripo’. In quota “childfree”. Noi che non abbiamo figli. Ma non siamo Hai-figli-No-Poverina. Su Grazia uscito oggi.

Grazia e Grazie a Costanza Rizzacasa d’Orsogna

L’altra metà del cielo sfregiata nell’altra metà del mondo

venerdì, ottobre 24th, 2014

Si chiama Isfahan, “perla di Persia”, “l’altra metà del mondo”. Su quanto fosse non una delle città più belle della Persia ma proprio del mondo vi avevo già ampiamente ammorbato qui, con il racconto del viaggio iraniano. Non so quante cose abbiate visto nella vostra vita ma fate di tutto per trovarvi almeno una volta al tramonto a Imam Square. Vi restituisco i soldi del biglietto se arrivati lì, in mezzo al cuore del mondo, non inizierà a battervi forte pure il vostro. Non ci provo nemmeno, a descrivervela. Fate conto 100 volte Place de Vosges a Parigi issata in mezzo al cielo e sui quattro sconfinati lati uno spicchio di Paradiso a forma di cupola, minareto, oro e azzurro e ancora oro in mezzo al cielo e turchesi in mezzo all’oro.

Isfahan, Imam Square - foto Professor Pi

Ed è incredibile che proprio nell’abbraccio di spazio di tanta bellezza si possa estrarre una bottiglia di acido e buttarlo addosso a donne accusate di indossare male il velo. Succede da tre settimane. La prima ad essere sfregiata si chiama Soheila Jurkash e ha 27 anni. Che ogni tanto bisogna dare anche nomi e cognomi all’orrore: Soheila Jurkash ha viso, braccia e gambe bruciate e ha perso un occhio.

Non si sa neanche con certezza quante donne, dopo di lei, abbiano subito la stessa violenza. Si sa che ora le ragazze vanno in giro con una maschera bianca sul viso per non essere sfregiate. E si sa che, piano piano, gli iraniani si sono mossi e sono scesi in piazza a Isfahan, fino a diventare migliaia al grido di “Fermate la violenza sulle donne, non si diffonde la virtù con l’acido”. Nel Paese in cui quattro ragazzi che cantavano Happy sono stati condannati a sei mesi di carcere e 91 frustate rischiano grossissimo anche questi eroi della protesta pacifica. Ma è anche lo stesso Paese nel quale ti si accoglie a braccia e case aperte, in cui ti si ferma per strada per salutarti, chiacchierare, sapere e offrirti un thè speziato. Un Paese dall’animo aperto e dai governanti chiusi, nonostante gli sforzi del loro presidente, Rohani.

L’altra metà del cielo sfregiata nell’altra metà del mondo. E noi? Che si fa? All’inizio ho pensato: facciamo lo sciopero del turismo, facciamogli sapere che non ci andremo finché non contrasteranno quest’orrore, che con la difesa della morale non c’entra un beneamato piffero. Ma poi ho anche pensato che, proprio nel momento in cui cercano di aprirsi, risbattergli la porta in faccia forse non sarebbe giusto.

E quindi sto qua, che non so che fare. E pensare. E allora mi riguardo questi visi qui, belli, aperti, coraggiosi e penso che queste donne hanno già vinto. Ma il prezzo è carissimo. E non possiamo farglielo pagare in solitudine.

Foto Flavio Favero

Iran, dove “le idee sono come l’acqua”

martedì, settembre 9th, 2014

Oggi siamo qui. Con questo:

“Il femminismo è obsoleto. E Shahla Sherkat non deve più scriverne”. Così ha sentenziato la censura della Repubblica Islamica dell’Iran nel cui mirino è finita il direttore di “Zanan-e Emruz”. Accusata di “femminismo” dagli ambienti ultraconservatori per aver scritto a favore dei diritti delle donne. Da qui la decisione dell’apparato giudiziario di processarla a Teheran davanti ad un apposito “Tribunale per i media”.

Quando ho letto la notizia ho pensato a Tahmineh e a una cena a casa sua, a Teheran. Tahmien ha 25 anni ed è laureata in Ingegneria idraulica, si occupa di acquedotti e grandi opere. Ma il suo capolavoro infrastrutturale, per quella sera, fu il Gormeh sabzi, un piatto a base di agnello variamente assemblato con spinaci, fagioli, cipolla, curcuma e coriandolo.

Si mangia seduti in terra sul tappeto del salotto, scarpe lasciate all’ingresso. A cena ha invitato, oltre me, alcune amiche. Tra i 20 e i 30 anni, tutte laureate, tutte con un impiego. Sono la carampana della situazione. Sono anche l’unica intabarrata nel velo: il loro è appena poggiato in cima alla crocchia di capelli variamente acconciata. Sono l’unica non truccata, l’unica non fumatrice. Una Flinstones occidentale. Accanto alla sfilata di sublimi pietanze c’è una scrivania con un computer acceso. Accanto al computer una finestra dalla quale fa capolino una parabola. Accanto alla parabola satellitare una libreria. Piena. Da una borsa spunta un tablet. Da ogni tasca un telefonino.

“Il femminismo è obsoleto. E Shahla Sherkat non deve più scriverne”, ripensavo a quell’accusa oggi. Paradossalmente è proprio così: perché sotto tanti aspetti il femminismo, in Iran, è già storia quotidiana di diritti acquisiti di fatto. E’ il velo che arretra sempre più sui capelli freschi di acconciature. E’ il trucco che avanza. E’ il filtro aggira-divieti per collegarsi al proibito Internet e alla vietata parabola.

A ogni divieto corrisponde una spinta uguale e contraria: chiudi una rivista, nascono dieci siti. Censuri un film, si schiudono cento download. Chiudere e proibire: due verbi che abitano al tribunale dei media. Ma non nelle case, nelle borsette, sulle scrivanie.

Sostanzialmente come svuotare mari con cucchiaini. Mentre la “rivoluzione” avviene, giorno per giorno, altrove. Perché, per dirla con una collega ingegnera idraulica come Tahmineh, “le idee sono come l’acqua: se tenti di bloccarne il flusso da una parte, quella si incanala da un’altra”.

@LaveraMeriPop

Foto Professor Pi

Postulato sull’Approccio Scientifico alla Comprensione della Donna

lunedì, giugno 23rd, 2014

Di passaggio tra un Simposio della sedia a sdrajo e uno sulle Equazioni differenziali, nel weekend il Professor Pi si è materializzato a Roma. Scendeva dal treno in coincidenza con la discesa sul campo dell’italica Nazionale del Giuoco del Calcio e con l’occasione inaugurava anche il 39 pollici recentemente installato dal sempresialodato Cognato Alfa. Lo si inaugurava per il primo tempo, che poi per il secondo, preso al volo un taxi nell’intervallo, ci si andava a deprimere a casa di amici ove, dal 91mo, ci si indennizzava con libagioni queste sì da campionato mondiale.

Tutto ciò premesso a un certo punto dello smanettamento compulsivo del telecomando, verificavo che sto 39pollici nuovo di pacca, faceva cose inenarrabili oltre a farmi vedere l’Ispettore Barnaby, Top Crime e Giallo tv. Esso infatti dentro ha un omino che manda in onda la radio, fa rivedere dopo i programmi, si collega a internet, credo faccia anche il caffè meglio di Clooney e se sei triste secondo me ha anche un’opzione Nutella.

Tutto ciò avveniva senza mai consultare il ponderoso tomo di Istruzioni che il Cognato Alfa mi aveva prontamente chiuso in un cassetto. Il mio stupore di fronte a questa fucina di opzioni contenute in soli venti tastini si materializzava in un

-Ooohh ma professor Pi come le hai trovate tutte queste meraviglie senza consultare manco una paginina?

ed era in quel momento che egli mi metteva a parte del Postulato sull’Approccio Scientifico alla Comprensione della Donna

-Meripo’  per capire il televisore mi regolo come con le donne e con il genere umano in generale, applicando il metodo empirico: procedo per tentativi

-E ma magari ti potresti aiutare con la teoria

-No, Meripo’, ritengo che per queste categorie di studio, oggetti ad alta tecnologia e manutenzione (categoria nella quale -per questo teorema- rientrano sia i televisori che le donne, ndr), sia preferibile l’approccio sperimentale alla conoscenza. Direi l’approccio Galileiano. Nessun Manuale sarebbe in grado di contemplare e prevedere le reazioni alle infinite variabili del sistema. Dunque ritengo si possa procedere solo per T&S

-Eh??

-Tentativi & Sbagli. Spesso i secondi ci sono fatali nel raggiungimento dello scopo. Ma ritengo sia l’unica strada per raggiungere una conoscenza della realtà quanto più possibile oggettiva, affidabile,  verificabile e condivisibile.

-E fin qui l’Approccio Galileiano alla Donna ti ha dato conferme di successi?

-Oh si. Funziona nel tempo, diciamo. Cioè finché non arriva qualcuno che le piaccia di più.

Poi chiosava: “per altro, Meripo’, Galileo s’è visto che fine ha fatto. E con le donne siamo sostanzialmente a una riedizione dell’einsteiniano “Nessuna quantità di esperimenti potrà dimostrare che ho ragione; un unico esperimento potrà dimostrare che ho sbagliato”.

Quelle della prima volta

sabato, maggio 24th, 2014

Mia nonna aveva 41 anni, quando successe la prima volta. E non lo dimenticò mai, il giorno in cui potè votare. Continuò tutta la vita a prepararcisi come a Natale e a vestircisi bene come a un matrimonio.  Quarantuno dei suoi anni perché si riconoscesse che sì, le donne erano in grado di esprimere la propria opinione politica. Era il 1946. E’ a lei che penso, quando qualcuno mi dice che No, mobbasta. A lei e al suo “vestito buono”. A lei e all’emozione di quella prima volta e di tutte quelle che seguirono.

Lo so. Lo so che “stavolta” è stata “proprio brutta, violenta, volgare”. Ma conquistarci quel diritto è stata dura. Specie per le donne. Una di loro poca fa mi ha scritto

-Meripo’ in bocca al lupo a tutti noi. Per domani e per ogni giorno

Allo stesso modo mi ha più o meno scritto anche un esponente del sesso a noi avverso (marescià si scherza, essù) condensandolo in una canzone. Bella.

E nonostante sia stata propriobbrutta io in questa campagna elettorale ho visto pure l’impegno bello e pulito di tante donne, anche molto giovani.

Votate per chi volete. Ma andate. Se non volete farlo per voi fatelo per nonna Quintina e tutte le nonnequintine. Non permettiamo a nessuno di portarci via una cosa che quelle prima di noi hanno pagato caro.

Aò… andateci pure se siete masculi eh.

Tre donne intorno al cor

giovedì, aprile 24th, 2014

C’è Maria, che faceva la parrucchiera in un bel salone very cool e sempre very pieno. E tagliava, creva, spuntava, tingeva, arricciava, lisciava e shatushava. Poi un giorno la lavata di testa gliel’ha fatta un clic da qualche parte nella sua, di capoccetta. E si è vista scorrere velocemente il tempo, invecchiare e ritrovarsi a non aver avuto mai lo spazio per sé. Così ha mollato il certo per l’incerto. E ora è la montagna che va da Maometto: è lei che, da free lance, va dalle sue clienti a casa.

-Guadagno meno soldi, Meripo’ ma ho guadagnato una cosa incalcolabile: del tempo per me
mi ha detto quando l’ho rincontrata, più bella che mai, con la sua borsa piena di spazzole.

C’è Dona, che lavorava tranquilla e sicura in un bell’ufficio pieno di rassicuranti e grigi faldoni. Ma nella testa aveva un’altra cosa: ricamare, tagliare, cucire, creare. Si è guardata intorno e ha deciso che a quella vita a tinta unita voleva dare una sterzata di colore. Un giorno si è alzata dalla sua grigia sediola,  è andata dal suo principedigalles capoufficio e ha chiesto il part time. Poche settimane fa l’ha ottenuto. E io, che non la conosco di persona ma la sbircio sul socialcoso, ho visto la sua bacheca iniziare a riempirsi di foto  a cotone, lino, taffetà a righe, a pois, a fiori, a strisce, a punto croce e punto catenella. E ogni volta che ne appare una sto là come fossi fuori da una sala parto ad aspettare il nipotino nuovo. E quando mi manca la vena di fare delle cose vado a sbirciare le sue tovagliette, orecchini e cuciti. E sbircio pure il suo coraggio.

C’è Aurora, che  se ne stava in una redazione di quotidiano a, tutto sommato, veder passar carte più che notizie. Ma lei, fin lì, aveva fatto di tutto per arrivarci non certo per quello. Dice ma guarda che ormai funziona tutto così. No. Un giorno mi ha mandato un messaggio in cui annunciava che, sostanzialmente, gnaafacevapiù. E’ stato così che si è aperta una redazione in casa passando da dipendente a libera, si, ma anche da “certo” a Incertissimo me. Ha iniziato a postare qualche foto di quell’angolo di Rischio che, tra il tinello e il balconcino, già ha ricevuto i primi nuovi ingaggi, bella la mia Woodward&Bernstein.

Tre donne. Intorno al cor, avrebbe detto il Poeta. Tre donne che, proprio in una delle crisi economiche più buie e lunghe, hanno deciso di investire su se stesse e di lasciare l’argine tranquillo delle poche sicurezze per mettersi nel fiume del rischio. Tre donne che hanno deciso di ricominciare. Di ricominciare da sè. Che anche questo è il tempo che ruota attorno alla Pasqua: il tempo della ripartenza e del cambiamento. In sostanza, guardandole, mi è venuto in mente un aforisma di tal Georg Lichtenberg, che non so chicaspitasia:

“Non so dire se la situazione sarà migliore quando cambierà; posso dire però che deve cambiare se si vuole che diventi migliore.

Auguri di buon cambiamento a tutti. Che la festa, da questo punto di vista, inizia quando per tutti gli immobili sta finendo, cioè ora, ogni giorno.

Foto Chicche di Do

Confessioni di un X chefinehaiFactor

venerdì, marzo 21st, 2014

Lo avevamo già detto ma, alla luce dei recenti riperdimenti, repetita juvant.
Quelli che spariscono. Senza un cenno e senza un perché. Come Majorana, appunto. Ecco come e perché lo fanno

Vostra Meri

di Gregorio Pecerin

Qualche ingenuo può immaginare che conquistare le donne sia difficile. Sciocco: basta un aspetto fisico non deforme, una minima disponibilità di tempo e di denaro (ripeto: minima, soprattutto per quanto riguarda il denaro), una notevole faccia tosta ed è come rubare nelle chiese.

Altri possono pensare che con le donne sia difficile starci, e questo è un poco più vero. Altri ancora possono immaginare che la parte complicata sia avere con loro una divertente attività sessuale, e ciò è ancora più vicino alla realtà, soprattutto dopo alcuni mesi di frequentazione. Ma pochi comprendono quale sia la fase più difficile nel rapporto con una donna: il lasciarla.

Mandare al diavolo una donna innamorata è infatti un’impresa quasi impossibile. Qualunque cosa tu dica, lei ti rimarrà tra i piedi. Se vai con un’altra, è solo per farla ingelosire; se non ci vai, è perché sei ancora innamorato di lei. Se non la chiami, non le passa per la testa che lo fai semplicemente perché non hai alcuna voglia di sentirla: immancabilmente supporrà qualche intricato quanto inesistente meccanismo mentale per cui tu, pur essendo innamorato di lei, non la vuoi chiamare. Penserà che hai paura dei tuoi sentimenti, che sei troppo attratto da lei, che non sei abbastanza coraggioso per avere un rapporto costruttivo, che sei infantile e non sicuro di te stesso. Ma mai le passerà in un distretto recondito del cervello il pensiero che – semplicemente – non hai più voglia di giacere con lei o perché ti è giunta a noja la sua compagnia, o perché hai per le mani una compagnia migliore (o comunque nuova, quindi migliore, in varietate voluptas come diceva Quintiliano). No. Te la ritroverai sotto casa, al ristorante, ad una cena tra amici. Ti scriverà lettere appassionate (tienile, se sa scrivere bene potrai riciclarle), ti invierà libri illeggibili con dediche da non leggere, dischi sdolcinati, ti lascerà nella segreteria telefonica ultimatum definitivi che, purtroppo, di definitivo non avranno nulla.

Allora, viene la domanda: come togliersi dai piedi (senza infrangere il codice penale, ovviamente, qui non si contempla la Soluzione Parolisi) la rompiscatole di turno? Per molti anni ho navigato nell’incertezza. Dire ad una donna carina ed innamorata “mi piaci ma non posso stare con te” è qualcosa che le destabilizza e le porta ad insistere, dirle non mi piaci piùpeggio che peggio, si entra nella filosofia; dirle “non sono adatto a te” le porta al desiderio di cambiarti; affermare la banale scusa “sono troppo coinvolto e devo allontanarmi” è addirittura autolesionista.

Ma quali sono allora le tecniche più efficaci per piantare una donna? La risposta non è per nulla facile, anche per chi – come chi vi scrive – ha una certa esperienze delle cose del mondo.

La soluzione Andromeda sfutta una malattia venerea. Comunicare ad una fanciulla che si è contratta una perniciosissima infezione è in generale qualcosa che la allontana. Ma ha due controindicazioni. In primo luogo, se si sa in giro vi brucerete avventure future; in secondo luogo in alcune donne – tra le più fastidiose – alberga lo spirito di Florence Nightingale, ed il morbo le incollerà ancora di più a voi quali affettuose infermiere. E questo è un guajo.

La prima grande scoperta che feci avvenne per caso, e mi portò a produrre la Soluzione Ghost. Durante una conversazione nella quale stavo propinando una quantità ciclopica di sciocchezze mi incartai sulle mie stesse parole. Alla mia fidanzata del tempo, non sapendo come rispondere riguardo ad una bionda con la quale ero stato visto in giro qualche mese prima, mi risolsi a dire che era vero che mi ero preso una sbandata per l’avvenente fanciulla, ma che purtroppo la bella sfortunata era morta in un incidente stradale. Ovviamente stava benissimo, e l’unica vittima sarei stato io se una delle due avesse saputo della mia affermazione, ma la cosa per fortuna non accadde. Da quel momento in poi capii che era sufficiente affermare di essere ancora innamorato di una morta per mettere in fuga anche la più insidiosa delle seccatrici. Se poi insistevano, raccontavo che quando facevo l’amore con loro mi appariva la defunta, e questo aveva – lo ammetto – una certa efficacia come repellente anche delle più ostinate. Con il tempo delineai con precisione la personalità e l’aspetto della poverina prematuramente mancata, disegnandola su di una mia ex dotata di un certo spirito, che ero convinto le avrebbe permesso di prendere con filosofia la cosa. Su questo, ahimè,  mi sbagliai: una volta accolse le confidenze di una fanciulla che si lamentava di questa tragedia occorsami, e lei comprese da alcuni dettagli che la morta era lei. Me la cavai con due ruote bucate e l’antenna annodata, e decisi di cambiare strategia.

A quel punto ebbi una delle mie intuizioni, e misi a punto il capolavoro, ovvero la soluzione Ettore Majorana Majorana era una giovanissima promessa della fisica. Un giorno si recò a Palermo, e semplicemente scomparve. Nessuno lo trovò più.

Ecco, con le donne la cosa migliore da fare è scomparire. Di colpo, senza nessun preavviso, senza nessun discorso, senza nessun segno di crisi, bisogna andarsene. E’ indispensabile un numero di telefonino di una scheda ricaricabile, che si possa gettare via senza problemi, una segretaria molto sollecita che risponda in modo vago e negativo a qualunque richiesta. Può ajutare trasferirsi in un albergo o fare una vacanza di qualche giorno, mettere un sacco di posta finta nella cassetta davanti a casa vostra. Massimo quindici giorni, di assenza e di mancanza di qualunque contatto, ed anche la più adesiva si rassegna e vi mette nel dimenticatoio, consolandosi con qualcuno più presente.

Orbene, voi potete immaginare quanto sia efficace questa tecnica per lasciare una donna, ma non potete di certo immaginare cosa succede se, in una sera solitaria, non avendo di meglio per le mani, vi viene voglia di rivedere la fanciulla abbandonata e provate a richiamarla. Voi non ci crederete, ma con un poco di faccia tosta potete pure ribadire in rete. Basta avvolgere nel fumo la vostra mancanza, accennando a fatti tragici e drammatici che non potete raccontare, e concludere con questa frase: me ne sono andato perché allora non avevo nulla da darti, se non la mia solitudine (si può sostituire naturalmente “solitudine” con “frustrazione”, “malinconia”, “sconforto”, “nevrosi”, “paura”, a seconda della interlocutrice, in generale è meglio non fare riferimenti al timore della retrocessione della propria squadra del cuore, ma non è detto)

Voi direte: è una stupidaggine, ed avete ragione. Voi direte non significa nulla, ed avete ancora ragione. Voi direte non ci casca nessuna, e qui vi sbagliate. Perché, vi garantisco, non tutte, non la maggioranza, ma una minoranza non trascurabile (ovviamente nessuna di loro legge questo blog) si mette quasi a piangere e – incredibilmente – si concede di nuovo. Confermando la mia ben nota teoria secondo la quale le donne non credono l’improbabile, ma credono senza esitazioni all’incredibile. E per questo non dobbiamo mai mancare di dire loro “ti amo”.