Posts Tagged ‘divorzio breve’

Però

giovedì, aprile 23rd, 2015

Però dire che il divorzio breve sfascia le famiglie in sei mesi è come sostenere che sono i tempi infiniti di una causa a tenerla insieme.
Non mi pare sia un gran valore neanche questo, diciamo.

Mangia, cuoci, ama

lunedì, marzo 30th, 2015

Dopo alcuni anni ho ritrovato davanti a un bicchiere di rosso d’annata il mio collega e amico, che chiameremo Gigino. Entrambi essendo stati accomunati da un biennio lavorativo da panico brillantemente superato tipo Cast Away, abbiamo ritenuto di suggellare il reciproco ritrovamento e lui, gourmet e gran maestro di vini, dopo avermi in quegli anni fatto sperimentare cuochi di fascia AAA+++, si è stavolta offerto di cucinare personalmente. L’ho ritrovato quindi a cena a casa sua con la sua nuova compagna, Gigina, che a sua volta ha due gigetti, Gigetto di 16 anni e Gigetta di 10, io accompagnata dal professor Pi sceso appositamente dal Granducato.

Tanto per suggellare il ritrovamento si è iniziato con
-gambi di sedano col gorgonzola e crostoni di pane caldo
innaffiati da un inusuale connubio di prosecchino e Coca Cola (non mischiati eh, ciascuno a seconda dell’età alzava il proprio calice riempito)
seguiti da
-torta rustica di spinaci, toma piemontese e coppa di spalla
ma a quel punto eravamo già -mi pare- a un Barolo (il mio tasso alcolico già era in overbooking)
incalzata da una
-minestra di verdure e cozze
strabiliante
mentre, dopo una prolungata pausa conviviale di assestamento stomaci, si riprendeva la degustazione con
-spezzatino di tonno e patate
-alette di pollo alla nonsocché ma buonissime tipo tex mex (particolarmente apprezzate da quelli non Flinstones della tavolata)
e si chiudeva, con l’amichevole partecipazione di un vino passito invecchiato più dei due Gigetti messi insieme

Ora, appurato che Gigino è veramente quello chef che AntoninoCannavacciuolostaisereno, c’è che a un certo punto -mentre conversavo amabilmente con i gigetti che magari avercene figlioli piacevoli ed educati così- Gigino mi si è avvicinato e ha bisbigliato
-Meripò… è la prima volta che i gigetti sono a cena da me, speriamo bene

Ed ecco che, pensavo, davvero l’amore è come la cucina: un incontro sapiente di ingredienti da saper assemblare, dosare, far stare insieme in modo che ciascun componente aiuti ad esaltare l’altro senza che nessuno prevalga. Avere ottimi ingredienti aiuta ma non basta. Poi ci vuole tempo, costanza, passione, pazienza. Ci vuole, in sostanza, amore.

Pensavo anche a tutte e tutti quelli della seconda chance: quelli che ricominciano. Che quando finisce un rapporto coerentemente ne traggono le conseguenze e coraggiosamente si rimettono in gioco. Che a una certa tutti ci arriviamo con una due, tre vite dietro e magari con i nostri gigetti e gigette. E’ un lavoro complesso, delicato, quello di riassemblarsi. Come in cucina appunto.

E infine pensavo a quei parlamentari che hanno in mano le sorti legislative legate ai temi della separazione e del divorzio -molti dei quali seguono questo blog: a loro dico che ricominciare è sempre un lavoro faticoso per il quale, oltre tutte le doti che servono in cucina, serve pure un compagno-a all’altezza. Credetemi, non è una miscela così diffusa. Aiutate le persone a ricominciare.

Aiutate quelli che, coerentemente, sanno scrivere la parola FINE quando questa è inevitabile. E con costanza, e spesso con i gigetti, scommettono sulla fatica di ri-amare. Anziché lasciare le macerie regolarmente in piedi per godersi il ricominciamento di nascosto.

Il Frecciarotta

giovedì, marzo 12th, 2015

Spiace constatare che il soprassalto di consapevolezza per gli effetti nefasti della velocità sulla nostra vita ricicci sempre in occasione della discussione in Parlamento delle norme sul cosiddetto “divorzio breve” (cioè consentire a coppie sposate e senza figli, che siano d’accordo sul da farsi senza scannarsi, di poter sciogliere il vincolo matrimoniale dopo un anno dalla separazione). Filosofia della lentezza che ha, sia chiaro, ottime ragioni dalla sua, in generale.

Dunque capisco tutto. Ma insisto: sostenere che il divorzio breve accorcia i matrimoni è come sostenere che il Frecciarossa ha ristretto l’Italia.

Il Frecciarossa che ha ristretto l’Italia

giovedì, maggio 15th, 2014

Curiosamente oggi in tanti, Massimo Gramellini compreso, resuscitano l’elogio della lentezza a proposito del primo Sì della Camera al divorzio breve. Giunge da ogni dove questo soprassalto di consapevolezza per gli effetti nefasti della velocità sulla nostra vita. Filosofia che ha, sia chiaro, ottime ragioni dalla sua.

Ora io capisco tutto. Ma sostenere che è il divorzio breve ad accorciare i matrimoni è come sostenere che il Frecciarossa ha ristretto l’Italia.

E’ il matrimonio la prima causa del divorzio

lunedì, maggio 12th, 2014

Il matrimonio di mia nonna Quintina è durato tutta la vita e il marito glielo aveva scelto sua madre. Una volta le chiesi se lo aveva amato e se era stata felice. E lei, piuttosto sorpresa, mi rispose

-Non mi sono mai fatta queste domande

La ricerca della felicità, e quella della libertà di scelta, non era mai stata nemmeno all’ordine del giorno delle priorità. Questo, come ebbe a spiegarmi successivamente, potrebbe sembrare un limite ma alla fine il non essere pienamente artefici del proprio destino solleva anche un po’ dall’ansia di non riuscire a realizzarlo a pieno.

A lei ho pensato il giorno del mio divorzio. Non credo, come scrive qualcuno oggi, che il disfacimento della famiglia sia colpa del divorzio, che oggi quarant’anni fa un referendum confermava come legge dello Stato puntoebbasta. Sono disfatte anche molte famiglie regolarmente sposate che stanno insieme, abitano sotto lo stesso tetto, difendono interessi comuni prevalentemente economici e sociali ma spesso non condividono più niente altro. Il punto forse è capire cosa sia una famiglia, su cosa si regge e su cosa è destinata a disfarsi. Ed è pure capire cosa sia l’amore e se sia proprio una scelta saggia quella di sposarsi “per amore”. Risposte che, come testimonia il mio stato civile, io non ho trovato. Ancora. Dunque, di sicuro, come diceva Marx quell’altro, la causa prima del divorzio è il matrimonio.

Però per quel micromondo che mi si è aperto tre anni fa con questo blogghe mi sono fatta la seguente idea: qualsiasi cosa si fondi sulla mutevolezza dei sentimenti è destinata a trasformarsi in qualcos’altro e dunque a finire, per come l’avevamo immaginata in quel momento.

Io, dico sul serio, non so se sia saggio sposarsi per amore o non piuttosto farlo come lo si faceva una volta, unendo non due persone ma due patrimoni, due interessi economici, due cose insomma più tangibili dell’amore o farlo per trovare, nei figli, anche la forza lavoro.

So però che, rispetto al tempo della nonna, nel frattempo ci è stata data la possibilità di scegliere e, quindi, anche di sbagliare. E davvero sarebbe incomprensibile capire come mai, in una società che condona e perdona anche l’imperdonabile, l’unico “errore” non emendabile dovrebbe essere quello legato allo stato civile.

Anche perché se è vero che ogni giorno in un corpo umano muoiono 432 miliardi di cellule che vengono sostituite da quelle nuove, pur continuando a vederci lì per lì sempre gli stessi allo specchio, alla fine quello che hai sposato quando avevi 30 anni, arrivati ai 40, già so’ diventati altri due diversi eh.

Dunque, a 40 anni da quel referendum, come ho già fatto qui, anche oggi voglio dire Grazie. Grazie a tutti quelli che mi hanno permesso di non restare prigionieri di un errore o di un rinnovamento cellulare.

I tempi lunghissimi del divorzio breve

mercoledì, aprile 2nd, 2014

Qui con questo:

Dunque dopo aver messo il piede sulla luna, le sinapsi sul genoma e l’occhio nell’elettrone ancora non si trova il modo di far mettere un dito sul pulsante in parlamento per far approvare la legge sul divorzio breve. Inizia infatti l’ennesima delle settimane decisive per la ripresentazione di una nuova proposta proponibile in commissione parlamentare.

Chiariamo subito che la Scrivente, dopo aver inanellato una serie di fallimentari battaglie a colpi di appelli, esseoesse, implorazioni e suppliche, scomodando prelati, pelati, capelluti e capellute ancorché canute teste e mail di parlamentari, ha infine ottenuto il suo divorzio lungo. Lo specifico acciocché sia chiaro che nulla ho più da ottenere.

Epperò non mi rassegno al fatto che, a quarant’anni dall’approvazione della legge sul divorzio, occorra fare una retromarcia fino agli anni Settanta – che, lo ricordo, furono quelli dei pantaloni a zampa di elefante e i gonnelloni a fiorelloni – per rintracciare l’ultimo barlume di Illuminismo e Illuminazione sul tema.

Soprattutto non mi rassegno al fatto che, anche dopo l’avvento di Papa Francesco, ancora ci sia chi rispolveri i valori non negoziabili per contrattare la negoziazione di un anno in più o in meno di attesa nei Tribunali d’Italia.

@Laverameripop


La Wedding review

giovedì, luglio 12th, 2012
Avendo certificato il Cern la collisione delle particelle e l’Istat quella dei coniugi si appura che nel primo caso l’impatto genera il frammento di Dio, nel secondo il divorzio. E dunque se un diamante è per sempre il matrimonio dura al ma…ssimo 15 anni. Avendo preso atto financo l’Istat della situazione ora non si capisce perché fatichi così tanto a farlo anche il Parlamento. Su quei 15 anni di matrimonio vanno infatti aggiunti i 3 di separazione obbligatori necessari prima di poter chiedere il divorzio: si tratta del 20% in più, tipo l’Iva. Siamo dunque all’Iva di Stato sul fine matrimonio. (prosegue qui)

Cara Cei, cosa ci fa soffrire di più?

martedì, maggio 22nd, 2012

Mi chiedo e chiedo: fa soffrire di più la società il divorzio breve (Monsignor Bagnasco ieri: “Esser distratti rispetto al bene insuperabile della famiglia  fa soffrire anche la societá”) o questo: “Nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale nè di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autoritá giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di pedofilia? (segue qui)

Donne che si scontrano coi Lupi

venerdì, febbraio 24th, 2012

Siamo qui.

Perché sostiene l’onorevole Maurizio Lupi  che “no, il divorzio breve non è una norma di civiltà” e che, nientemeno, “il Parlamento vuol trasformare il matrimonio in carta straccia” ma “la politica non può piegarsi a logiche relativiste”. Però, mi scusi, se i valori non negoziabili sono ridotti alla battaglia sulla negoziazione di un anno in più o in meno, non le pare che la logica relativista abbia viaggiato più veloce dei neutrini non tanto nel tunnel del Gran Sasso quanto soprattutto dalle parti di chi dice di non volercisi piegare?

Io, moglie di un’altra famiglia

venerdì, febbraio 17th, 2012

Oggi siamo qui. Con questa. Che inizia così:

Cara onorevole Binetti,

dopo un iter travagliato che manco la scrittura della Carta costituzionale richiese, pare che la proposta sul cosiddetto divorzio breve sia di nuovo sui banchi della commissione giustizia della camera: non più tre anni dalla separazione per ottenere il divorzio ma uno quando non si hanno figli e due se ci sono figli minori. Lei si è opposta: due anni per i senza prole, tre per gli altri.
Respinta con perdite. Ma mi ha colpita la sua motivazione: «Bisogna dare un segnale di tutela dei minori e un segnale alla società per dimostrare che la famiglia è una cosa seria». E ci mancherebbe altro. Però vediamo se davvero la famiglia è una cosa seria. Dunque, perdoni il caso personale: io cattolica, sposata in Chiesa, catechista, timorata di Dio (ma pure di lei, eh) dopo sedici anni certifico il fallimento del progetto che credevo eterno. Lo certifichiamo reciprocamente, con onestà e civiltà. Ci separiamo legalmente: ma, vede, nonostante un’udienza in tribunale e una sentenza io resterò ancora moglie di mio marito per altri tre anni fino al divorzio. Moglie di quello stesso uomo che, a fine udienza, mi ha informata di avere già un’altra compagna e un figlio.
E dunque io oggi sono la moglie di un’altra famiglia. (segue)