Posts Tagged ‘disoccupazione’

Amare è un lavoro duro

domenica, maggio 1st, 2016

Dovete perdonarmi ma per me il Primo Maggio sono sempre e ancora loro.

Giacomo e Maria, sposati da quindici anni. Avete presente, si? Quando va di lusso ci si sente come due fratelli. Altrimenti insopportabili. In ultima istanza estranei. Eccola dunque la linea Maginot: è a quel punto che Giacomo inizia a farsi reticente, cambia le password al computer, si porta il cellulare al bagno, sparisce per non meglio identificati sopraggiunti impegni. Avete presente, si?

E’ lì che Maria dice “Meripo’ ma secondo te?”. E beh avete presente si? N’altra linea Maginot fra la bugia pietosa e l’attesa che Maria lo capisca da sola che l’amore dura tre anni e al quindicesimo continuare a infierire è disumano.
Però per quel po’ di prudenza che la carta d’identità, lo stato civile e questo blogghe mi hanno aiutato a sviluppare mi taccio. E dico, anzi scrivo, che Maria io non l’ho mai incontrata di persona ma solo di tastiera, le scrivo che “parla, chiedi. Ma solo quando sarai pronta a ricevere risposte sennò statte zitta e aspetta”.
E niente, Meripo’, quando squilla il cellulare si allontana, quando usa il computer si incacchia se gli passo alle spalle. Avete presente si? Assente, teso, basta cinema, basta pizze il sabato, basta vacanze insieme. Ci sono due bambini e in vacanza ci si va, poco, lei e loro.
Insomma questa storia va avanti più di un anno. E lei zitta. E io pure. E lui anche.

Finché il mese scorso Giacomo l’ha fatto: l’ha invitata a cena fuori e le ha detto quelle due paroline con le quali di norma si apre ogni separazione che si rispetti:
-Dobbiamo parlare
Beh lo hanno fatto. Lei la prima cosa che gli ha chiesto è stata:
-Saltiamo le premesse, lei come si chiama?
Ed è stato allora che lui glie l’ha detto: lei si chiama disoccupazione. Giacomo un anno fa è stato licenziato. Ha continuato ogni giorno a uscire alle otto e rientrare alle sette, ha continuato a pagare bollette, dentista e vacanze dei bambini. Ha chiesto prestiti e ha dato fondo ai risparmi. Per un anno ha risposto al cellulare in bagno alle agenzie di lavoro interinale. Per un anno ha continuato a lavorare così: senza lavoro.
Ora una piccola offerta è arrivata: lo pagheranno di meno e lavorerà di più. Quindi a cena ha detto a Maria che quest’anno in vacanza ci si torna tutti insieme. Ma al campeggio.

Work

Amare è un lavoro duro

mercoledì, maggio 1st, 2013

Giacomo e Maria sono sposati da quindici anni. Avete presente, si? Quando va di lusso ci si sente come due fratelli. Altrimenti insopportabili. In ultima istanza estranei. Eccola dunque la linea Maginot: è a quel punto che Giacomo inizia a farsi reticente, cambia le password al computer, si porta il cellulare al bagno, sparisce per non meglio identificati sopraggiunti impegni. Avete presente, si? E’ lì che Maria dice “Meripo’ ma secondo te?”. E beh avete presente si? N’altra linea Maginot fra la bugia pietosa e l’attesa che Maria lo capisca da sola che l’amore dura tre anni e al quindicesimo continuare a infierire è disumano.

Però per quel po’ di prudenza che la carta d’identità, lo stato civile e questo blogghe mi hanno aiutato a sviluppare mi taccio. E dico, anzi scrivo, che Maria io non l’ho mai incontrata di persona ma solo di tastiera, le scrivo che “parla, chiedi. Ma solo quando sarai pronta a ricevere risposte sennò statte zitta e aspetta”.

E niente, Meripo’, quando squilla il cellulare si allontana, quando usa il computer si incacchia se gli passo alle spalle. Avete presente si? Assente, teso, basta cinema, basta pizze il sabato, basta vacanze insieme. Ci sono due bambini e in vacanza ci si va, poco, lei e loro.

Insomma questa storia va avanti più di un anno. E lei zitta. E io pure. E lui anche. Finché il mese scorso Giacomo l’ha fatto: l’ha invitata a cena fuori e le ha detto quelle due paroline con le quali di norma si apre ogni separazione che si rispetti:
-Dobbiamo parlare

Beh lo hanno fatto. Lei la prima cosa che gli ha chiesto è stata:

-Saltiamo le premesse, lei come si chiama?

Ed è stato allora che lui glie l’ha detto: lei si chiama disoccupazione. Giacomo un anno fa è stato licenziato. Ha continuato ogni giorno a uscire alle otto e rientrare alle sette, ha continuato a pagare bollette, dentista e vacanze dei bambini. Ha chiesto prestiti e ha dato fondo ai risparmi. Per un anno ha risposto al cellulare in bagno alle agenzie di lavoro interinale. Per un anno ha continuato a lavorare così: senza lavoro.

Ora una piccola offerta è arrivata: lo pagheranno di meno e lavorerà di più. Quindi a cena ha detto a Maria che quest’anno in vacanza ci si torna tutti insieme. Ma al campeggio.

Forza e scoraggio

lunedì, aprile 8th, 2013

La giornata essendo iniziata con un funerale valutavo attorno alle 11 che essa potesse solo migliorare. Essendo alle 12 uscito un sole che lévati, essendomi poi arrivati ingiustificatamente da svariate parti sms e belle sorprese da inaspettati amici, valutavo che effettivamente si poteva virare all’ottimismo più tenace. La sequela di notizie della giornata, però, già alle 15 ricacciava il sole -che perdurava in cielo- dietro inquietanti nuvole. La più nera delle quali credo sia questa:

++ LAVORO: SEMPRE PIU’ SCORAGGIATI, OLTRE 1 MLN OVER-34 ++
ISTAT, +10% IN 2012; IN TUTTO SONO 1,6 MILIONI DI PERSONE

Lascio il lancio di agenzia con con tutto il carico di ansia che le crocette e le maiuscole dell’originale trasmettono. E solo per inciso ricordo che già l’anno scorso il numero era “record”.

Parliamo non di chi il lavoro non ce l’ha ma di chi ha proprio smesso di cercarlo perché si è convinto che non lo troverà mai. E’ “mai”, temo, la parola chiave.

Mai è la Cassazione, è l’assenza di domani, che domani è uguale a oggi possibilmente peggio, mai è l’assenza di ciò che secondo me ci tiene in vita: il “puoi”. Mai è il killer di puoi. E della possibilità di vedere le cose in un  modo diverso.

Mai è la battuta di arresto non solo di chi si arrende: mai è la resa di un Paese in cui cresce solo chi rinuncia a far progredire se stesso. Condannando tutti a non progredire. Mai.

Insomma se c’era un modo per peggiorare una giornata iniziata come vi ho detto, quel modo era certificare con i numeri il “non puoi più”. E, incredibile, è successo.

Un muratore di 33 anni

venerdì, marzo 15th, 2013

E’ mentre ci si fa le foto del primo giorno, si poggiano e si immortalano apriscatole sugli scranni delle Camere, si gioca a guardie e ladri Arrendetevisietecircondati, che le agenzie battono silenziosamente la resa di “un muratore di 33 anni”:

Un muratore di 33 anni che lavorava saltuariamente si è ucciso impiccandosi nella sua abitazione a Castelvetrano (Tp). La vittima era sposata e padre di un bambino. A trovare il corpo senza vita è stata la moglie. Secondo una prima ricostruzione della polizia l’uomo si sarebbe suicidato dopo essere entrato in depressione a causa di problemi economici e alla difficoltá a trovare lavoro nell’ultimo periodo.

Non ha un nome, non ha una foto, non ha un saluto, non ha la dignità. E’ una morte che non urla abbastanza per sovrastare le grida da resa dei conti da Roma. Una morte lunga 33 anni e 1.049 chilometri. Troppo. Troppo lontana da qui.

I cinquemila scalini

lunedì, giugno 11th, 2012

E’ stato durante il Pop tour in Carinzia. Quando Vale e Gigio mi hanno portata a vedere la Grotta gigante sul Carso: la cosa più immensa che abbia mai visto sottoterra. Cioè 500 scalini a scendere, altrettanti a risalire (400mila metricubi di volume, una cosa che potrebbe contenere la cupola di San Pietro). Per scendere ci attendeva una guida. Donna, giovane, sulla trentacinquina, buona stazza, gote rosse alla Heidi, maniere spicce, gambe in spalla e pedalare. Appunto: pedalare. Mille scalini a botta, tasso di umidità da acquario.

Le chiedo:
-Ma quanti gruppi accompagna, in un giorno? Cioè quante volte se li fa sti mille scalini?
-In media cinque ma a volte sei, sette al giorno

Cinquemila scalini. Quando va bene. Sennò pure sette ottomila. Tipo l’Everest. Nel senso di Ottomila. Cinquemila volte le ginocchia su e giù, l’umidità nelle ossa, il fiato che manca, i viaggiatori da soccorrere. Che ti avvertono, prima di scendere:
-Guardate che poi dovete pure risalì, regolateve se ce la fate
(vabbè lo dice in triestino carsese, io traduco). Insomma c’è chi si avventura e poi non je la fa, c’è chi si sente male, chi ha l’asma, chi s’incricca e lei-loro lì a portarli a braccia o addirittura a imbracarli con le corde.

Intanto scendevamo scendevamo e le meraviglie di stalattiti e stalagmiti ci avvolgevano ma pure il freddo e l’umido. E allora le ho guardato l’anulare sinistro: aveva una fede e presumibilmente un marito, forse dei figli. Dunque dopo i cinquemila o gli ottomila torna a casa e cucina, che ne so, i canederli o guarda i compiti dei pupi.

Non riuscivo a pensare ad altro che a sti cinque-ottomila e intanto scendevamo e scendevamo. E allora ho insistito:
-Senta eeeeee da quanto lo fa questo lavoro?
-Dieci anni

Ora io mi so’ scordata di chiedere al professor Pi maquantofà 5.000×6 (giornate lavorative)x10 anni? Però tanto. Fa tantissimo.

E’ da quel giorno che ogni tanto ci penso, ad Heidi. E al lavoro. Penso a cosa ci sia, certe volte, dietro la parola “lavoro”. E perchè l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul: perché senza gli invisibili come Heidi che a botte di cinquemila scalini ci riportano continuamente a galla sprofonderemmo. Tutti. Ed ecco perché, ancor di più di quando cresce la percentuale del lavoro che non c’è, mi sento tremare la terra sotto i piedi quando sale quella dei giovani che hanno smesso pure di cercarlo.

Disoccupata? All you need is love

sabato, giugno 12th, 2010

dalla nostra inviata nella riforma del welfare olandese “noi vi aiutiamo a trovarvene uno ricco e voi ve lo sposate”
Madame Minou

Disoccupata? Depressa? “All you need is love” hanno detto, dopo i Beatles, anche gli amministratori del Comune olandese di Dutch alle donne senza lavoro alle quali offrono, secondo quanto riportato dal Times, per un valore pari a 1400 euro un nuovo look e l’iscrizione ad un’agenzia matrimoniale.

Ma quali corsi di formazione professionale, si sono detti i Pigmalioni dei tulipani. Alle donne disoccupate offriamo invece un bel pacchetto-benessere, trucco, parrucco, corsi di portamento, un personal coach per acquisire tecniche di socializzazione (rimorchio) e scheda precompilata per l’esclusiva agenzia di incontri “ Mens&Relatie” e, siccome non vogliamo farci mancare nulla, pure un bel book fotografico.

La strepitosa offerta è promossa per togliere loro l’assegno di disoccupazione: se proprio non riescono a trovare un lavoro troviamogli noi un buon partito che le mantenga.

Non è che però ci si può presentare all’appuntamento col destino, col compagno della vita e col Modello Unico coi capelli a carciofo e dunque ecco anche il buono-taglio e il buono-tinta

La genialata l’hanno pensata tre Comuni della Frisia, provincia del nord dell’Olanda, si proprio quelli del cavallo. Che stavolta però sono passati dalla difensiva all’offensiva: sono sicuri che trovare l’amore permetterebbe alle donne di uscire dalla condizione di disoccupato-dipendente dallo Stato, “aumentando la fiducia in sè stesse, le proprie ambizioni e motivazioni”.

Secondo il direttore dell’agenzia “Mens & Relatie”, incaricato dai 3 Comuni di trovare dei partner con una dichiarazione dei redditi adatta allo scopo, le statistiche certificano che chi ha una relazione sentimentale sta meglio in salute, è più felice, guadagna di più e vive più a lungo degli scoppiati. E dunque, e veniamo al sodo, utilizza meno i servizi del sistema sanitario e del welfare.

Dalla Frisia una ricetta per la riforma del welfare in Italia: trovare marito alle disoccupate single. Ma arrivano tardi e male: qui, già da un pezzo, avevamo avuto l’imbeccata antiprecarietà di vita e di stato civile direttamente dal PresdelCons: trovate uno ricco e sposatevelo. Però mentre noi eravamo state abbandonate al nostro destino di autorimorchiatrici (questa del buono-agenzia matrimoniale non era venuta in mente manco a lui che però, va detto, non smette mai di lodare le nostre grazie), gli olandesi, consapevoli del fatto che non sono la patria della Loren, hanno aggiunto l’aiutino.